Comunali,a Terni sfida centro destra-M5S
Per scegliere novo sindaco dopo 19 anni governo centro sinistra
PERUGIA23 giugno 201811:57
– PERUGIA, 23 GIU – La sfida tra Leonardo Latini, esponente della Lega alla guida della colazione di centro destra, e Thomas De Luca, Movimento 5 stelle, per diventare il nuovo sindaco di Terni caratterizza in Umbria il ballottaggio per le amministrative. Che interessa anche Spoleto e Umbertide.
Poco più di 132 mila gli elettori chiamati al voto.
A Terni Latini ha sfiorato l’elezione al primo turno ottenendo il 49,22% dei consensi (con la Lega al 29,09) e De Luca il 25,03 (24,4 il M5S). Si è invece fermato al 14,99 Paolo Angeletti candidato del Pd (12,57%) e del centro sinistra che aveva guidato la città per 19 anni.
A Spoleto ballottaggio tra Umberto De Augustinis, candidato del centro destra che al primo turno ha ottenuto il 37,21% dei voti, e Camilla Laureti, centro sinistra, 33,94 al primo turno, sostenuta anche da Maria Elena Bececco (25,53).
Per diventare sindaco di Umbertide sono infine in corsa Paola Avorio, centro sinistra 25,37, e Luca Carizia, centro destra, 21,69.
Manifesti Signorini strappati FalconaraCandidata civiche centrodestra, atto vandalico deplorevole
FALCONARA MARITTIMA (ANCONA)23 giugno 201813:49
– FALCONARA MARITTIMA (ANCONA), 23 GIU – “Non ci sono abbastanza parole per commentare il comportamento antidemocratico di ignoti che nella notte sono andati a staccare tutti i manifesti elettorali della candidata sindaco Stefania Signorini”. A denunciare il fatto, segnalato anche ai carabinieri della locale Tenenza, sono Falconara in movimento, Uniti per Falconara, Direzione domani e Ridisegnare Falconara.
“In tutte le postazioni destinate alla propaganda diretta – fanno sapere – i cartelloni della nostra coalizione sono stati strappati”. “Mi è stato riferito questa mattina – commenta Signorini, sostenuta da civiche di centrodestra che sfiderà al ballottaggio il candidato di centrosinistra Marco Luchetti – Inizialmente pensavo che fosse successo solo in alcune zone della città. Poi sono andata a verificare personalmente e ho trovato tutti i manifesti strappati. Si tratta di un atto vandalico che trovo davvero deplorevole”.
Vaticano: Capella ammette pedopornografia, ero in crisiPrima udienza, verso processo-lampo, sentenza attesa a breve
CITTA’ DEL VATICANO23 giugno 201814:12
L’ex diplomatico vaticano, monsignor Carlo Alberto Capella, accusato di pedopornografia, e attualmente detenuto, ammette tutto: quelle consultazioni “improprie”, quelle chat “volgari”, “triviali”, sono aggettivi che lui stesso usa, ci sono state e “a distanza di tempo ne rilevo la ripugnanza”. A sua discolpa parla della “crisi” attraversata in quel momento a causa del suo trasferimento alla Nunziatura di Washington. Dal primo momento sente che non vuole andare, nonostante sia un diplomatico, nonostante che gli Usa siano una sede ambita. “Ho sbagliato a sottovalutare la crisi che stavo attraversando”. Capella ha risposto così all’interrogatorio nella prima udienza del processo in Vaticano, non negando il reato, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, ma cercando di motivare il contesto. Oggi, oltre all’interrogatorio dell’imputato, sono stati ascoltati due testimoni, mentre per un terzo testimone, lo psicologo Luigi Berta, assente, è stata acquisita la relazione.
Domani la seconda udienza nella quale sono attesi gli interventi del Promotore di Giustizia, quello della difesa. Se vorrà monsignor Capella potrà fare le sue dichiarazioni spontanee a conclusione. Non è esclusa una sentenza in tempi brevissimi.
Le immagini incriminate sono tra le 40 e le 55 e comprendono fotografie, video e ‘shotas’, immagini pornografiche di fumetti giapponesi. In tutte ci sono minori. Gli scambi di queste immagini sono transitate nelle chat private del social Tumblr sul quale il diplomatico aveva aperto un account. “Monsignor Capella cercava immagini di ragazzi tra i 14 e i 17 anni”, ha detto l’ingegnere Gianluca Gauzzi della Gendarmeria vaticana, che ha eseguito gli accertamenti informatici e oggi è stato ascoltato come testimone. Ma tra il materiale sotto accusa c’è anche “un video con un bambino molto piccolo in atti espliciti”.
Immagini che non si trovano – ha spiegato l’ingegnere – facendo semplici ricerche sui motori del web. L’altro testimone è stato il medico psichiatra Tommaso Parisi, che ora lo ha in cura e che parla di una persona “collaborativa”. Ma Capella, è emerso, ha collaborato anche alle indagini, quando ha messo a disposizione i suoi dispositivi (cellulari, pennette Usb e hard disk) e tutte le password. Parla della sua vita sacerdotale cominciata 25 anni fa in una parrocchia a Cantù, Milano, dove faceva il viceparroco e si occupava di ragazzi e giovani nell’oratorio. Ma “questa morbosità – ci tiene a precisare parlando del suo passato – non ha mai caratterizzato la mia vita sacerdotale e le relazioni con i ragazzi”. Poi la proposta dell’allora arcivescovo di Milano, il card. Carlo Maria Martini, di entrare nella diplomazia vaticana. Gli studi all’accademia che forma i Nunzi, un passaggio in India e a Hong Kong, poi diversi anni a Roma in Segreteria di Stato dove si occupa di dossier importanti, dalla normativa antiriciclaggio all’istituzione dell’Aif. Anni felici in cui faceva “squadra” e nei quali stabilisce “relazioni fuori e dentro il Vaticano”. Poi la proposta di andare alla Nunziatura di Washington, una delle sedi diplomatiche più prestigiose. Lì, dice lui, entra in crisi.
“All’inizio del settembre 2016 mi trovo negli Usa senza entusiasmo ma collaborativo”. I primi mesi con poco lavoro e il serpeggiare del “conflitto interiore, del senso di vuoto, dell’inutilità”. A più riprese sia l’accusa, Gian Piero Milano e Roberto Zanotti, che il Presidente del Tribunale Giuseppe Dalla Torre, gli chiedono come sia possibile passare da una crisi a quelle chat, ma lui, in aula con il suo clergyman, si limita a dire: “Saper dare alle crisi interiori nel momento stesso in cui una persona le vive non è facile”. Scandisce le parole, forse preparate da tempo o forse frutto della sua esperienza diplomatica, paradossalmente secondo lui all’origine del suo disagio. E non nega un commento contro l’organizzazione del lavoro in Vaticano: “Rilevo con sobrietà che l’unico vero ruolo in una Nunziatura, dopo quello del capo missione, è ricoperto dal primo consigliere”. E lui non era né l’uno né l’altro.
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