Usa, giudice ordina di riunire famiglie
Entro 30 giorni, 14 se bimbi hanno meno di 5 anni
LOS ANGELES (USA)27 giugno 201806:43
– LOS ANGELES (USA), 27 LUG – Un giudice della California ha ordinato alle autorità di frontiera degli Stati Uniti di riunire le famiglie separate entro 30 giorni. E se i bambini hanno meno di 5 anni, devono essere ricongiunti ai genitori entro 14 giorni dall’ordinanza, rilasciata ieri sera.
Il giudice distrettuale statunitense Dana Sabraw ha emesso a San Diego l’ordine nell’ambito di una causa intentata dall’American Civil Liberties Union, una ong che difende i diritti civili e le libertù individuali. La causa riguarda una bambina di 7 anni che è stata separata dalla madre congolese e un ragazzo di 14 anni che è stato separato dalla madre brasiliana. Sabraw ha anche emesso un’ingiunzione nazionale sulle future separazioni familiari, a meno che il genitore non sia ritenuto inadatto. Più di 2.000 bambini sono stati separati dai loro genitori nelle ultime settimane e collocati in rifugi sotto il controllo del governo.
William ‘messaggero di pace’, vede Rivlin e NetanyahuA Memoriale Yad Vashem, ‘terrificante’. Poi bagno folla Tel Aviv
27 giugno 201807:38
Il giovane e futuro re William di Inghilterra diventa “messaggero di pace”. Quando a Ramallah vedrà Abu Mazen – gli ha confidato ieri al suo primo giorno di visita in Israele il presidente Reuven Rivlin – dica al presidente palestinese che “è giunto il tempo di trovare insieme il modo per costruire la fiducia”.
“Siamo destinati – ha insistito Rivlin con William – a vivere insieme. Tutti i gerosolimitani sanno che dobbiamo vivere insieme e insieme vivremo”. Il principe inglese non si è tirato indietro ed ha risposto di non vedere l’ora ” di assorbire e comprendere i differenti temi, le differenti culture, le differenti religioni” del Medio Oriente.
E così la visita del duca di Cambridge, definita più volte da Kensington Palace “non politica” , si colora di diplomazia internazionale specie in un momento in cui il processo di pace è in coma profondo. C’e’ una sorta di ironia involontaria – o di calcolato effetto – nel fatto che il “messaggio di pace” sia affidato ad un membro di peso della Casa reale che per oltre 20 anni ha governato nella Palestina Mandataria.
Per William ieri la giornata è cominciata con la visita “profondamente emozionante” a Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme. “E’ terrificante… sto cercando di comprenderne l’entità”, ha mormorato sconsolato William, allargando le braccia, di fronte al reliquario delle scarpe sottratte ai deportati uccisi nel campo di concentramento di Majdanek. Poi – accompagnato da due sopravvissuti dei ‘Kindertransport’ messi in salvo in Gran Bretagna prima della Guerra – la firma del libro di onore di Yad Vashem dove William ha scritto che non bisogna ” mai dimenticare la Shoah: l’uccisione di 6 milioni di uomini, donne e bambini solo perché erano ebrei”. Dopo aver rivendicato “la responsabilità” per tutti “di insegnare alle future generazioni gli orrori del passato in modo che mai si ripetano”, l’erede al trono non ha potuto non ricordare la bisnonna Alice, la principessa ‘Giusta tra le Nazioni’, che salvò una famiglia di ebrei in Grecia, di cui si è detto “onorato di essere” il bisnipote.
Un ricordo che si è protratto con l’incontro, nella Residenza di Benyamin Netanyahu, con i discendenti di quella famiglia salvata da Alice, sulla cui tomba al Monte degli Ulivi William pregherà giovedì mattina e definito dal premier “toccante”.
“Abbiamo discusso di molte cose – ha raccontato in seguito Netanyahu che era insieme alla moglie Sarah -. Del nostro rispettivo servizio militare, di elicotteri, di calcio e della Coppa del Mondo”.
Dopo Gerusalemme, Tel Aviv: e qui William ha ritrovato il ragazzo che è in lui, nella città più giovane del Paese. Non solo la partita di calcio a Jaffa tra ragazzini ebrei ed arabi, sponsorizzata dal Centro Peres per la pace, dove ha anche tirato due rigori, entrambi segnati, ma anche il bagno di folla sulla spiaggia di Frishman, una delle più note di Tel Aviv. Occhiali da sole, maniche di camicia arrotolate, sniker ai piedi, contornato, insieme al sindaco Ron Huldai, da gente festante e incuriosita.
In serata festa grande all’ambasciata britannica in città: 400 invitati, tra i quali Bar Rafaeli.
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