“Esistono alcuni siti e agenzie di comunicazione russi che fanno in tutti i paesi dell’Ue un’azione di informazione e disinformazione palesemente anti-Ue e contraria al suo spirito”. Ma “i governi sono un po’ lenti a reagire e ad accertare” questa “azione ostile”. Lo afferma a Radio Radicale il Garante della privacy Antonello Soro, a proposito delle notizie pubblicate dal Corriere della Sera sulle fabbriche russe di troll che hanno rilanciato contenuti di profili twitter in italiano a sostegno dei partiti populisti. Soro spiega che si tratta di “siti di proprietà russa che fanno attività di informazione quotidiana mirata a soggetti di cui hanno informazioni e di cui conoscono gli orientamenti, a cui raccontano un sacco di informazioni che spingono contro l’Europa”. Il Garante assicura comunque che “il nuovo regolamento europeo prevede che quando si verificano queste cose, se un cittadino europeo compie un atto illecito si può sanzionare con sanzioni molto dure. Poi ci sono i servizi, c’è l’autorità di intelligence che già oggi vigila su questi aspetti”.
– “Questa discussione ci immerge dentro un turbine di dubbi e preoccupazioni che in Europa non avevamo”, aggiunge Soro, ricordando che “negli Usa a distanza di qualche anno hanno stabilito che nelle elezioni presidenziali 2016 un sesto dei messaggi sospetti arrivavano dalla Russia”. E “questo ha fatto nascere il dubbio agli americani che sia stata messa in gioco la loro sovranità”. Per il Garante, “se dalla Russia c’è questa attività la capacità di condizionamento e di messa in dubbio della sovranità diventa un problema serio”. Per quanto riguarda la vicenda Cambridge Analytica, aggiunge Soro, “alcuni italiani hanno ricevuto messaggi simili, anche se in numeri irrilevanti”. Il Corriere della Sera oggi ha reso noto che il sito americano d’informazione Fivethirtyeight.com ha pubblicato oltre un milione di interventi su Twitter da parte dei profili fortemente sospettati dal procuratore del Russiagate Mueller di appartenere a operatori russi. Quasi tutti intervengono, in inglese, sui temi della campagna presidenziale americana. Ma in varie occasioni, negli ultimi anni, hanno attivamente rilanciato i contenuti di profili di Twitter anche in italiano che sostenevano le posizioni dei partiti populisti oggi al governo, pur senza essere ufficialmente legati né al M5S, né alla Lega. E nulla – precisa sempre il Corriere – permette di ipotizzare che i due partiti al governo abbiamo richiesto alcun tipo di sostegno dalle fabbriche di troll russe.
Tra gli altri, emerge un profilo a sostegno del sovranista Marcello Foa come presidente della Rai, uno contro il ‘giglio magico’ di Matteo Renzi e contro gli sbarchi ed un altro che aveva diffuso una fake news ai danni dell’allora ministro del Pd Giuliano Poletti.
– “L’esistenza di una fabbrica di troll e fake news in Russia, che ha lavorato per diffondere notizie false contro i Governi del Pd per favorire Lega e M5s, è gravissima. Quanto riportano i quotidiani italiani, sulla base dell’inchiesta del sito americano FiveThirthyEight, è l’ennesima conferma dei sospetti che erano già stati avanzati nei mesi scorsi, anche alla luce delle dichiarazioni dell’ex vicepresidente americano Biden. E’ urgente che il Parlamento italiano dia il via libera alla costituzione di una Commissione di inchiesta sulle Fake news, per la quale abbiamo presentato l’articolato di legge il primo giorno della legislatura”. E’ quanto dichiarano i deputati del Partito democratico Michele Anzaldi (commissione Cultura) e Carmelo Miceli (commissione Giustizia). “Gli italiani hanno diritto di sapere – proseguono Anzaldi e Miceli – se le loro opinioni sono state manipolate, se davvero una macchina della propaganda con base in Russia e 400 dipendenti abbia lavorato per falsare il dibattito pubblico del nostro Paese con notizie inventate, calunnie, campagne diffamatorie costruite a tavolino su falsi, come il caso che ha riguardato il figlio del ministro Poletti. Il presidente della Camera Fico dimostri di essere realmente il garante di tutto il Parlamento e dia il via libera alla commissione d’inchiesta”.
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