Tim: Di Maio, no alla vendita di Sparkle
“Il mio obiettivo è che il paese sia cablato”
Su smartphone-tablet +68% clienti bancheNel 2017 utenti attivi a quota 8 milioni
Robot sempre più umani, rischiano di avere pregiudizi Intelligenza artificiale già aveva imparato a mentire e bluffare
“Il mio obiettivo è che il paese sia cablato ma non permetteremo che si venda Sparkle” la controllata di Tim che gestisce la rete primaria che porta l’informazione tra i grandi server e per la quale ieri i vertici hanno annunciato l’inizio del processo di cessione.
Lo afferma il vicepremier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio in un’intervista a ‘Il sole 24 ore’ secondo cui “al momento non è in agenda” un incontro con gli azionisti francesi di Tim. Di Maio ha sottolineato come la fibra “sia strategia per il paese. Il mio obiettivo è che il paese sia cablato”.
Sempre più clienti delle banche che realizzano operazioni, bonifici e controllo conti correnti da spartphone e tablet. Secondo i dati di Abi Lab nel 2017 i clienti attivi sul mobile sono saliti a a 8 milioni, in crescita del 68% rispetto all’anno precedente. A guidare il trend i clienti da Smartphone (+51%).La spinta innovativa e tecnologica della “Banca a portata di mano” parte soprattutto da applicazioni (app) sempre più apprezzate dal mercato, basti pensare che nel 2017 quelle scaricate sono state 3.449.767 per Smartphone. Tutte le banche offrono servizi tramite app per Smartphone con sistemi operativi iOS e Android, per il Tablet, invece, la quota di banche che li offrono si attesta all’89%.Meno della metà delle banche rispondenti offre servizi per i Wearable Device (oggetti indossabili in grado di connettersi e interagire con persone o oggetti anche attraverso la rete Internet). Mediamente ogni banca/ gruppo bancario offre 3 app.
L’intelligenza artificiale diventa sempre più ‘umana’, nel bene ma anche nel male: dopo aver imparato a mentire, a bluffare nel poker e a ragionare come uno psicopatico, in futuro potrebbe diventare pure ‘schiava’ dei pregiudizi, facendosi condizionare da informazioni errate apprese in modo autonomo da altre macchine senza alcun intervento dell’uomo. A tratteggiare questo preoccupante scenario, che mette in allerta gli ‘addestratori’ di intelligenza artificiale, è lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dai ricercatori dell’università britannica di Cardiff e del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston.
Sebbene i risultati possano far immaginare futuri robot ‘razzisti’ pronti a snobbare ed escludere l’uomo, “questi scenari appartengono ancora al mondo della fantascienza: al momento l’intelligenza artificiale non è in grado di formarsi dei pregiudizi in modo autonomo”, rassicura Giorgio Buttazzo, docente di ingegneria informatica dell’Istituto TeCIP (Tecnologie della Comunicazione, Informazione, Percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Questo nuovo studio è un lavoro teorico che, attraverso modelli matematici, prova a simulare delle interazioni sociali fra individui, a prescindere che siano robot o umani. Quello che dimostra – continua l’esperto – è che quando la comunicazione e lo scambio di informazioni avviene tra piccoli gruppi, è più facile che si formino delle conoscenze falsate; se invece la comunicazione è estesa a molti gruppi, e quindi l’informazione arriva da più fonti, cala il rischio di avere pregiudizi. Questi risultati saranno molto utili in futuro, perché in ambito informatico si stanno sviluppando dei sistemi basati su enti autonomi che girano in Rete per acquisire informazioni con cui costruire conoscenza: al momento non sono ‘intelligenti’, ma fra 30-40 anni lo scenario sarà diverso”.
Lo studio rappresenta quindi un monito per i ricercatori che sviluppano le tecniche di apprendimento per l’intelligenza artificiale. “Quando avremo a che fare con sistemi intelligenti e robot che apprendono autonomamente scambiandosi informazioni – sottolinea Buttazzo – dovremo fare molta attenzione a come metterli in comunicazione fra loro, perché potremmo perderne il controllo, soprattutto considerando che l’intelligenza artificiale è destinata a superare quella umana nel giro di pochi anni. Per prevenire questo rischio, dobbiamo capire le strategie migliori per addestrare le macchine e fornire loro non solo pura conoscenza, ma anche regole etiche”.
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Tim: Di Maio, no alla vendita di Sparkle
“Il mio obiettivo è che il paese sia cablato”
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Lo afferma il vicepremier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio in un’intervista a ‘Il sole 24 ore’ secondo cui “al momento non è in agenda” un incontro con gli azionisti francesi di Tim. Di Maio ha sottolineato come la fibra “sia strategia per il paese. Il mio obiettivo è che il paese sia cablato”.
Sempre più clienti delle banche che realizzano operazioni, bonifici e controllo conti correnti da spartphone e tablet. Secondo i dati di Abi Lab nel 2017 i clienti attivi sul mobile sono saliti a a 8 milioni, in crescita del 68% rispetto all’anno precedente. A guidare il trend i clienti da Smartphone (+51%).La spinta innovativa e tecnologica della “Banca a portata di mano” parte soprattutto da applicazioni (app) sempre più apprezzate dal mercato, basti pensare che nel 2017 quelle scaricate sono state 3.449.767 per Smartphone. Tutte le banche offrono servizi tramite app per Smartphone con sistemi operativi iOS e Android, per il Tablet, invece, la quota di banche che li offrono si attesta all’89%.Meno della metà delle banche rispondenti offre servizi per i Wearable Device (oggetti indossabili in grado di connettersi e interagire con persone o oggetti anche attraverso la rete Internet). Mediamente ogni banca/ gruppo bancario offre 3 app.
L’intelligenza artificiale diventa sempre più ‘umana’, nel bene ma anche nel male: dopo aver imparato a mentire, a bluffare nel poker e a ragionare come uno psicopatico, in futuro potrebbe diventare pure ‘schiava’ dei pregiudizi, facendosi condizionare da informazioni errate apprese in modo autonomo da altre macchine senza alcun intervento dell’uomo. A tratteggiare questo preoccupante scenario, che mette in allerta gli ‘addestratori’ di intelligenza artificiale, è lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dai ricercatori dell’università britannica di Cardiff e del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston.
Sebbene i risultati possano far immaginare futuri robot ‘razzisti’ pronti a snobbare ed escludere l’uomo, “questi scenari appartengono ancora al mondo della fantascienza: al momento l’intelligenza artificiale non è in grado di formarsi dei pregiudizi in modo autonomo”, rassicura Giorgio Buttazzo, docente di ingegneria informatica dell’Istituto TeCIP (Tecnologie della Comunicazione, Informazione, Percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Questo nuovo studio è un lavoro teorico che, attraverso modelli matematici, prova a simulare delle interazioni sociali fra individui, a prescindere che siano robot o umani. Quello che dimostra – continua l’esperto – è che quando la comunicazione e lo scambio di informazioni avviene tra piccoli gruppi, è più facile che si formino delle conoscenze falsate; se invece la comunicazione è estesa a molti gruppi, e quindi l’informazione arriva da più fonti, cala il rischio di avere pregiudizi. Questi risultati saranno molto utili in futuro, perché in ambito informatico si stanno sviluppando dei sistemi basati su enti autonomi che girano in Rete per acquisire informazioni con cui costruire conoscenza: al momento non sono ‘intelligenti’, ma fra 30-40 anni lo scenario sarà diverso”.
Lo studio rappresenta quindi un monito per i ricercatori che sviluppano le tecniche di apprendimento per l’intelligenza artificiale. “Quando avremo a che fare con sistemi intelligenti e robot che apprendono autonomamente scambiandosi informazioni – sottolinea Buttazzo – dovremo fare molta attenzione a come metterli in comunicazione fra loro, perché potremmo perderne il controllo, soprattutto considerando che l’intelligenza artificiale è destinata a superare quella umana nel giro di pochi anni. Per prevenire questo rischio, dobbiamo capire le strategie migliori per addestrare le macchine e fornire loro non solo pura conoscenza, ma anche regole etiche”. [print-me title=”STAMPA”]
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