ECONOMIA TUTTE LE NOTIZIE
Tokyo, durante seduta calo a -3,89%
Cambi, yen in rapido apprezzamento su dollaro ed euro
Petrolio: in calo a 71,90 dollariBrent scende a a 81,51 dollari
Oro: stabile a 1.192,7 dollarisui mercati asiatici
Borsa: Asia, listini cinesi -5%Si sgonfiano tecnologici. Timori guerra dazi e fine tassi bassi
Spread Btp-Bund apre sopra 300 puntiRendimento al 3,57%
Cambi: euro in rialzo a 1,1543 dollariYen a 129,60
Borsa: Milano apre in calo (-1,27%)Indice Ftse Mib a 19.469 punti
Borsa: esordio negativo per l’EuropaIn calo Parigi dell’1,5%, Francoforte dell’1,31%, Londra -1,26%
Borsa Milano limita danni con Europa -1%Soffre risparmio gestito. Tengono difensivi Italgas e Snam
Borsa: crollo Shanghai. Mercoledì nero Wall Street, calo maggiore da 8 mesiPesano tassi, fuga da tech e dazi. Trump, ‘Fed impazzita’
Leonardo: De Gennaro, nasce FondazioneCon 70 anni di storia ‘così racconteremo la cultura industriale’
Allarme Boeri sulle pensioni: ‘Con quota 100 debito cresce 100 miliardi’Dal disegno di legge sulle pensioni d’oro risparmio inferiore a 150 milioni
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TOKYO
– A tre ore dalla chiusura degli scambi la Borsa di Tokyo prosegue la seduta in forte calo, seguendo la maggiore contrazione da febbraio degli indici azionari statunitensi, con vendite sostenute sulla tecnologia e il persistere delle tensioni tra Stati Uniti e Cina sul commercio internazionale. Il Nikkei cede il 3,89% a quota 22.591,10, con una perdita di 914 punti. Sul mercato dei cambi lo yen continua ad apprezzarsi sul dollaro a un livello di poco superiore a 112, e sulla moneta unica a 129,50.
– Quotazioni del petrolio in netto calo a New York dove i contratti sul greggio Wti perdono 1,27 dollari a 71,90 dollari al barile. Scende anche il Brent che cede 1,58 dollari a 81,51 dollari-
– Quotazioni dell’oro poco mosse sui mercati asiatici dove il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.192,7 dollari l’oncia senza sensibili variazioni rispetto alla vigilia quando aveva registrato un rialzo dello 0,4%
– L’ondata di vendite partita alla vigilia da Wall Street ha travolto in mercati asiatici. Oltre al tonfo dei tecnologici del Nasdaq, a favorire le vendite sono i timori per l’impatto della guerra commerciale Usa-Cina sui risultati delle aziende e la presa di coscienza dei mercati che è ormai terminata l’epoca delle politiche monetarie espansive.
Il risultato è il calo del 3,89% di Tokyo e gli scivoloni non inferiori di Hong Kong (-3,79%) e dei listini cinesi Shanghai e Shenzhen (-4,91% e -5,96%), tutti a sedute ancora aperte.
– Lo spread tra Btp e Bund apre in rialzo a 303 punti contro i 295 della chiusura di ieri con un rendimento al 3,57%.
– Quotazioni dell’euro in rialzo alle prime battute sui mercati. La moneta unica europea passa di mano a 1,1542 dollari contro gli 1,1520 di ieri sera a Wall street.
Contro lo yen la moneta unica vale 129,60
– Avvio di seduta negativo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib cede l’1,27% a 19.469 punti.
– Apertura negativa per tutte le Borse europee: Parigi cede l’1,5%, Francoforte l’1,31% e Londra a pochi minuti dall’apertura è in ribasso dell’1,26%.
– Lo scossone, partito da Wall Street tra i timori per la stretta sui tassi e gli effetti sugli utili societari dalla guerra dei dazi, e che ha contagiato l’Asia, pesa anche in Europa ma senza panico. Piazza Affari, in linea con gli altri listini del Vecchio Continente cede l’1%.
Le vendite più aggressive colpiscono sul listino principale Ferrari (-3,66%) con Fca (-2,84%), Saipem (-3,135), Moncler (-2,36%) e Leonardo (-2,63%), meno le banche che già hanno patito le incognite della manovra e la cavalcata dello spread, che viaggia a 302 punti base in attesa dell’asta di Btp per 6,5 miliardi di euro. Soffre, alla luce dei dati sulla raccolta e di mercati che danno poche soddisfazioni, il risparmio gestito: Azimut -3,25%, Mediolanum e Banca Generali entrambe -2%. Tra i piccoli stop per Carige (-10,2%) bocciata di Fitch. Tengono nell’energia i difensivi Italgas (invariata), Snam (-0,05%), Enel (-0,14%) e Terna (-0,39%) oltre a Campari (-0,38%). Astaldi intanto non riesce far prezzo (-16% teorico).
Le Borse cinesi in picchiata per l’ondata di vendite in scia alle pesanti perdite di Wall Street: l’indice Composite di Shanghai cede il 5,22%, a 2.583,46 punti, mentre quello di Shenzhen perde il 6,45%, fermandosi a ridosso dei minimi intraday, a quota 1.293,90. Mercoledì nero a Wall Street, che chiude la sua peggiore seduta degli ultimi otto mesi: era infatti da febbraio che gli indici non registravano un calo così forte. A pesare è l’ondata di vendite sui tecnologici, che affonda i listini americani già preoccupati per il balzo dei rendimenti sui Treasury e l’impatto dei dazi sulle trimestrali. Il forte calo alimenta i timori degli investitori che, nell’incertezza, iniziano a sospettare che la battuta d’arresto non sia uno stop momentaneo. La Casa Bianca non si dice preoccupata. “E’ una correzione in un mercato al rialzo, probabilmente è salutare. Passerà”: i “fondamentali dell’economia americana sono solidi” grazie alle politiche di Donald Trump, spiega la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders. Il presidente parlando di “correzione che aspettavamo da tempo”, coglie l’occasione per attaccare nuovamente la Fed: “E’ impazzita” con una politica monetaria troppo stress, dice ribadendo la sua contrarietà ai rialzi graduali dei tassi di interesse. La seduta a Wall Street si chiude in profondo rosso. Il Dow Jones chiude perdendo il 3,10%, più di 800 punti, a 25.612,13 punti. Il Nasdaq cede il 4,08% a 7.422,05 punti in quello che è la sua seduta peggiore dalla Brexit. Lo S&P 500 lascia sul terreno il 3,27% a 2.786,22 punti. I tecnologici sono il settore più colpito, e sperimentano la giornata peggiore dal 2011, con gli investitori che li ‘scaricano’ e si spostano verso titoli ritenuti più sicuri. Un cambio di rotta innescato dal balzo dei rendimenti sui titoli di stato americani e dalla politica monetaria più stringente da parte della Fed. Fattori questi che sono andati a complicare un quadro già difficile e fatto dal rallentamento del mercato immobiliare e delle vendite di auto, ritenuti indicatori dello stato di salute dell’economia americana. E soprattutto dall’alzarsi dei toni nella guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. Le tensioni in Europa, con tutte la piazze finanziarie del Vecchio continente in rosso e Milano in calo dell’1,71%, contribuiscono poi ad aumentare il nervosismo degli investitori, che attendono con impazienza la stagione delle trimestrali ormai dietro l’angolo. Fra i singoli titoli Amazon perde il 6,15%, Apple e Google il 4,63%. Facebook cede il 4,13% mentre Twitter affonda dell’8,47%. In forte calo anche Netflix, che cede l’8,38%. Microsoft arretra del 5,43%.
– Sarà Luciano Violante il presidente della Fondazione che Leonardo, l’ex Finmeccanica, è pronta a lanciare “per raccontare” la cultura industriale e di impresa (ispirandosi alla rivista ‘Civiltà delle Macchine’ che pubblicò dal 1953), dialogare con i territori dove il gruppo è presente, valorizzare il suo patrimonio culturale e museale, diffondere studi e ricerche. Il presidente di Leonardo, Gianni De Gennaro, lo ha annunciato soffermandosi a lungo sul progetto durante l’evento per celebrare i 70 anni della società.
“Abbiamo un passato importante ma nel presente siamo un’azienda che investe il 13% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo, impiega circa 45mila persone di cui 29mila in Italia, oltre a 100.000 tra occupati indiretti ed indotto, un’azienda che opera in ben quattro mercati domestici, esporta l’85% del proprio prodotto ed ha un fatturato annuo di 12 miliardi.
Vogliamo farlo sapere e, soprattutto, saperlo raccontare”, dice De Gennaro. “Per questo, abbiamo deciso di costituire una Fondazione”.
Introdurre nel sistema previdenziale la quota 100 con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi insieme allo stop all’indicizzazione alla speranza di vita per i requisiti contributivi nella pensione anticipata porta a un “incremento del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future nell’ordine di 100 miliardi”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera. “Non possiamo esimerci – ha detto – dal lanciare un campanello d’allarme”.Il risparmio che potrebbe arrivare dal disegno di legge sulle pensioni d’oro – ha detto inoltre il presidente dell’Inps – sarebbe inferiore a 150 milioni e riguarderebbe una platea di circa 30.000 personi. Boeri sottolinea che si raggiungerebbe questa riduzione della spesa pensionistica solo se il taglio sulle pensioni superiori a 90.000 euro annui facesse riferimento all’intero reddito pensionistico e non alle singole pensioni. La riduzione massima sarebbe del 23% mentre quella media sarebbe dell’8%. [print-me title=”STAMPA”]
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