TECNOLOGIA TUTTE LE NOTIZIE
Antitrust multa Apple e Samsung
Sanzioni da 10 e 5 milioni per pratiche scorrette
Tim Cook, la tecnologia può fare maleDati personali sono diventati delle armi, siamo a rischio sorveglianza
Smartphone, bambini sempre più attrattiIndagine Norton, oltre 2 ore al giorno davanti allo schermo
Con la blockchain si tracciano i farmaciPrototipo Ibm, certifica filiera da casa farmaceutica a paziente
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L’Antitrust ha imposto una multa di 5 milioni di euro a Samsung e 10 ad Apple per pratiche commerciali scorrette in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi. E’ quanto si legge in un comunicato dell’Autorità.
BRUXELLES – La tecnologia può fare progredire la società “ma allo stesso tempo può fare danni anziché aiutare”, e oggi si vede come “può in verità ingrandire le peggiori tendenze umane” o “rendere più profonde le divisioni” sino a “minare il discernimento tra quello che è vero e quello che non lo è”. È il monito lanciato dall’ad di Apple Tim Cook alla conferenza Ue sulla privacy, sottolineando che di per sé la tecnologia è neutra, “non vuole fare cose buone, non fa niente in realtà”, ma il suo uso, “dipende da noi”.
Cook ha poi aggiunto che l’uso dei dati personali degli utenti internet è stato “reso un’arma con efficienza militare” dove tutto, “dalle nostre speranze alle nostre paure” è stato assemblato in “profili digitali” dove “le società digitali ci conoscono meglio di noi stessi”, arrivando a mostrarci solo le cose che ci interessano sino a “punti di vista ormai limitati anche nelle notizie”. “Questa è sorveglianza” ha detto, aggiungendo che invece la Mela “ha sempre avuto la privacy nel suo sangue”.
Di qui l’appello: “E giunto il momento per il resto del mondo incluso il mio Paese”, gli Usa, “di seguire la guida” dell’Ue sulla privacy del regolamento Gdpr. “Noi alla Apple sosteniamo pienamente una legge onnicomprensiva sulla privacy negli Stati Uniti”. “Non possiamo sviluppare la tecnologia al suo massimo se gli utenti non hanno fiducia in essa”, ha avvertito, chiedendo di garantire una raccolta minima di dati personali per default, conoscenza dei propri dati raccolti, diritto all’accesso e alla sicurezza.
Non ci sono dolci o videogiochi che tengano: tra i giovanissimi lo smartphone batte tutte le forme di intrattenimento e passatempo. Il telefonino è amato da sette bambini italiani su dieci, che trascorrono oltre due ore al giorno davanti al suo schermo e ottengono di averne uno personale, in media, a 10 anni. A scattare la fotografia è il rapporto “My first device” di Norton by Symantec. L’indagine interpella 7mila genitori di dieci paesi europei e mediorientali, tra cui l’Italia. Sono i genitori “digital-first”: quelli con i figli che non hanno mai conosciuto un mondo senza smartphone e tablet, e che si trovano a dover gestire – senza modelli – il rapporto tra i pargoli e la tecnologia.
Stando alla ricerca, gli smartphone sono il passatempo preferito e conquistano il 71% dei bambini italiani (più della media dei dieci paesi, che è al 58%). A confronto, il tablet ha il 60%, i videogiochi il 40%, la tv il 63%, così come i dolci e le caramelle, mentre il cibo spazzatura si ferma al 37%. A favore dello smartphone gioca presumibilmente il fatto che al suo interno ha tutto, dalla tv (i cartoni animati su YouTube, ad esempio), a innumerevoli app di giochi per ogni età e abilità.
Seguire il farmaco e certificare la ricetta medica tenendo traccia di ogni elemento, dal paziente alla casa farmaceutica. Il tutto attraverso la blockchain, una tecnologia diventata nota nell’ambito delle criptovalute come i bitcoin, ma che può essere applicata a qualsiasi filiera. L’Idea è di Ibm, che ha creato un prototipo in cui la blockchain entra nella sanità.Presentato a “Think Roma” – la due giorni di incontri in corso nella capitale, organizzata da Ibm e dedicata ai temi dell’innovazione e della trasformazione digitale – il progetto è volto a sfruttare in ambito medico la blockchain: una sorta di database distribuito, con un meccanismo di validazione ugualmente distribuito, in cui i dati crittografati non sono su un solo computer ma su una rete di terminali che fungono da nodi di un’unica catena.Il sistema punta a rassicurare il paziente, che può verificare se il medico di fronte a lui è iscritto all’Ordine e avere la certezza che il farmaco è autentico, non contraffatto, e trasportato in modo idoneo. Al contempo il dottore ha accesso alle informazioni sul paziente, attraverso l’impronta digitale e un QR code presente nella tessera sanitaria; il farmacista ha la ricetta sul suo terminale e può monitorare il magazzino, mentre la casa farmaceutica ha la possibilità di controllare l’efficacia del farmaco.I farmaci sono soltanto uno degli ambiti di applicazione di questa tecnologia. “Ogni filiera – spiegano gli ingegneri di Ibm – può essere certificata da blockchain: dal chicco in Brasile che arriva nella nostra tazzina di caffè, alle recensioni online su alberghi e ristoranti che danno valore alla reputazione, fino all’informazione, con un sistema che certifica la notizia affidabile e la distingue dalla fake news”. [print-me title=”STAMPA”]
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