TECNOLOGIA TUTTE LE NOTIZIE
Microsoft: salgono utile e ricavi, trimestre sopra attese
“Impegno a investimenti strategici di lungo termine”
Snap assume manager da Amazon e Huffington PostPer far fronte a fuga di dipendenti
Facebook: multa Gb per caso Cambridge AnalyticaMa è di sole 500.000 sterline, massimo previsto da vecchia legge
Facebook: via 8,7 milioni di foto pedopornograficheNuovo sistema usa intelligenza artificiale per setacciare social
Yahoo!, 50 milioni di dollari a utenti colpiti da hackerAttacchi ad azienda nel 2013-14, resi noti anni dopo
Apple, streaming tv nel 2019 in 100 paesiStampa, Usa apripista poi diffusione su scala mondiale
Android, app cedono dati a Google e FacebookStudio Oxford, da età a posizione, permettono profilazione utenti
Facebook, sulle Storie arriva la musicaNuova funzione consente di cantare in playback nei video
H-Box, per monitorare la casa a distanzaSensori per controllare gas, allagamenti, sirene
Twitter: trimestre sopra le attese, avanza a Wall StreetProsegue calo utenti mensili con ‘pulizia’ piattaforma
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Microsoft chiude il primo trimestre dell’esercizio fiscale sopra le attese. L’utile netto e’ salito del 34% a 8,8 miliardi di dollari, o 1,14 dollari, ovvero oltre i 96 centesimi previsti dal mercato. I ricavi sono aumentati del 19% a 29,01 miliardi di dollari, sopra i 27,9 attesi dagli analisti. ”I nostri risultati record per il primo trimestre riflettono il nostro impegno a investimenti strategici di lungo termine” e la spinta alla ”crescita dei ricavi e dei margini operativi” afferma Amy Hood, il chief financial officer di Microsoft.
Snap assume manager di Amazon e dell’Huffington Post per sostituire Imran Khan, l’uscente responsabile della strategia dell’app dei messaggini che spariscono, e far fronte alla ‘fuga’ di dipendenti che l’ha colpita di recente. Jeremi Gorman dopo sei anni a Amazon approda a Snap come chief business officer. Jared Grush, ex Spotify prima di entrare all’Huffington Post nel 2015, e’ invece il nuovo chief strategy officer, ruolo che include responsabilita’ per i contenuti, le partnership e lo sviluppo.
E’ stata formalizzata la multa dell’authority britannica sulla comunicazione, l’Information Commissioner’s Office (Ico), contro Facebook per lo scandalo dei dati di utenti passati alla società di consulenza Cambridge Analytica e usati poi anche a scopi di propaganda politica. Ma, come già annunciato, non supera le 500.000 sterline, massimo previsto dalle norme in vigore nel Regno prima dell’introduzione nel maggio scorso d’una nuova legge europea più severa (Gdpr).L’Ico ha sancito che Facebook consentì “fra il 2007 e il 2014” l’accesso ai dati “senza il chiaro consenso degli utenti”, inclusi oltre un milione di britannici. E ne ha sancito “la grave violazione” della legge, come si legge in un comunicato diffuso oggi che ufficializza la multa già preannunciata dall’authority all’azienda di Mark Zuckerberg a luglio. Allora era stata la stessa numero uno dell’Ico, Elizabeth Denham, ad ammettere l’incongruità dell’ammenda per un soggetto delle dimensioni economiche di Facebook, osservando come con la nuova normativa sarebbe stata di tutt’altra entità.”Stiamo esaminando la decisione dell’Ico. Anche se, e lo diciamo con rispetto, non siamo d’accordo con alcune delle loro conclusioni, abbiamo già detto che avremmo dovuto fare di più per indagare su Cambridge Analytica e prendere provvedimenti nel 2015″: così un portavoce di Facebook commenta la multa da 500.000 sterline dell’authority britannica sulla comunicazione per il caso Cambridge Analytica. “Siamo grati che l’Ico abbia riconosciuto la nostra piena collaborazione durante le indagini, confermando di non aver trovato prove che suggeriscano che i dati degli utenti di Facebook del Regno Unito siano stati condivisi con Cambridge Analytica. Ora che la loro indagine è completa, siamo fiduciosi che l’Ico ci consentirà di accedere ai server di Cambridge Analytica per controllare i dati che hanno ricevuto”
Facebook continua la difficile lotta all’individuazione dei contenuti sensibili. Nell’ultimo trimestre, da luglio a settembre, la piattaforma ha rimosso 8,7 milioni di immagini pedopornografiche, contenenti nudi o sfruttamento sessuale di minori. Lo ha reso noto il social network, spiegando di aver usato intelligenza artificiale e apprendimento automatico per scandagliare la piattaforma in cerca dei contenuti da eliminare.Insieme alla tecnologia per l’abbinamento di foto, che impedisce di condividere immagini pedopornografiche già note, Facebook nell’ultimo anno ha sviluppato un sistema che usa l’AI e il machine learning per identificare nudità e sfruttamento minorili non appena vengono pubblicati sul social.I contenuti – si legge in un post di Antigone Davis, responsabile sicurezza di Facebook – sono quindi segnalati a organizzazioni e enti preposti, come il Centro nazionale americano per i bambini scomparsi o sfruttati (Ncmec), che a sua volta collabora con le forze dell’ordine.Contestualmente, Facebook ha reso nota l’esistenza di una tecnologia simile volto a bloccare l’adescamento online di minori, rimuovendo gli account che hanno interazioni potenzialmente inappropriate coi bambini.Con oltre due miliardi di utenti e migliaia di post condivisi ogni minuto, è arduo lo sforzo del social network di controllare i contenuti pornografici e scorretti. Lo stesso Zuckerberg ha ammesso che non è facile e che nel 2018 si sarebbe impegnato di più.Circa due anni fa, un’inchiesta del Guardian si concentrò sulle regole interne di Facebook per la moderazione di argomenti sensibili, dal terrorismo alla pornografia. Rivelando che spesso il social era incapace di mantenere il controllo sul suo contenuto, poichè “cresciuto troppo, troppo in fretta”, tanto che “spesso” i suoi moderatori – persone in carne e ossa, non algoritmi – hanno “appena 10 secondi” per fare una scelta.
Cinquanta milioni di dollari agli utenti colpiti dagli attacchi hacker del 2013 e 2014, resi noti solo nel 2016. E’ la somma che Yahoo dovrà risarcire, stabilita dal Tribunale di San Francisco dopo la class-action intrapresa due anni fa dagli utenti. La compagnia aveva rivelato tutto anni dopo, per non pregiudicare gli accordi di acquisizione da parte di Verizon per 4,83 miliardi di dollari. In seguito la transazione era stata bloccata per consentire alla Sec (Securities and Exchange Commission) di eseguire indagini. Poi Yahoo ha fatto uno sconto di 350 milioni di dollari a Verizon.Secondo la società, gli hacker erano stati ingaggiati dalla Russia, circostanza mai verificata.Negli attacchi hacker, uno dei più grandi della storia, furono coinvolti 3 miliardi di account. L’accordo raggiunto a San Francisco copre circa 1 miliardo di account di proprietà di 200 milioni di persone negli Stati Uniti e Israele tra il 2012 e il 2016. In particolare, chi aveva sottoscritto un servizio e-mail a pagamento potrà ricevere un rimborso del 25%, mentre in generale i proprietari di account e-mail Yahoo avranno la possibilità di richiedere un compenso di 25 dollari per ogni ora spesa nel risolvere i problemi correlati all’aggressione. Si potrà anche richiedere una cifra massima di 375 dollari (per un totale di 15 ore), nei casi in cui le perdite sono documentate, mentre in mancanza di documentazione si possono richiedere massimo 125 dollari. La società ha accordato anche un servizio di monitoraggio sicurezza gratuito per due anni, per quei 200 milioni di persone che negli attacchi si sono visti rubare informazioni personali.
Potrebbe debuttare nel 2019 in 100 paesi il servizio di streaming tv con cui Apple vuole sfidare Netflix e Amazon. Dopo le indiscrezioni delle scorse settimane, ad aggiungere particolari è The Information. La fonti del sito spiegano che gli Stati Uniti faranno da apripista, poi il servizio sarà lanciato su scala mondiale.E sembrano confermati anche i rumors delle scorse settimane, riferiti dall’emittente americana Cnbc: Cupertino vuole offrire i suoi contenuti audiovisivi originali – cioè i programmi tv prodotti o comunque acquistati in esclusiva – gratuitamente, attraverso una applicazione ‘TV’ rinnovata, a chi possiede un dispositivo della Mela (iPhone, iPad o Apple tv). Il servizio di Apple unirebbe quindi i contenuti audiovisivi originali, distribuiti gratis ai propri utenti, a una serie di canali esterni in abbonamento. In questo modo gli utenti non avrebbero bisogno di installare le applicazioni di altri servizi in streaming, potendo accedere direttamente dalla app di Apple.
Quasi il 90% delle app gratuite presenti sullo store di Google trasmette i dati personali degli utilizzatori ad Alphabet, la compagnia a cui fa capo la stessa Google e le altre società del gruppo. Lo ha scoperto uno studio dell’università di Oxford, pubblicato sul sito Arxiv, secondo cui ormai il problema della gestione dei dati personali è ‘fuori controllo’.I ricercatori hanno analizzato 959mila app dagli store Google Play in Gran Bretagna e Usa, trovando che l’88,4% ha qualche meccanismo, in gergo chiamato ‘tracker’, che comunica i dati personali ad Alphabet. Nel 42,5% dei casi i dati finiscono a Facebook, nel 33,8% a Twitter, nel 26,3 a Verizon, nel 22,7% a Microsoft e nel 17,9% ad Amazon. Le informazioni diffuse riguardano dati personali come età, sesso, posizione geografica, e quelli sul dispositivo usato, come le altre app installate. “Questi dati – si legge nel report – permettono la costruzione di profili individuali dettagliati, che possono contenere informazioni sulle abitudini agli acquisti, la classe socioeconomica e anche le opinioni politiche”.La compagnia, riporta il Finacial Times, ha contestato la metodologia e le conclusioni dello studio, ricordando che le regole interne proibiscono utilizzi ‘opachi’ dei dati, ma non è la prima volta che finisce sotto accusa per le maglie un po’ troppo larghe dei controlli.Sempre in questi giorni ad esempio un’inchiesta del sito BuzzFeed News ha rivelato che alcune compagnie ‘fantasma’ sempre sullo store di Android hanno truffato centinaia di milioni di dollari agli inserzionisti facendo loro credere che i messaggi pubblicitari venivano visti da persone reali mentre erano invece dei ‘bot’, delle intelligenze artificiali che simulavano utenti veri.
Le Storie pubblicate su Facebook – cioè le immagini che raccontano la giornata e che scompaiono 24 ore dopo la pubblicazione – ora hanno una colonna sonora. Il social network ha infatti lanciato “Music on Facebook Stories”, che consente di aggiungere una canzone a una foto o un video.La novità, che è in arrivo anche sulla bacheca degli utenti, è frutto degli accordi siglati in precedenza dalla compagnia di Mark Zuckerberg con le principali case discografiche tra cui Sony, Warner e Universal. Per usarla occorre selezionare l’adesivo Musica, quindi scegliere il brano e il punto da cui far iniziare la riproduzione, ad esempio il ritornello.Sempre in tema musicale, Facebook ha introdotto nelle Storie anche il “Lip Sync Live”, cioè la possibilità – già presente su Instagram – di pubblicare video in cui si canta in playback su una canzone. A breve, infine, sarà possibile aggiungere la musica al profilo, inserendo brani in una nuova sezione musicale.
Monitorare la casa e l’ufficio a distanza, soprattutto la sicurezza e la salute di chi abita: è possibile con H-Box, la scatola multifunzionale che interagisce con l’utente via app.Una volta in funzione si illumina di vari colori a seconda del tipo di messaggio inviato, ha un pulsante SOS, vivavoce con centrale assistenza H24, sensore interno di temperatura, sensore interno presenza rete elettrica, lampada led multicolor, Sim dati e voce, sensori esterni senza fili. I sensori permettono al dispositivo di controllare la presenza di gas e fumo, CO2, allagamento, contatti alla porta, vibrazioni, sirene, persone in casa o in ufficio: viene inviato un messaggio di allarme al suo possessore attraverso l’app per dispositivi mobili. H-Box ha anche una funzione di gestione dei consumi ai fini del risparmio energetico.L’Internet delle Cose di ultima generazione, parla anche italiano: a creare il dispositivo è infatti il Gruppo AC, realtà nazionale che si occupa di soluzioni e servizi telematici, ricerca e sviluppo, installazione, logistica integrata.
Twitter chiude il terzo trimestre sopra le attese degli analisti, pur continuando a perdere utenti. I risultati mettono le ali al titolo Twitter, che avanza in Borsa.I ricavi della società sono saliti del 29% a 758,1 milioni di dollari, in quello che e’ l’aumento maggiore dal 2016. L’utile netto e’ schizzato a 789,2 milioni di dollari, grazie a 683 milioni di dollari di benefici, rispetto a un rosso di 21,1 milioni nello stesso periodo dell’anno scorso.Il numero di utenti attivi mensili si e’ attestato a 326 milioni, in calo di 9 milioni rispetto al secondo trimestre. La flessione e’ il risultato della ‘pulizia’ degli account dubbi sulla piattaforma e delle piu’ stringenti norme sulla privacy europee. Twitter non esclude che il trend di calo possa continuare nel quarto trimestre. [print-me title=”STAMPA”]
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