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Facebook, 115 account bloccati legati alla Russia
“Lista dei profili pubblicata dal sito associato alla ‘fabbrica di troll'”
Apre a Milano il pop up store di AmazonDal 16 al 26 novembre 500 mq di prodotti per il Natale
Telecamere smart al ColosseoRinnovata l’intesa Acea-Huawei per la sicurezza dell’area archeologica
Computer quantistici in aiuto del trafficoSperimentazione avviata dal Gruppo Volkswagen a Barcellona
Huawei, nel 2019 a Bruxelles centro Ue su sicurezzaLiang, tecnologia è fondamentale per crescita economica europea
Bill Gates e la toilette del futuro, salverà milioni personeNon ha bisogno di acqua e fogne, rifiuti diventano fertilizzanti
YouTube ha pagato 1,8 mld dollari a industria musicaleGoogle, rimossi 3 miliardi indirizzi web per violazione copyright
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I 115 account che Facebook ha rimosso a poche ore dalle elezioni di Midterm, erano legati alla Russia. “Dopo una segnalazione delle forze dell’ordine abbiamo bloccato più di 100 profili Facebook e Instagram perché li ritenevamo legati all’Ira”, afferma la società riferendosi alla Internet Research Agency, la ‘fabbrica di troll’ russa. Nathaniel Gleicher, capo della sicurezza Facebook, in una nota diffusa dai media Usa, ha specificato che la lista dei profili è apparsa su un sito associato all’Ira che ha rivendicato di averli creati; gli account sono stati tutti bloccati.
“Nonostante tutte le fobie negli Usa, la Russia non ha mai interferito nei processi elettorali di nessun paese, compresi gli Stati Uniti, e non ha intenzione di farlo in futuro”. Lo ha detto il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov in risposta a una domanda sull’atteggiamento del Cremlino nei confronti del risultato delle elezioni negli Stati Uniti. Lo riporta la Tass.
Donald Trump ha detto di non essere “preoccupato” dall’inchiesta sul Russiagate perché la ritiene una “bufala” e ha assicurato che non vi metterà fine.
L’Ira, nota come ‘fabbrica di troll’, e’ accusata di avere interferito nella campagna elettorale per le presidenziali statunitensi del 2016 e, più in generale, di condurre campagne di disinformazione online.
“E’ un monito – aggiunge Facebook – che ci fa capire che questi attori non demordono ed è importante che continuiamo a lavorare col governo Usa e le altre compagnie tecnologiche per non restare indietro”. Nella nota, il social network ha sottolineato che la lista dei 115 profili, 30 su Facebook e 85 su Instagram, sono apparsi su un sito associato all’Internet Research Agency (Ira) che ha rivendicato di averli creati.
MILANO – Amazon apre a Milano, dal 16 al 26 novembre, il suo primo pop-up store italiano. Pensato per il Black Friday e il Natale, ‘Amazon Loft for Xmas’ in una location di oltre 500 metri quadrati, in via Dante 14, renderà possibile toccare con mano, per la prima volta, centinaia di prodotti delle numerose categorie presenti su Amazon.it. A ogni articolo esposto sarà associato uno Smile Code tramite il quale sarà possibile avere informazioni sui prodotti direttamente dall’app di Amazon.
“Verrà ricreato – spiega Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon.it – l’ambiente e l’anima di una casa in cui riuniremo tutti i brand più apprezzati dai nostri clienti che hanno reso possibile la realizzazione di questo grande progetto espositivo. Milano per noi è una città molto importante perché ospita da ormai 6 anni gli uffici della nostra sede italiana e siamo quindi felici di consolidare il nostro legame con la città, anche con progetti come questo, che rappresentano un valore aggiunto per tutta la cittadinanza”.
Telecamere ‘smart’ monitoreranno un’area del parco archeologico del Colosseo: è una delle applicazioni dell’intesa tecnologica tra Acea e il colosso cinese delle tlc Huawei, siglata nel maggio scorso e rinnovata stamani nel corso di un convegno organizzato da Huawei a Roma.Il progetto pilota che coinvolgerà il Colosseo, con il coordinamento del ministero dei Beni culturali, ha come obiettivo il monitoraggio intelligente di una zona delimitata tramite telecamere tecnologicamente avanzate e ad alta definizione che – spiegano le aziende – garantiranno più sicurezza insieme alla protezione del patrimonio storico-artistico. L’implementazione di queste tecnologie, nelle intenzioni di Acea e Huawei, permetterà in futuro la gestione integrata e ‘smart’ di un territorio ad alta rilevanza turistica.”Il rinnovo della intesa tecnologica ci permetterà di proseguire la roadmap per realizzare i progetti in tema di ‘smart & safe city'”, ha detto Francesco Del Pizzo, direttore delle infrastrutture e nergetiche di Acea. Per Thomas Miao, Ceo di Huawei Italia, il progetto “andrà a beneficio dei cittadini di Roma e dei turisti che la visitano”. L’intesa, ha aggiunto, “dimostra che per promuovere la digitalizzazione e realizzare le smart city dobbiamo lavorare con tutto l’ecosistema in modo da creare più servizi, più opportunità, più sicurezza per i cittadini e più efficienza per le pubbliche amministrazioni”.
Grazie allo sviluppo del lavoro sui computer quantistici gli esperti Volkswagen sono riusciti per la prima volta a sviluppare un programma di gestione del traffico che realizza previsioni della situazione sulle strade delle città molto più precise. Con queste innovazioni tutti gli ‘attori’ della mobilità – come le società di trasporto pubblico, i taxi e i fornitori di servizi – saranno in grado di ottimizzare l’utilizzazione delle proprie flotte e, allo stesso tempo, di minimizzare i tempi di attesa per i passeggeri.Per sviluppare i nuovi sistemi di gestione del traffico, gli esperti Volkswagen prima analizzano con computer convenzionali dati di movimento provenienti da smartphone o da trasmettitori nei veicoli (e resi opportunamente anonimi) allo scopo di calcolare l’accumulo del traffico e il numero di persone coinvolte. Il secondo step, cioè l’ottimizzazione, è completato con un algoritmo quantistico. E’ possibile assegnare, per esempio, un numero preciso di veicoli a diversi ‘punti di richiesta’ su base predittiva, per garantire trasporto a tutti i passeggeri in attesa. Ciò potrebbe eliminare costose inefficienze di mezzi di trasporto, ad esempio di taxi e autobus, percorrenti distanze considerevoli a vuoto, lunghi tempi di attesa per i passeggeri o una scarsità di veicoli in aree ad alta domanda. Gli operatori del trasporto pubblico potrebbero aggiungere ulteriori corse agli orari fissi per allinearsi meglio alla domanda. Per Volkswagen, questo sistema di gestione del traffico ottimizzata grazie all’informatica quantistica potrebbe essere offerto come un nuovo servizio commerciale. Gli esperti del Gruppo vedono anche possibilità di applicazione per il loro algoritmo nelle infrastrutture del traffico e nella connessione fra veicoli, in modo particolare in relazione a quelli autonomi.I test sulle applicazioni dei nuovi algoritmi si stanno svolgendo a Barcellona – dove esiste un database adeguato – grazie alla cooperazione con il provider di servizi per le telecomunicazioni Orange e la società Terlaytics specializzata in data science.
Nel 2019 Huawei aprirà un centro europeo sulla cybersicurezza, con sede a Bruxelles. Lo ha annunciato Liang Hua, chairman di Huawei, nel discorso d’apertura della tre giorni di convegni e incontri organizzata dalla compagnia cinese a Roma in tema di innovazione e reti 5G.”Vogliamo garantire protezione e sicurezza, elementi critici per lo sviluppo tecnologico”, ha detto Liang, precisando che l’azienda dà “molta importanza al Gdpr”, cioè al regolamento europeo sulla privacy entrato in vigore nella scorsa primavera.L’Europa, dove c’è una “base industriale molto robusta”, dovrebbe essere più connessa, ha proseguito Liang, precisando che l’azienda opera nel vecchio continente da 18 anni. “La tecnologia è fondamentale per la crescita economica europea.Huawei investe in ricerca tecnologica, e uno dei nostri focus è sull’intelligenza artificiale, che è come l’elettricità nella rivoluzione industriale”.Il colosso di Shenzhen, ha aggiunto il dirigente, collabora allo sviluppo si sistemi di intelligenza artificiale con 20 istituti di ricerca. La collaborazione in Europa avviene anche nei 60 open labs aperti e negli accordi con 400 partner.
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Nuova impresa in chiave filantropica di Bill Gates, il co-fondatore di Microsoft. All’Expo di Pechino, in Cina, ha presentato una toilette reinventata con tecnologie che possono venire in soccorso alle popolazioni più disagiate del pianeta e salvare vite umane da infezioni. Il bagno futuristico non ha bisogno di acqua e fognature e utilizza la chimica per trasformare i rifiuti umani in fertilizzanti.
L’ex amministratore delegato di Redmond ha spiegato che queste tecnologie rappresentano i progressi più significativi in termini di servizi igienico-sanitari in quasi 200 anni. Secondo la Fondazione Bill e Melinda Gates le scarse condizioni igienico-sanitarie uccidono mezzo milione di bambini di età inferiore ai 5 anni e costano al mondo oltre 200 miliardi di dollari l’anno per assistenza sanitaria e perdita di reddito.
La fondazione ha speso oltre 200 milioni dal 2011 per stimolare la ricerca e lo sviluppo di tecnologie sanitarie sicure. Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, 2,3 miliardi di persone in tutto il mondo non hanno ancora accesso alle strutture igienico-sanitarie. Mentre l’Unicef stima che 480.000 bambini sotto i 5 anni muoiano ogni anno di diarrea, spesso causati da cibo contaminato dalle acque reflue o acqua potabile.
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In un anno, tra ottobre 2017 e settembre 2018, YouTube ha pagato all’industria musicale 1,8 miliardi di dollari, calcolando i soli introiti pubblicitari. Il dato emerge dall’edizione 2018 del rapporto di Google sulla pirateria.
Stando al documento “How Google Fights Piracy”, YouTube ha pagato più di 3 miliardi di dollari ai titolari dei diritti che hanno monetizzato l’utilizzo dei loro contenuti in altri video tramite “Content ID”, lo strumento per la gestione dei diritti.
Nella lotta alla pirateria, Google ha rimosso dal suo motore di ricerca 3 miliardi di indirizzi web per violazione del copyright, a partire dal momento in cui ha messo a disposizione dei detentori dei diritti e dei loro agenti lo strumento che permette di fare segnalazioni. Sono inoltre 10 milioni gli annunci pubblicitari non approvati nel 2017 perché sospettati di violazione del copyright o perché rimandavano a siti che violavano il copyright. IL RAPPORTO 2018 DI GOOGLE SULLA PIRATERIA [print-me title=”STAMPA”]
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