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Battiston, al Colle dialogo su ricerca
Ho aggiornato Capo dello Stato su stato del settore spaziale
Renzi, oggi non nasce una correnteMinniti? Non credo venga. Non scioglie riserva? Chiedete a lui
Conte-Centeno, discussione su riformeNell’incontro a Palazzo Chigi discussione su riforme economiche
Via simbolo o voto online, come superare il ‘codice’In caso dimissioni Raggi ha 20 giorni per ritirarle, come Marino
Il midterm di Raggi, le sfide aspettando il cambiamentoCambi in Giunta, i bus, la spazzatura, le buche, lo stop allo Stadio
Pd: Calenda, paralizzati dai rancoriPiù facile mettere insieme quelli fuori dal partito
Conte, Conferenza Palermo tappa centraleGoverno sostiene con convinzione la strategia Onu
Pd: Zingaretti, ora bisogna combattereGovernatore, voglio allargare non voglio escludere
Manovra: lunedì audizione Corte ContiSi riuniscono commissioni Bilancio di Camera e Senato
Fonti M5S,con condanna Raggi Giunta cadeDi Maio, in Codice comportamento incompatibilità con condanna
Fico, a Brescia con familiari vittimePresidente Camera,strage evento tra più drammatici nostra storia
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Una riflessione sull’indipendenza e l’autonomia della ricerca: è stato questo, ha detto il fisico Roberto Battiston, uno dei temi del colloquio di oggi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo scrive in un tweet lo stesso Battiston: “Ho avuto il piacere gi aggiornare il Presidente della Repubblica sullo stato del settore spaziale. E’ stata una importante occasione per una riflessione sull’indipendenza, l’autonomia e l’autorevolezza della ricerca scientifica”.
– “Oggi non si parla di congresso Pd, neanche domani. E’ bello fare una cosa tutti insieme. Non ci saranno notizie, mi metto lì e ascolto. Domani si parla”. Così Matteo Renzi arrivando al Teatro Nuovo di Salsomaggiore (Parma) per la convention della sua area politica. “Nasce la corrente di Renzi? No, nel modo più categorico no – ha risposto ai giornalisti -. E’ esattamente l’opposto. Minniti? Marco non credo che venga. La sua riserva sta durando parecchio? Questo chiedetelo a lui. Ha detto che avrebbe sciolto la riserva quando c’era l’assemblea” del Pd, il 17 novembre. “C’é un gruppo di parlamentari, consigliere regionali, che si sono uniti, si fa una cosa tutti insieme – ha detto ancora il senatore ed ex premier parlando della convention -. Di partito si parlerà sabato e domenica prossimi, quando ci sarà l’assemblea. E’ la prima volta che ci riuniamo? Non é vero, ci fu la cena sull’Aventino (a Roma, l’estate scorsa, ndr), con la polemica sulla mia camicia…”
– Giuseppe Conte e Mario Centeno hanno avuto a palazzo Chigi una discussione sulle riforme economiche e monetarie europee in vista del consiglio di dicembre.
C’è stato anche uno scambio di punti di vista su altri temi di primo piano nell’agenda dell’Eurogruppo, in particolare sul budgetary draft plan italiano.
L’incontro a Palazzo Chigi – twitta Centeno – è stata anche l’occasione per per discutere sulle iniziative italiane in merito alle riforme strutturali
Se il codice etico di M5S sembra – anche a detta di Luigi Di Maio – “parlare chiaro”, il tema ‘exit strategy’ in caso di condanna della sindaca è uno scenario non del tutto irreale. Diverse le ipotesi che si rincorrono: da quella di andare avanti tutti, sindaca e maggioranza, senza il simbolo dei Cinque stelle, a quella di ricorrere ad una sorta di consultazione on line sulla piattaforma Rousseau per far esprimere la base M5S sul “lasciare o restare”. La seconda opzione potrebbe prevedere le dimissioni della sindaca e il conseguente avvio della consultazione. Le dimissioni, come da regolamento, diventano effettive dopo 20 giorni e in questo periodo Raggi potrebbe ritirarle in caso di esito positivo del ‘referendum on line’. Lo stesso Ignazio Marino, spinto dall’ inchiesta sulle spese e gli scontrini, si dimise ma poi ritirò le dimissioni entro i 20 giorni per poi finire il suo mandato con le dimissioni in massa dei consiglieri del Pd davanti ad un notaio. In alternativa alle dimissioni potrebbe essere valutata anche la possibilità di un’autosospensione della sindaca dalla sua carica, un po’ come fece il sindaco di Milano Giuseppe Sala alla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per la vicenda Expo. In entrambi i casi, a prendere per un periodo le redini di Palazzo Senatorio sarebbe il vicesindaco Luca Bergamo (che proprio di recente ha dichiarato che a suo avviso si dovrebbe andare avanti in ogni caso). La strada della consultazione on line tramite Rousseau, emersa nei rumors come ipotesi B, desta però qualche perplessità nel Movimento in quanto costituirebbe un precedente difficile da spiegare in altre, future, situazioni analoghe. L’altra opzione, ovvero il continuare senza simbolo, in linea di principio, dovrebbe coinvolgere non solo Raggi, ma l’intera maggioranza pentastellata. Tutti i consiglieri a quel punto, per sostenere una sindaca non più M55 (potrebbe, ad esempio, intervenire un’autosospensione di Raggi dal Movimento) dovrebbero rinunciare a stare sotto l’egida pentastellata e a trasferirsi in blocco nel gruppo misto dove ora alberga Cristina Grancio, la dissidente M5S che criticò da subito il progetto sulla stadio della Roma finito al centro di un’inchiesta. Per ora in Campidoglio l’argomento non è mai stato affrontato in maniera ufficiale. Ma a microfoni spenti le posizioni dei consiglieri pentastellati hanno sfumature diverse. C’è chi sottolinea come “nessun sindaco si sia mai dimesso per una cosa del genere”, chi si dice contrario alla prospettiva di andare avanti senza simbolo, chi non esclude la possibilità che si possa andare avanti con una sindaca senza simbolo supportata da un gruppo che invece lo mantiene. Si attende in ogni caso una presa di posizione del Movimento nazionale. E la parola d’ordine, in ogni caso, resta ottimismo sull’assoluzione.
La sentenza che domani metterà un primo punto alla vicenda giudiziaria di Virginia Raggi coincide quasi con il midterm della consiliatura. Due anni e 5 mesi a Palazzo Senatorio costellati tanto dai valzer nelle nomine e dai cambi in giunta, quanto dalle grandi sfide portate avanti nei settori strategici della città, dai trasporti ai rifiuti. Un rinnovamento che la sindaca ha voluto innescare nel profondo (“e non – come spesso rivendica – con una mano di bianco”) e che attende ora di dare i suoi frutti. Ma su cui, ancora per qualche ora, pende la spada di Damocle di una possibile condanna che costringerebbe la sindaca a lasciare, al netto di ‘exit strategy’. A giugno 2016, l’elezione del primo sindaco donna della Capitale (con una percentuale di favori che sfiorava il 70%) è coincisa con la prima vera esperienza di governo dei pentastellati. Forse in assoluto la più complicata, indubbiamente partita in salita. Il primo anno di Virginia Raggi, infatti, è stato costellato da grandi difficoltà: in primis con le nomine e con la costruzione ex novo di una classe dirigente di fatto azzoppata dall’inchiesta sulle nomine con l’arresto di Raffaele Marra, ex capo del personale poi arrestato con l’accusa di corruzione. Diversi i manager che si sono avvicendati nelle aziende capitoline, ma ad attirare maggiormente l’attenzione sono state le porte girevoli in giunta. Fino ad oggi gli assessori che – tra vicende giudiziarie, divergenze politiche, e cordiali commiati – hanno lasciato l’esecutivo sono otto: Marcello Minenna (andato via insieme all’ex capo di gabinetto Carla Romana Raineri), Paola Muraro, Paolo Berdini, Massimo Colomban, Adriano Meloni, Andrea Mazzillo, Alessandro Gennaro, e, solo nominalmente, Raffaele De Dominicis. La prima cittadina, secondo cui prima viene il programma elettorale e solo dopo le persone, di volta in volta si è rimboccata le maniche e ha inaugurato nuovi ingressi: dall’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari al titolare di Bilancio e Partecipate Gianni Lemmetti. Nella gestione della città, il M5S ha ingaggiato sfide complesse e a lungo termine. Si va dall’approvazione dei bilanci nei tempi stabiliti, al concordato preventivo per rimettere in piedi l’Atac (la municipalizzata dei trasporti con 1,4 miliardi di debiti), fino ad un piano di raccolta differenziata tecnologica da esportare in tutta la città. Un cambiamento che in alcuni casi è stato già messo sui binari, ma che quotidianamente si scontra con servizi ancora inefficienti: i sacchetti di immondizia che ciclicamente invadono le vie della città, strade groviera e bus lumaca o, peggio, che prendono fuoco. Per mettersi completamente alle spalle l’era di Mafia Capitale nel verde, la giunta ha messo in campo due importanti gare europee che a breve – assicurano dal Campidoglio – daranno i loro frutti. Come pure sarebbe imminente una corposa iniezione di nuovi autobus. Dopo il primo, pesante no alle Olimpiadi, il Comune ha puntato su ‘grandi eventi’ alternativi, tra cui la prima Formula E, la gara di bolidi elettrici all’Eur. Mentre la scommessa sul nuovo Stadio della Roma – “un impianto fatto bene” nelle intenzioni del M5S- al momento è in stand by per grane giudiziarie. Se l’annunciata razionalizzazione delle aziende capitoline per ora è solo sulla carta (con l’incertezza che regna in alcune realtà), sono più evidenti i risultati raggiunti per i dipendenti comunali: la soluzione dell’annosa vertenza del salario accessorio e le numerose assunzioni, attese da tempo, che con Raggi sono andate in porto. Forte anche il messaggio di legalità da sempre veicolato dalla sindaca, che si è concretizzato, ad esempio, con i recenti sgomberi di diversi esponenti del clan Spada dalle case popolari di Ostia. La spinta decisiva per chiudere in bellezza il mandato – qualora proseguirà – potrebbe essere l’arrivo di quei tanto agognati poteri e fondi speciali per la Capitale. La promessa, in linea di principio, sta nero su bianco nel programma di governo.
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“Non penso sia dirimente chi sarà il nuovo segretario del Pd rispetto al fatto che si faccia o meno un fronte repubblicano, cioè una lista aperta per le Europee, perché ormai sono d’accordo tutti. Zingaretti, Minniti, tutti sono d’accordo nel fare questa cosa perché è necessaria. Secondo me è molto più facile mettere insieme quelli fuori dal Pd che quelli dentro il partito. Questo partito è paralizzato dai rancori”. Lo ha affermato Carlo Calenda nel corso del suo intervento al festival di Linkiesta, il giornale online, che si tiene a Milano, parlando del dialogo all’interno del Pd. “Io continuo a insistere su un punto, perché siamo stati seduti tutti insieme in Consigli dei ministri a combattere per molte cose, e non ci si può credere che adesso non ci sediamo tutti insieme allo stesso tavolo a decidere una linea politica – ha concluso -. Io voglio vederci tutti seduti allo stesso tavolo e continuerò a rompere le scatole”.
– “Il nostro Governo sostiene con convinzione la strategia portata avanti dalle Nazioni Unite.
Proprio in questo processo di stabilizzazione si inserisce la due giorni di Palermo, che non sarà un episodio isolato, ma una tappa fondamentale di un percorso lungo il quale l’Italia continuerà ad accompagnare passo dopo passo il popolo libico”.
Lo sottolinea il premier Giuseppe Conte su facebook.
– “Io penso che Renzi sia stato un leader, e penso che per tutti sia un bene immaginarsi a volte nella propria vita come guida e a volte scoprire anche l’ebbrezza di spingere insieme a tanti altri per un’idea, per dei valori, con un progetto politico”. Lo ha detto il governatore del Lazio e candidato alla segreteria del Pd, Nicola Zingaretti, parlando a margine di un incontro con i suoi giovani sostenitori a Firenze. “Io voglio allargare, non voglio escludere”, ha affermato Zingaretti, dicendosi convinto “che vada costruito un partito più grande, più aperto, plurale, più ricco, con tante idee, con tante differenze, dove tutti abbiano un ruolo”. Il tema del congresso, sostiene il governatore, “dovrà essere questo: ritornare con coraggio a cambiare, e tornare ad offrire una speranza diversa agli italiani che in parte sono stati conquistati alle elezioni da Lega e 5 stelle.
Ma bisogna combattere”.
– Lunedì 12 novembre, le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, presso la Sala del Mappamondo, in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021, faranno diverse audizioni tra cui quelle dei rappresentanti dell’Istat, della Corte dei conti e del presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro.
– Il M5s è “ottimista” sull’esito della sentenza del processo per le nomine in Campidoglio che riguarda la sindaca di Roma Virginia Raggi ma, nel caso in cui ci dovesse essere un verdetto di condanna, la Giunta sarebbe arrivata al capolinea. La conseguenza dovrebbe quindi essere solo quella di tornare alle urne dopo le dimissioni. E’ questa la linea dei vertici M5s sulla vicenda Campidoglio in base al nuovo codice etico. Luigi Di Maio ha poi ricordato il codice di comportamento che prevede l’incompatibilità tra una carica e una condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo. La sindaca potrebbe teoricamente restare in carica ma senza il simbolo del M5s: un’eventualità che tuttavia si esclude in ambienti del Movimento perché, si fa notare, questo comporterebbe che gli stessi consiglieri dovrebbero sostenere una Giunta non più targata 5 Stelle.
– A Brescia “incontrerò i familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia con cui parteciperò, insieme al sindaco e al presidente del Consiglio comunale, a un momento commemorativo vicino alla stele che ricorda uno degli eventi più drammatici della nostra storia recente. Prima sarò all’Auditorium Balestrieri per una tavola rotonda di approfondimento sul tema della tutela e della gestione dei beni comuni come l’acqua. Nei prossimi giorni i cittadini di Brescia e della provincia saranno infatti chiamati ad esprimersi in un referendum consultivo proprio sul tema dell’acqua pubblica. Ultimo appuntamento in città sarà quello al Palazzo della Loggia dove si terrà l’inaugurazione del Festival della Pace”. Lo scrive il presidente della Camera, Roberto Fico, in un post su facebook. [print-me title=”STAMPA”]
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