MONDO TUTTE LE NOTIZIE
Forte tensione a Gaza, 6 uccisi, anche comandante Hamas
Fonti locali, attacco israeliano. Ma esercito non commenta
Germania: Seehofer rinuncerà a guida CsuE lascerà governo prima della fine della legislatura
atoMessico: 5.000 migranti verso IrapuatoPrima Carovana diretta in Usa ha lasciato Querétaro
Gaza, soldato Israele ucciso in scontriNuova ondata combattimenti nella Striscia, 7 i morti palestinesi
California, incendi: almeno 31 i mortiQuasi 230 i dispersi secondo l’ultimo bilancio ufficiale
Usa 2020, “Hillary si ricandiderà”E’ l’ipotesi di un ex consigliere dei Clinton sul Wsj
Usa: Nyt, tensioni tra Melania e Ivanka’Un rapporto complicato’ tra le due prime donne del presidente
Melbourne, funerali Stato per MalaspinaLa settimana prossima,annuncia su Twitter il premier di Victoria
Yemen: Hodeidah, 149 morti in 24 oreTra le vittime anche 7 anche civili
Brexit: Belgio, aspettiamo segnali da GbPronti a summit straordinario se progressi,altrimenti a dicembre
Brexit: Francia, palla in campo GbLoiseau, prepariamo tutti gli scenari
Brexit:ministro ombra,può essere fermataBritannico Keir Starmer contraddice leader Labour Corbyn
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Hamas
Uno scontro armato nella serata di domenica tra Hamas e Israele ha fatto risalire d’un colpo la tensione a Gaza, tanto da far tornare nella notte il premier Benyamin Netanyahu da Parigi in patria. Secondo fonti mediche della Striscia ci sono 6 morti palestinesi e 6 feriti. Tra i primi anche Nour Barake, comandante del braccio militare dell’organizzazione a Khan Younes nel sud di Gaza dove tutto è cominciato.
L’uccisione di Barake è stata attribuita da Hamas all’azione di una unità d’elite israeliana penetrata all’interno della Striscia. Gli scontri – ha detto Hamas – sono scoppiati quando membri di un’unità speciale israeliana sono entrati nella Striscia per eliminare un suo comandante militare. I militari israeliani – ha aggiunto – sono entrati a bordo di un’auto, tre chilometri all’interno della Striscia, hanno
raggiunto una moschea e là hanno ucciso il comandante locale Nur Barake.
Una volta scoperti – ha proseguito Hamas – si è tentato di impedire il loro ritorno in Israele e sono poi seguiti attacchi da parte di velivoli dell’aviazione israeliana. L’esercito israeliano – che ha smentito il rapimento di un soldato riportato da alcune fonti e ha affermato che tutti i soldati sono rientrati – ha confermato che “durante una sua attività operativa all’interno della Striscia di Gaza si è sviluppato uno scontro a fuoco”. Fonti locali della Striscia hanno riferito che le fazioni armate palestinesi hanno proclamato lo stato di massima allerta.
Immediatamente dopo i fatti nelle zone israeliane a ridosso della Striscia sono risuonate, almeno tre volte, le sirene di allarme anti-missili. Il portavoce militare ha riferito che “sono stati identificati due lanci dalla Striscia e che entrambi sono stati intercettati dal sistema di difesa Iron Dome. Data la situazione, una riunione di emergenza è stata convocata al ministero della Difesa israeliano a Tel Aviv e alle popolazioni del sud di Israele è stato detto di restare vicini ai rifugi. Le rotte di arrivo e di partenza per i voli dell’aeroporto Ben Gurion sono state spostate più a nord vista la situazione.
– BERLINO
– Il leader bavarese Horst Seehofer vuole rinunciare alla guida della Csu. Lo scrive la Dpa, citando fonti vicine al politico, che lo avrebbe chiarito parlando ai vertici del partito stasera. Seehofer intenderebbe rendere pubblica la decisione nei prossimi giorni, e il suo successore verrebbe nominato all’inizio del 2019 in un congresso speciale del partito. Secondo l’agenzia, Seehofer intenderebbe lasciare anche il governo Merkel, nel quale opera come ministro dell’interno, prima della fine della legislatura.
– CITTA’ DEL MESSICO
– La prima Carovana di migranti centroamericani diretti negli Usa, composta da circa 5.000 persone, ha lasciato oggi all’alba la città di Querétaro, capitale dell’omonimo piccolo Stato messicano, diretta a Irapuato, in Guanajuato.
Venerdì i migranti honduregni, guatemaltechi e salvadoregni avevano lasciato Città del Messico dove aveva realizzato una sosta di otto giorni.
Partiti il 12 ottobre da San Pedro Sula, in Honduras, i migranti sono ormai in viaggio da un mese e sanno di dover percorrere ancora ben 3.000 chilometri prima di giungere a Tijuana, alla frontiera con gli Stati Uniti.
A differenza di quanto era avvenuto all’uscita della capitale messicana, quando erano partiti in due diversi gruppi, i membri della Carovana hanno lasciato Querétaro tutti insieme in direzione di Irapuato, da dove proseguiranno successivamente per Guadalajara, nel Messico occidentale.
– GERUSALEMME
– C’è anche un soldato israeliano tra le vittime della nuova ondata di combattimenti scoppiata ieri tra le forze dello Stato ebraico e i militanti palestinesi nella Striscia di Gaza.
Lo rende noto oggi l’esercito di Israele, aggiungendo che un altro soldato è rimasto leggermente ferito durante “un’attività operativa” nel sudest della Striscia nella quale si è evoluto un conflitto a fuoco. Il bilancio delle vittime palestinesi è di sette morti, tra cui un comandante di Hamas, e altri sette feriti.
– PARADISE (USA)
– Sale a 31 morti accertati e 228 persone disperse il bilancio degli incendi che hanno devastato la California. Lo rendono noto le autorità locali.
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WASHINGTON
– Hillary Clinton correrà di nuovo per la Casa Bianca nel 2020. E sarà una Hillary 4.0 che ancora una volta reinventerà sé stessa. Ne sono convinti Mark Penn, consigliere di vecchia data della famiglia Clinton, e Andrew Stein, presidente del New York City Council vicino a Bill e Hillary.
L’ex first lady, affermano i due sul Wall Street Journal, ha il 75% di popolarità tra i dem e una missione ancora da compiere: diventare la prima donna presidente. E non può lasciare senza vendetta il grido dei sostenitori di Trump ‘lock her up’, mettetela in galera.
– WASHINGTON
– Un rapporto “complicato” che ha generato anche qualche tensione. Cosi’ il New York Times descrive i rapporti all’interno della Casa Bianca tra Melania e Ivanka Trump, la first lady che risiede nella East Wing, dove ci sono gli appartamenti del presidente, e la first daughter che lavora nella West Wing, dove si trovano gli uffici.
Che i rapporti tra le due non siano mai stati tra i piu’ calorosi e’ cosa nota. Ma il Times racconta come sia difficile per lo staff presidenziale gestire le due prime donne della Casa Bianca. L’ultimo ‘incidente’? Ivanka, scrive il Nyt, aveva programmato un viaggio in Africa ben prima che Melania annunciasse il suo. Un annuncio che la first daughter avrebbe accolto con una certa irritazione.
– Funerali di Stato, la settimana prossima, per Sisto Malaspina, il noto ristoratore 74enne di origini italiane accoltellato a morte sabato a Melbourne da un terrorista poi ucciso dalla polizia. Lo ha annunciato sul suo account twitter il premier dello Stato di Victoria, Daniel Andrews.
“Sisto Malaspina era una icona di Victoria, conosciuto e amato da tutti noi – ha scritto Andrews -. Ho parlato di nuovo con la sua famiglia questa mattina e hanno accettato la mia offerta di un funerale di Stato la settimana prossima, seguiranno ulteriori dettagli. Fino ad allora il nostro amore ed i nostri pensieri vanno alla famiglia di Sisto”.
– Almeno 149 persone, inclusi civili, sono state uccise nella città portuale di Hodeidah nell’arco di 24 ore di scontri tra forze lealiste yemenite e insorti Huthi: lo hanno reso noto oggi fonti mediche e militari, secondo quanto riporta il quotidiano The Tribune. Una fonte militare a Hodeidah ha confermato che tra le vittime ci sono anche sette civili.
Secondo fonti mediche gli insorti uccisi durante la notte sono 110, mentre i lealisti che hanno perso la vita sono 32.
– BRUXELLES
– Per un accordo sulla Brexit “stiamo aspettando novità da Londra. C’è tempo, ma non così tanto. Per oggi penso sia difficile fare veri progressi, ma spero sia possibile prima di Natale”. Così il ministro degli Esteri belga Didier Reynders al suo arrivo al Consiglio affari generali.
“Siamo pronti a tutti gli scenari, ma lavoriamo sodo per raggiungere un buon accordo” con Londra. “Siamo molto vicini.
Abbiamo una soluzione per quasi tutte le questioni, e anche sulle frontiere irlandesi abbiamo fatto una proposta con alcune evoluzioni negli ultimi giorni, ma fino ad ora non abbiamo avuto segnali positivi” dalla Gran Bretagna. “Spero ci possano essere nelle prossime settimane, ma di sicuro non oggi”, spiega Reynders. “Aspettiamo di sapere da Barnier se un buon accordo è possibile per questo mese o se occorre aspettare le prossime settimane. Siamo pronti ad organizzare un vertice straordinario, ma solo se ci sono progressi. Se la situazione è la stessa di dieci giorni fa, non ha senso, sarà per dicembre”.
– BRUXELLES
– Sulla Brexit “siamo determinati a trovare un buon accordo. Abbiamo la sensazione che i negoziatori abbiano lavorato molto, e stamani con Barnier entreremo nei dettagli. Ma la palla è in campo britannico. E’ una decisione” di Londra. Così il ministro per gli Affari europei Nathalie Loiseau al suo arrivo al Consiglio affari generali a 27.
“Parleremo dell’unione doganale e di cosa significa per noi.
Siamo pronti, siamo aperti, ma vogliamo vedere i dettagli”, ha spiegato Loiseau, aggiungendo poi: “per interrompere qualsiasi accordo temporaneo” con la Gran Bretagna “occorre una decisione bilaterale, sia dei 27 che di Londra. E a quel punto occorre che sappiamo quale sarà la soluzione per le frontiere irlandesi”.
Quanto allo scenario di mancato accordo, risponde il ministro “ci stiamo lavorando, perché potrebbe verificarsi anche a seguito della “mancata ratifica da parte dei Parlamenti. In Francia ci prepariamo un progetto di legge con misure nazionali temporanee”.
– L’uscita del Regno Unito dalla Ue “può essere fermata”: lo ha detto a Sky News lo stesso ministro ombra britannico per la Brexit, Keir Starmer, contraddicendo così il leader del Labour Jeremy Corbyn.
“La Brexit può essere fermata – ha affermato Starmer -. Ma la vera domanda è, quali sono le decisioni che dovremo prendere nelle prossime settimane e mesi?”. E poi ha spiegato: “La decisione numero uno è sull’accordo, la decisione numero due è, se l’accordo viene bocciato dovrebbero esserci le elezioni?. E la decisione numero tre è, se non ci saranno le elezioni tutte le opzioni devono essere sul tavolo, inclusa l’opzione di un voto pubblico”.
Da parte sua, Corbyn aveva detto al settimanale tedesco Der Spiegel, riferendosi alla Brexit: “Non possiamo fermarla. Il referendum c’è stato. L’Articolo 50 è scattato. Quello che possiamo fare è riconoscere le ragioni per cui la gente ha votato di lasciare” l’Ue. [print-me title=”STAMPA”]
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