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Mattarella ricorda i 19 soldati italiani morti nella strage di Nassiriya
‘Solo la collaborazione tra i popoli può sconfiggere le tenebre della violenza’. Il ministro della Difesa Trenta: ‘La loro memoria appartiene a tutto il Paese’
Nassiria, “non dimentichiamo mai”Gianfranco Scalas su Fb, raccontò quei momenti agli italiani
Manovra: Di Maio e Salvini al verticeIncontro per mettere a punto legge Bilancio dopo i rilievi Ue
‘Viaggio in Italia’ fa tappa a LecceIl 16 novembre nel carcere con giudice Daria de Petris
Manovra: Di Maio, ha ragione TriaNoi cerchiamo di invertire la rotta il prima possibile
Manovra: Di Maio, resta fedele obiettiviCrediamo nella crescita che abbiamo individuato
Manovra: fonti P.Chigi, nessun verticeMa poco prima fonti leghiste di P.Chigi lo davano in corso
Legittimo destituire un magistrato che accetta favori da imputati Lo ha deciso la Corte Costituzionale stabilendo che, in questo caso, la rimozione automatica del magistrato non è contraria alla Costituzione
Salvini, incontro positivo con ConteDiscusso anche di Libia e manovra in vista della lettera a Ue
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“I militari e civili che a rischio della propria incolumità fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l’espressione di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l’affermazione dei diritti dell’uomo”. Lo scrive il presidente della Repubblica Mattarella in un messaggio al ministro della Difesa Trenta nel quindicesimo anniversario della strage di Nassiriya in cui morirono 19 soldati italiani di stanza in Iraq.
“Soltanto un’intensa collaborazione tra i popoli – sottolinea il Capo dello Stato – può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all’umanità”.
Anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ricorda la strage. ‘Siamo qui per dire ai nostri Caduti e alle loro famiglie che non li abbiamo dimenticati. Per dire che la loro memoria, così come quella di tutti i feriti e di chi si è sacrificato per l’Italia, non appartiene solo alle Forze Armate ma all’intero Paese’ scrive in un tweet.
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CAGLIARI
– A 15 anni di distanza rimane ancora impresso il ricordo dell’attentato terroristico che causò la morte di 28 persone tra cui 19 soldati italiani impegnati in missione in Iraq. Una tra le testimonianze più toccanti è quella dell’allora colonnello del 151/o reggimento della Brigata Sassari Gianfranco Scalas che nel 2003 svolgeva il compito di addetto stampa dell’Esercito e a cui toccò raccontare quelle ore e mediare con i giornalisti nelle ore e nei giorni successivi all’attentato.
“8.39 ora irachena del 12 novembre 2003, un boato e il cielo squarciato da una nuvola alta nera di fumo, nelle radio rimbalzano grida, urla poi la corsa folle verso la città e il silenzio terrificante la disperazione della ricerca, l’orrore e le tue forze si arrendono nella mente offuscata. 15 anni ma Noi non dimentichiamo mai”, scrive oggi su Facebook.
Una tra le testimonianze più toccanti è quella dell’allora colonnello del 151/o reggimento della Brigata Sassari Gianfranco Scalas che nel 2003 svolgeva il compito di addetto stampa dell’Esercito e a cui toccò raccontare quelle ore e mediare con i giornalisti nelle ore e nei giorni successivi all’attentato.
“8.39 ora irachena del 12 novembre 2003, un boato e il cielo squarciato da una nuvola alta nera di fumo, nelle radio rimbalzano grida, urla poi la corsa folle verso la città e il silenzio terrificante la disperazione della ricerca, l’orrore e le tue forze si arrendono nella mente offuscata. 15 anni ma Noi non dimentichiamo mai”, scrive oggi su Facebook.
Nel frattempo oggi in Sardegna, una terra che nel 2003 perse il maresciallo Silvio Olla, originario di Sant’Antioco, sono previste alcune commemorazioni tra le quali alla Maddalena e a Sassari.
– I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono a Palazzo Chigi, per la riunione in programma sulla manovra con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il vertice, che non risulta ancora iniziato, serve a mettere a punto, a poche ore dalla partenza del premier per il vertice in Sicilia sulla Libia, la linea del governo sulla legge di bilancio, alla vigilia della risposta ai rilievi della Commissione europea.
– Venerdì 16 novembre a partire dalle ore 10, nella Casa circondariale NC di Lecce, la giudice della Corte costituzionale Daria de Pretis incontrerà le detenute della sezione femminile nell’ambito del progetto ‘Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri’.
Nel teatro del carcere la giudice terrà una lezione che si svilupperà attorno al frammento di Costituzione ‘Senza distinzione’ e successivamente risponderà alle domande che le detenute vorranno rivolgerle. Dopo l’incontro, la giudice de Pretis visiterà gli spazi detentivi. Il progetto ‘Viaggio nelle carceri’ è stato deliberato dalla Corte l’8 maggio scorso e, in continuità con il ‘Viaggio nelle scuole’, risponde anzitutto all’esigenza di aprire sempre di più l’Istituzione alla società per diffondere e consolidare la cultura costituzionale.
– “Noi stiamo cercando di invertire la rotta il prima possibile. Condivido pienamente quello che ha detto il ministro Tria: l’unico modo per rispettare i parametri europei è fare una manovra suicida che poi porta alla recessione”. Lo dice il vicepremier Luigi Di Maio conversando con i cronisti a Montecitorio.
– “Crediamo nella crescita che abbiamo individuato. E quindi la nostra manovra di bilancio resta fedele agli obiettivi che si è data”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a Montecitorio commentando le osservazioni dell’Istat sulla Manovra in audizione alla Camera. “E’ chiaro che non possiamo rispondere degli obiettivi di una manovra di bilancio fatta l’anno scorso dagli altri. Se si parla dell’ultimo trimestre si parla ancora degli effetti della legge di bilancio precedente”, conclude.
– “Non è in corso e non c’è stato alcun vertice” sulla manovra a Palazzo Chigi. Lo affermano fonti M5s di Palazzo Chigi. L’informazione corregge quanto detto poco prima da fonti leghiste di Palazzo Chigi, secondo le quali la riunione era in corso, con la partecipazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
E’ legittimo destituire il magistrato che accetta favori da imputati in processi pendenti nella propria sede giudiziaria. Lo ha deciso la Corte Costituzionale stabilendo che, in questo caso, la rimozione automatica del magistrato non è contraria alla Costituzione. Le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Sezione disciplinare del Csm sono state giudicate non fondate. La destituzione è la massima sanzione disciplinare prevista dall’ordinamento per i magistrati. La decisione è contenuta nella sentenza con la sentenza n. 197 depositata oggi (redattore Francesco Viganò) ed è relativa alle questioni sollevate dal Csm nell’ambito di due procedimenti concernenti magistrati incolpati di avere ricevuto benefici di varia natura da imputati in procedimenti penali pendenti presso le rispettive sedi giudiziarie. Secondo la Corte, la norma che prevede la sanzione disciplinare della rimozione non lede il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, poiché non determina alcuna irragionevole discriminazione in danno del magistrato autore dell’illecito disciplinare in questione rispetto a chi abbia commesso altri illeciti disciplinari per i quali non è prevista la sanzione dell’automatica rimozione. La norma – spiega la Consulta in una nota – non può, d’altra parte ritenersi intrinsecamente irragionevole in ragione dell’automatismo nell’irrogazione della massima sanzione disciplinare prevista dall’ordinamento per i magistrati.
La Corte ha sottolineato, in proposito, che ai magistrati è “affidata in ultima istanza la tutela dei diritti di ogni consociato” e che proprio per tale ragione essi “sono tenuti – più di ogni altra categoria di funzionari pubblici – non solo a conformare oggettivamente la propria condotta ai più rigorosi standard di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo ed equilibrio nell’esercizio delle funzioni, ma anche ad apparire indipendenti e imparziali agli occhi della collettività, evitando di esporsi a qualsiasi sospetto di perseguire interessi di parte nell’adempimento delle proprie funzioni. E ciò per evitare di minare, con la propria condotta, la fiducia dei consociati nel sistema giudiziario, che è valore essenziale per il funzionamento dello Stato di diritto”.
Condotte come quelle in considerazione – ha concluso la Corte – creano un oggettivo pericolo di distorsione dell’attività giurisdizionale in favore del soggetto che ha corrisposto prestiti o agevolazioni al magistrato, e comunque scuotono la fiducia della collettività nell’indipendenza e imparzialità dello stesso ordine giudiziario.
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È stato “positivo” l’incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed è servito per fare il punto “sulla Libia e la manovra, in vista dell’invio della lettera” domani a Bruxelles. Lo afferma Matteo Salvini al termine del colloquio, al quale non hanno partecipato Luigi Di Maio e Giovanni Tria. [print-me title=”STAMPA”]
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