Bufera su Facebook, ignorò gli allarmi su russi e furto dei dati
Inchiesta Nyt su ‘errori’ di Zuckerbeger e campagna anti-Soros
NEW YORK16 novembre 201813:15
Apple: accordo con A24, studio MoonlightIntesa pluriennale per la produzione di diversi film originali
NEW YORK16 novembre 201813:19
Netflix punta agli Oscar, divide AcademyCuaron nelle sale prima streaming. Spielberg,”sono film per tv”
NEW YORK16 novembre 201813:35
Tar dà ragione ad Agcom su modem liberoRespinte richieste sospensione Tim, udienza merito ottobre 2019
16 novembre 201814:48
– Nuova bufera su Facebook.
Proprio mentre sembravano stemperarsi le polemiche sullo scandalo dei dati e le interferenze russe, un’inchiesta del New York Times riapre le ferite e punta dritta il dito contro i vertici della società, Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg.
Secondo il quotidiano, non solo hanno ignorato i segnali di allarme sui russi e su Cambridge Analytica, ma hanno poi ripetutamente negato, arrivando a sviare l’attenzione dai problemi della società alimentando la disinformazione, anche quella contro George Soros.
Facebook respinge le accuse. “Semplicemente false”, dice Zuckerberg. Il cda della società parla di “numerose imprecisioni” nelle ricostruzioni, e mette in evidenza i passi in avanti compiuti nei controlli, anche sul fronte dei discorsi di incitamento all’odio. Ribadendo di aver chiesto allo stesso Zuckerberg e a Sandberg un’azione più rapida sulle interferenze russe, il consiglio di amministrazione della società ritiene “ingiusto” suggerire che ne fossero a conoscenza.
Secondo il New York Times, i ripetuti passi falsi di Zuckerberg e Sandberg – ritenuta l’adulta nella stanza con il compito di ‘supervisionare’ l’amministratore delegato – si sono verificati perché tutti e due erano troppo concentrati sulla crescita di Facebook e hanno quindi trascurato alcuni aspetti chiave del boom della società.
L’indagine del quotidiano, basata su interviste a 50 fra dipendenti ed ex, riaccende le polemiche sul social media e su Zuckerberg, di cui molti chiedono la testa. Donald Trump l’attacca insieme a Google e Twitter: sono loro la “vera collusione” con i loro pregiudizi a favore dei democratici.
NEW YORK – Apple spinge sui contenuti audiovisivi originali e, dopo i passi nelle serie tv, punta ai film. La compagnia di Cupertino ha stretto un accordo con lo studio A24, conosciuto per aver prodotto il film premiato agli Oscar “Moonlight”. L’accordo pluriennale prevede che A24 produca diversi film originali per Apple.
L’intesa è l’ultima mossa di un progetto che dovrebbe prendere corpo nel 2019, quando – secondo le indiscrezioni – la Mela dovrebbe rilanciare la Apple Tv unendo i contenuti audiovisivi originali, distribuiti gratis ai propri utenti, a una serie di canali esterni in abbonamento. Apple, che per i contenuti tv originali nel 2018 ha stanziato 1 miliardo di dollari, a giugno ha annunciato una partnership pluriennale con Oprah Winfrey. Alcune attrici di peso, come Reese Witherspoon e Jennifer Aniston, sono state ingaggiate per una serie; ci sono inoltre accordi per due serie affidate ai registi Damien Chazelle (“LaLa Land”) e M. Night Shyamalan (“Il sesto senso”).
– NEW YORK
– Netflix punta agli Oscar e divide i membri dell’Academy: secondo l’Hollywood Reporter, le tattiche che il colosso dello streaming sta utilizzando per portare “Roma” di Alfonso Cuaron all’ambita statuetta hanno spaccato la giuria che decide i premi annunciati il prossimo 24 febbraio.
Con “Roma”, altri tre film Netflix saranno distribuiti nelle sale per un periodo limitato prima di essere messi sulla piattaforma in streaming: metà dei giurati hanno trovato l’idea interessante, altri, cominciando da Steven Spielberg, pensano a una truffa.
La decisione di giocare alle regole degli Oscar viene con alcuni caveat: tanto per cominciare Netflix distribuirà i quattro film in sale affittate ad hoc. La tattica, definita “four-walling”, è l’equivalente del “self publishing” nel mondo dell’editoria: produttore o distributore ricevono tutti gli incassi ma non sono tenuti a rivelare il box office né se le sale erano piene o vuote.
Per Spielberg i film di Netflix con distribuzioni limitate restano sempre film per la tv: “Non dovrebbero vincere l’Oscar”, ha detto il regista.
Se “Roma”, che uscirà nelle sale per tre settimane prima di approdare il 14 dicembre su Netflix, dovesse ottenere una nomination per miglior film, sarebbe la prima volta nella storia di Hollywood che una candidatura viene assegnata un film distribuito in questo modo.
Il Tar conferma ‘modem libero’ e boccia il ricorso di Tim contro la delibera con la quale, ad agosto scorso, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha stabilito il diritto degli utenti “di scegliere liberamente i terminali di accesso ad Internet da postazione fissa”, fissando specifici obblighi sugli operatori “finalizzati a garantire scelte consapevoli e informate da parte dei consumatori finali”. L’ordinanza respinge la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento dell’Agcom, ed è già fissata al prossimo ottobre 2019 l’udienza di discussione del ricorso nel merito.
Con la contestata delibera, l’Agcom aveva confermato il diritto degli utenti di scegliere liberamente i terminali di accesso ad Internet da postazione fissa, fissando al contempo specifici obblighi sugli operatori, finalizzati a garantire scelte consapevoli e informate da parte dei consumatori finali. [print-me title=”STAMPA”]
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