SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Petra Magoni ospite tributi Frank Zappa
Dal 4 al 6/12 a Bologna, Milano e Roma a 25 anni dalla scomparsa
Pausini-Antonacci, due ‘fratelli’ in giro per 10 stadiDa Bari a Cagliari, i cantanti dividono il palco senza inediti
All’asta la “Lettera su Dio” di EinsteinStima oltre 1 mln dollari; invenduta da Sotheby’s la sua Bibbia
Prima pietra, in sala il Natale politicamente scorrettoNel film di Ravello, Guzzanti, Smutniak, Yilmax e Forte
A dicembre il Bellaria film festMoni Ovadia presidente giuria, premio a Lina Wertmuller
L’addio del cinema a FantastichiniL’abbraccio del figlio Lorenzo con Amendola.L’omaggio di Bergamo
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BOLOGNA
– Petra Magoni sarà ospite di tre concerti-tributo a Frank Zappa, a 25 anni dalla scomparsa, e alla sua percussionista Ruth Underwood. Durante i live – dal 4 al 6 dicembre a Bologna (Bravo Caffè), Milano (Blue Note) e Roma (Auditorium Parco della Musica) – saranno presentati i brani raccolti in ‘Frank & Ruth’, disco del vibrafonista, marimbista e compositore Marco Pacassoni, uscito lo scorso giugno per l’etichetta italo-francese Esordisco di Pierre Ruiz, cui Petra Magoni ha preso parte nel brano ‘Planet of the Baritone Women’.
A Petra Magoni, che in queste date sarà la voce del gruppo, e a Marco Pacassoni (vibrafono e marimba) si uniranno Enzo Bocciero (pianoforte e tastiere), Alberto Lombardi (chitarre), Lorenzo De Angeli (basso) e Gregory Hutchinson (batteria).
Nel periodo più ispirato della sua produzione musicale (1967-1977), Zappa trovò il suo alter ego alle percussioni in Ruth Underwood, virtuosa di questi strumenti e moglie di Ian Underwood, il musicista della svolta di ‘Hot Rats’.
– Dieci stadi per cementare un rapporto di amicizia e di lavoro che risale negli anni e si è recentemente rinsaldato con il singolo ‘Il coraggio di andare’.
Laura Pausini e Biagio Antonacci uniscono le forze per un tour estivo nelle più grandi arene all’aperto d’Italia, a partire dal San Nicola di Bari il 26 giugno per finire il 1 agosto alla Fiera di Cagliari. I due artisti l’hanno annunciato oggi a Milano, presentando le tappe che li porteranno anche a Roma (29/6), Milano (4/7), Firenze (8/7), Bologna (12/7), Torino (17/7), Padova (20/7), Pescara (23/7) e Messina (27/7).
“Manca la Campania – nota Pausini, presentando il tour, oggi a Milano, con l’amico e collega – Lanciamo un appello: fateci andare al San Paolo di Napoli o al limite a Salerno, ci crediamo ancora”. Il tour non nasce da un bisogno commerciale: “Quando si ha una storia alle spalle, non si teme la concorrenza – dice Antonacci – E’ normale che nel pop ci sia del ricambio generazionale, anche noi siamo stati parte di un ricambio. Ma oggi facciamo cose più grandi di prima, e ci permettiamo un tour negli stadi senza un disco di inediti”. “Non c’è stato niente di marketing – ribadisce Pausini – E’ un desiderio di tornare alle origini, quasi ai pianobar: siamo due amici che vanno a cantare insieme per le persone che ci hanno portato qua sopra”.
Un’amicizia che risale al Festival di Sanremo del 1993, il primo da ‘big’ di Antonacci e il primo, trionfale, da ‘nuova proposta’ per Pausini: “Le mandai un telegramma per dirle che era la migliore”, ricorda Antonacci. “Tra di noi c’è un’unione quasi fraterna – aggiunge Pausini – Non abbiamo bisogno di spiegarci, lui c’è quando vinco o quando perdo, e questa cosa mi fa sentire protetta”. Il senso di intesa dovrebbe vedersi anche sul palco, che i due divideranno per tutta la durata degli show e sul quale si scambieranno repertori, tra brani scritti da uno per l’altra, come ‘Tra te e il mare’, ‘Vivimi’ o ‘Lato destro del cuore’, e chicche di Antonacci adorate dalla romagnola come ‘Sei’, ‘Se tornerai’ o ‘L’amore comporta’. “Sarà uno spettacolo pieno di gioia e di vita – dice Antonacci – Restituire sarà la parola d’ordine”.
Il tour, nelle speranze degli artisti, potrebbe avere anche un’espansione in America Latina, dove Pausini è una star, reduce com’è dal suo quarto Latin Grammy: “Quando hanno detto il mio nome mi sono sentita la bandiera tricolore addosso: in questi ultimi anni sono diventata più fragile, sento bisogno di protezione e carezze, e ne ricevo molte dal pubblico, non sempre da chi lavora intorno a me”.
Il 7 dicembre Laura Pausini pubblicherà inoltre l’edizione speciale del suo ultimo disco ‘Fatti sentire ancora’, contenente il duetto con Antonacci, il DVD del concerto di luglio al Circo Massimo e un libro-magazine di 100 pagine scritto dalla cantante con immagini dietro le quinte in studio e in tour: “Quando avevo iniziato a scrivere il disco avevo già chiesto una rivista, perché a Miami ne avevo visto una simile fatta da una collega.
Non racconta la parte tecnica ma cosa è successo mentre scrivevo e realizzavo le canzoni, mentre le portavo in giro: un racconto, insomma”.
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NEW YORK
– “La parola Dio per me non significa altro che l’espressione il prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di venerabili ma ancora piuttosto primitive leggende”, scriveva nel 1954 Albert Einstein in una lettera famosissima che domani Christie’s metterà all’asta. Previsioni di vendita, da uno a 1,5 milioni di dollari, nonostante che solo la scorsa settimana una Bibbia appartenuta al padre della relatività sia andata invenduta dalla rivale Sotheby’s.
La “Lettera su Dio” di Einstein – una pagina e mezza autografa e in tedesco – ha acquistato questo nome nonostante la parola Dio sia usata solo una volta durante tutto il messaggio.
Fu inviata un anno prima di morire al filosofo tedesco Eric Gutkind, autore di un libro (“Scegli la Vita: la chiamata biblica alla rivolta”) che apparentemente a Einstein non era piaciuto. Il premio Nobel per la fisica aveva scritto decine di lettere in cui affrontava il tema di Dio e dell’ebraismo, la religione in cui era nato e cresciuto. Secondo Walter Isaacson, autore di una biografia del 2008, “nessuno dovrebbe basarsi solo su una lettera per risolvere i dubbi sull’idea di Einstein sull’esistenza di un essere supremo”. Sempre secondo Isaacson, Einstein non era un ateo: “Ma non credeva in un Dio che andava in giro scegliendo le sue squadre sportive o le sue persone preferite”. Non e’ la prima volta che il messaggio, riemerso nel 2008 dopo esser rimasto fino ad allora nelle mani della famiglia Gutkind, viene proposto all’asta: nel maggio di quell’anno a Londra un compratore rimasto anonimo batte’ il celebre ateo britannico Richard Dawkins pagando l’equivalente di 404 mila dollari per il documento. La lettera era stata poi offerta sei anni fa su eBay per tre milioni di dollari ma l’operazione apparentemente non ando’ in porto. Altre lettere di Einstein sono state battute per cifre da capogiro: nel 2002 un suo messaggio al presidente Franklin Delano Roosevelt il cui il padre della fisica moderna metteva in guardia dai pericoli insiti nella “costruzione di bombe estremamente potenti” come gli ordigni atomici totalizzo’ da Christie’s 2,1 milioni di dollari.
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La tolleranza inter-religiosa porta alla rissa. Così se in una scuola elementare, togli il presepe, togli il crocefisso dalla parete, fai una recita natalizia dove si mescolano islam, induismo e cristianesimo, non basta. È quello che succede ne ‘La prima pietra’ di Rolando Ravello, in sala con la Warner da giovedì in oltre 300 copie, commedia divertente quanto politicamente scorretta ambientata in una scuola elementare alla vigilia delle vacanze di Natale. Nel cast, tutto di ottimo livello, uno straordinario Corrado Guzzanti nel ruolo di un preside che si propone come ultra-inclusivo, ma che alla fine le sbaglia tutte.
La prima pietra, tratto da un testo teatrale di Stefano Massini, inizia con un bambino nel cortile della sua scuola che a un certo punto lancia una pietra, rompe una finestra e ferisce lievemente il bidello (Valerio Aprea) e sua moglie (Iaia Forte). Sono cose che succedono, ma tutto si complica quando si scopre che il bambino, Samir, è di religione musulmana. Da qui la convocazione della madre (Kasia Smutniak) accompagnata dalla suocera (Serra YÕlmaz), due donne molto scostanti e, tra l’altro, proprietarie di una ditta di pulizie che dà lavoro a una quarantina di italiani.
In questa riunione ‘Carnage’, dove tutto monta lentamente verso la violenza e l’intolleranza, presenti anche la maestra del bambino (Lucia Mascino) progressista, vegana e sempre ispirata dai più rarefatti ideali new age e, ovviamente, il bidello e la moglie. Chi pagherà i danni? Questo è il vero punto della questione. E mentre nessuno mette le mani al portafoglio, il bravo preside, ossessionato solo dalle recita scolastica di cui è il regista, deve anche mettersi sulla cattedra, davanti a tutti, a fare il verso al bue (una scena esilarante).
Il fatto è che ha affidato questo ruolo a un altro bambino mussulmano e ora deve nobilitarlo a tutti i costi perché non ci tiene proprio a passare per razzista.
“È un film di Natale 2.0 – spiega oggi a Roma il regista-attore Rolando Ravello -, un film di Natale sicuramente cattivo”.
Una commedia sul razzismo? “Ognuno ci può leggere quello che vuole, non c’era una tesi predefinita. Il fatto è che noi tutti ci muoviamo in un Paese che ha paura. Solo bambini invece non ne hanno, sono contenti dell’integrazione al contrario degli adulti. Credo comunque che sia un film – conclude – più che sull’integrazione sulla condivisione”.
“Il mio preside apparentemente è l’anima di una scuola culturale che vuole che tutti si rispettino, ma dei bambini in realtà si interessa poco. È un frustrato tremendo che ha un’unica passione: fare la recita natalizia – dice invece Guzzanti – . Il fatto è che pensa di cavarsela con piccoli compromessi”.
E il bue? “Penso veramente sia un animale sottovalutato” conclude l’attore con la sua solita ironia.
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BOLOGNA
– Diciotto documentari in concorso sul tema dell’articolo 9 della Costituzione (‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura’), con una giuria presieduta da Moni Ovadia che premierà quello con durata massima di 90′ e quello degli under 30. E’ il ‘Bellaria film festival’, dedicato al cinema indipendente, dal 27 al 30 dicembre a Bellaria-Igea Marina (Rimini). Previsti anche un premio alla carriera a Lina Wertmuller, un omaggio al premio Oscar Luis Bacalov (tra cui un concerto con Vittorio De Scalzi dei New Trolls), incontri e forum. “Questa edizione, con le nuove date nel periodo invernale – ha detto l’assessore alla cultura dell’Emilia-Romagna Massimo Mezzetti – rappresenta una sfida. Il festival appare con un taglio interessante poiché viene rafforzato il cinema d’autore.
Anche la scelta del tema è positiva: abbiamo bisogno di ribadire, di scoprire e anche rileggere quelli che sono i principi fondamentali della convivenza civile in questo Paese”.
– A dare l’ultimo saluto a Ennio Fantastichini, il popolare attore scomparso il 1 dicembre, tanti gli amici, i parenti, gli appassionati e i normali spettatori riuniti alla Casa del Cinema a Roma che ospita la camera ardente. Il figlio di Fantastichini, Lorenzo, ha abbracciato commosso Claudio Amendola. Sono arrivati Stefania Rocca, Giovanni Veronesi, Valerio Mastandrea, Alessandro Haber, Leo Gullotta, Mario Martone, Sergio Rubini, Roberto Herlitzka, Emilio Solfrizzi, Pierfrancesco Favino con la moglie Anna Ferzetti e Luca Zingaretti con la moglie Luisa Ranieri.
Alla camera ardente che chiuderà alle 19.30, dopo un ricordo pubblico alle 18.00, anche il vicensindaco e assessore alla Cultura di Roma Capitale, Luca Bergamo. [print-me title=”STAMPA”]
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