CRONACA
Gdf sequestra 900 ton. rifiuti tossici
Sospetta gestione camorra, trovati in capannone in disuso
VICENZA19 marzo 201905:30
– Scoperto dalla guardia di Finanza di Vicenza nella provincia berica un magazzino carico di rifiuti speciali gestiti quasi sicuramente dalla camorra. In un capannone in disuso di 3 mila metri quadrati nell’area industriale di Asigliano Veneto, i militari delle Fiamme Gialle di Noventa Vicentina hanno trovato 600 balle rilegate da filo di ferro ammassate fino a completa saturazione della volumetria dello stabile, costituite, essenzialmente, da materiale plastico, tessile e da rifiuti solidi urbani per un peso complessivo stimato in circa 900 tonnellate. I rilievi sono stati svolti anche con il supporto dell’Arpav di Vicenza ed è emerso che i rifiuti provenivano dalla Campania e più precisamente dalle zone di Napoli e Caserta.
L’intero sito industriale è stato posto sotto sequestro. Il proprietario del capannone è un noto istituto bancario di livello nazionale.
CRONACA
Migranti: Mediterranea davanti Lampedusa
Non ha autorizzazione sbarco. Ieri soccorsi 49 davanti a Libia
LAMPEDUSA (AGRIGENTO)19 marzo 201908:31
– E’ alla fonda a un miglio e mezzo da Lampedusa la nave Mare Ionio, battente bandiera italiana, del progetto Mediterranea, che ieri ha soccorso 49 migranti, tra cui 12 minori, davanti alle coste libiche. L’imbarcazione, che non ha l’autorizzazione allo sbarco, è circondata da tre motovedette, due della Guardia di Finanza e una della Guardia Costiera. Ieri Mediterranea aveva chiesto alle autorità italiane un “porto sicuro”, prima di fare rotta verso Lampedusa. Secondo quanto riferito da un giornalista di Repubblica, che si trova a bordo della nave di Mediterranea, la Guardia di Finanza avrebbe vietato via radio l’ingresso nelle acque territoriali, anche sulla base di una direttiva del Viminale. Per il ministro dell’Interno Salvini, infatti, “i porti erano e rimangono chiusi”. Il comandante della Mare Ionio avrebbe quindi trasgredito a quest’ordine impartito dalla Guardia di Finanza.
Uccise giovane boss, stanato in MaroccoAntonio Prinno era latitante dal 2014. Si nascondeva a Marrakech
NAPOLI19 marzo 201909:57
– Un latitante del clan camorristico Misso-Mazzarella, Antonio Prinno, 43 anni, è stato arrestato dai Carabinieri in Marocco. Prinno è stato bloccato nel corso di un’operazione dei Carabinieri del reparto operativo di Napoli e della Polizia del Marocco, in collaborazione con la Polizia locale, ed il supporto del Servizio di Cooperazione Internazionale ad Ourika, località nei pressi di Marrakech.
L’uomo deve rispondere dell’omicidio del giovane boss Ciro Russo, avvenuto a Boscoreale (Napoli) il 4 dicembre 2003, ed era latitante dal 2014.
Nell’agguato a Russo, avvenuto al Rione Piano Napoli di Boscoreale, furono feriti anche la moglie della vittima e due passanti. Prinno aveva trascorso la latitanza spostandosi di continuo tra rifugi in Spagna, Gibilterra e Marocco.
L’uomo è destinatario di un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Gip di Napoli nel 2014 per omicidio in concorso aggravato da finalità mafiose, a seguito delle indagini svolte dalla Dda. Prinno è in attesa di estradizione.
Giù da 5/o piano Polonia, muore italianoOriginario del Pisano, era in vacanza con altri due amici
PONSACCO (PISA)19 marzo 201910:18
– Un giovane italiano è morto nei giorni scorsi in Polonia durante una vacanza con alcuni amici precipitando per circostanze ancora non chiarite dal quinto piano di un appartamento preso in affitto a Varsavia.
Vittima un 24enne originario di Ponsacco (Pisa), e che si trovava nella capitale polacca dal 7 marzo con due amici anche loro provenienti dalla Valdera. La morte risalirebbe al 9 marzo scorso. Sull’episodio indaga la polizia di Varsavia. Secondo quanto si è appreso, il giovane sarebbe precipitato durante una serata trascorsa insieme ai due amici italiani e a altri due polacchi e non sono ancora state chiarite le circostanze della caduta. Le autorità polacche indagano a 360 gradi e non escludono alcune ipotesi: dall’incidente alla caduta accidentale in seguito a un malore per l’eventuale abuso di sostanze fino all’omicidio. I familiari del giovane si trovano in Polonia, sono assistiti dall’ambasciata italiana. La salma sarà restituita alla famiglia dopo gli accertamenti scientifici.
Migranti: Salvini, qui non mettono piede”E’ favoreggiamento”. Sindaco Lampedusa, aprire il porto
19 marzo 201910:20
– “Possono essere curati, vestiti, nutriti. Gli possiamo dare ogni genere di conforto ma in Italia con il mio permesso non mettono piede”. Così il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini respinge la richiesta della nave Mare Ionio di avere un porto. A bordo dell’imbarcazione della ong Mediterranea Saving Humans una cinquantina di migranti soccorsi in acque Sar libiche. “Questa non è stata un’operazione di salvataggio. Questo è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” ha aggiunto Salvini, rimarcando che “questa è la nave dei centri sociali, perché a nome della nave sta parlando Luca Casarini: vedete i precedenti penali del signore”. Di opinione opposta il sindaco di Lampedusa Totò Martello: “La nave Mare Ionio è italiana e il nostro porto è aperto e pronto ad accoglierla. I migranti salvati in mare vanno fatti sbarcare, curati e rifocillati”.
Migranti, ancora manifesti funebriAl posto del nome compare solo l’età e il luogo dell’annegamento
BRESCIA19 marzo 201910:23
– Nuovi manifesti funebri dedicati ai migranti morti nel Mediterraneo sono comparsi nella notte in provincia di Brescia. È accaduto nei paesi di Orzinuovi, Manerbio, Calvagese, Ospitaletto oltre che a Brescia, nei quartieri Mompiano e Villaggio Sereno.
Nei mesi scorsi i manifesti erano già stati affissi a San Paolo. Al posto del nome del defunto compare la scritta “Nessuno” con l’età di bambini e la scritta Morto annegato nel Mar Mediterraneo. Resta anonimo l’autore del gesto.
Cucchi: rischiano il processo 8 carabinieri, anche ufficialiChiusa inchiesta per Casarsa, Sabatino ed altri
19 marzo 201910:38
La Procura di Roma ha chiuso l’indagine sui depistaggi relativi alla morte di Stefano Cucchi. Rischiano di finire sotto processo otto carabinieri tra cui il generale Alessandro Casarsa (all’epoca dei fatti capo del Gruppo Roma) e il colonnello Lorenzo Sabatino (ex capo del nucleo operativo di Roma). I reati contestati, a seconda delle posizioni, falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia. [print-me title=”STAMPA”]
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