SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Torna a casa Jimi, commedia di frontiera
Un cagnolino abbatte i muri di Cipro nel film di Piperides
11 aprile 2019 10:55
– I muri alzati dall’odio politico, le diffidenze tra popoli nemici, perfino i divieti imposti dalle leggi nulla possono di fronte all’amore che unisce un piccolo e indisciplinato cagnolino al suo padrone. È davvero una commedia ‘di frontiera’ dai toni surreali “Torna a casa, Jimi! 10 cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro”, film di Marios Piperides che uscirà nelle sale il 18 aprile in 20 copie con Tucker Film. Interpretato da Adam Bousdoukos, il film è ambientato a Nicosia, capitale ancora divisa in due parti, una greca l’altra occupata dai Turchi: grazie al filtro della commedia, il regista racconta con leggerezza e profondità le tensioni tra i due popoli, la militarizzazione dell’isola e l’impossibilità di costruire un dialogo. A Cipro gli equilibri sociopolitici sono fragili e le regole sono rigide: così quando il bastardino Jimi Hendrix oltrepassa il checkpoint di Nicosia finendo nel settore turco, il padrone Yiannis pur di riportarlo a casa vive un’incredibile avventura.
Conte, difendiamo cinema dalla pirateriaRicerca Anica, Italia nona al mondo per produzione audiovisiva
11 aprile 201916:45
– “Il governo è dalla vostra parte.
Dobbiamo tutelare questa filiera che assicura crescita e occupazione ma che ci fa anche emozionare”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte dalla presentazione del Rapporto “Cinema e Audiovisivo: l’impatto per l’occupazione e la crescita in Italia”, prima ricerca condotta del Centro Studi di Confindustria per Anica, aggiungendo che è intenzione del governo “proteggere il settore dalla pirateria”. “Bisogna fare in modo – ha proseguito – che le nostre imprese, in una competizione globale agguerrita, non siano target di iniziative predatorie”. Secondo la ricerca, la produttività nel settore audiovisivo è molto elevata in Italia e risulta terza in Europa.
Nel mondo, nonostante la crisi economica, l’Italia è nona. Nel Paese il settore occupa quasi 8500 imprese con 61 mila posti di lavoro diretti (173 mila i posti di lavoro complessivi). E’ un comparto che attiva lavoro giovane e femminile più della media nazionale.
Sokurov, la finanza ha ucciso DioRegista a Lecce tra Biennale arte e docu su II Guerra mondiale
LECCE11 aprile 201920:10
Aleksandr Sokurov, regista russo oggi alla 20/ma edizione del Festival del cinema Europeo di Lecce, dove riceverà stasera l’Olivo d’oro alla carriera, si racconta tra passato e futuro con grande e compassata saggezza, ma si lascia andare solo quando si affronta il tema denaro, vero demonio di quest’epoca: “Nessuna religione – dice all’incontro – oggi sa come affrontare questo problema. Tutto, alla fine, viene tradotto in denaro. La finanza ha ucciso Cristo e non lo farà mai più risorgere. Neppure gli stessi islamici – aggiunge -, che si vantano del loro integralismo, hanno davvero risolto il problema dei soldi e, per quanto riguarda il passato, sappiamo tutti come è andata a finire anche nell’Unione Sovietica”.Ma il regista, classe 1951, Leone d’oro a Venezia 2011 con il Faust che chiuse allora la tetralogia sul potere iniziata con Moloch, non sta certo con le mani in mano: “Il Museo Hermitage mi ha dato l’incarico di curare il padiglione russo alla Biennale arte di Venezia e io ho coinvolto tanti giovani artisti. Tutto sarà incentrato su uno dei capolavori custoditi all’interno del museo, ovvero ‘Il ritorno del figliol prodigo’ di Rembrandt del 1668. Ed è attorno a quest’opera che ruota l’installazione che abbiamo creato per il Padiglione della Russia ai Giardini. Il 10 aprile – aggiunge – una colonna di camion è partita da Pietroburgo verso Venezia, spero che sia una cosa bella per voi da vedere l’8 maggio, giorno dell’inaugurazione”. Ma questo artista, mistico e visionario, sta lavorando anche ad un altro progetto che coinvolge anche gli storici archivi dell’istituto Luce di Cinecittà e che ha come titolo provvisorio ‘La risata tra le lacrime’. Il regista è infatti alla ricerca di filmati di Hitler, Stalin, Churchill e Mussolini: ”Sono autore, sceneggiatore e regista di questo progetto – dice – che vede coinvolti anche tanti altri archivi internazionali . L’intenzione è quella di far capire al grande pubblico come sia potuto accadere il disastro della Seconda guerra mondiale. E questo anche dal punto di vista dei rapporti umani, dei caratteri di certi grandi personaggi a volte responsabili della morte di milioni di persone e che non andranno mai all’Inferno”.Per l’autore di Madre e figlio (1997), giudicato da gran parte della critica il suo capolavoro, un po’ di stanchezza: “Penso sempre più spesso che non voglio più fare cinema, sono stanco. Non credo di riuscire a trovare oggi le immagini di ciò che vorrei dire. Se non avessi fatto il regista – aggiunge – probabilmente avrei fatto medicina o ingegneria aerospaziale”. E Sokurov non nasconde, infine, la possibilità di poter girare in un prossimo futuro un film in Puglia tra la evidente soddisfazione del presidente della regione, Michele Emiliano, e del direttore artistico del festival, Alberto La Monica presenti all’incontro. Sull’Italia cinematografica tanta curiosità e delusione da parte del regista russo. “Non ho visto – dice – un film che mi parli chiaramente di chi è oggi un italiano, di cosa pensa davvero. Credo insomma che oggi non esistano più in Italia donne come Anna Magnani. Peccato”.
Scavi Ercolano, 165 occhi per sicurezzaVideosorveglianza sarà attivata prima dell’estate
ERCOLANO (NAPOLI)11 aprile 201910:55
– Il sito dell’antica Herculaneum ha ricevuto un finanziamento di 3,5 milioni di euro nell’ambito del Pon Legalità 2014-2020 ‘Safety and Security per il Parco archeologico di Ercolano’ dal ministero dell’Interno per realizzare un sistema moderno e rispettoso del contesto e della privacy dei visitatori. In questi giorni all’interno del sito vengono montate 165 telecamere che avranno il compito di sorvegliare l’intero perimetro del Parco, le strade, alcune delle domus più visitate o dei monumenti di più complessa sorveglianza come ad esempio le Terme Centrali femminili. Il sistema, già operativo all’interno dell’Antiquarium, sarà attivato prima dell’estate e sarà gestito da una sala regia monitorata 24 ore su 24. ”Questo organico sistema di videosoveglianza non solo sarà utile per l’accoglienza e la vigilanza degli spazi” dice il direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano ”ma sarà anche uno strumento duttile e intelligente”.
Levante, ho difeso la sacralità della donnaSul rifiuto della Curia al concerto: “Troverò un altro posto”
11 aprile 201912:21
– “Non ho offeso nessuno, ho difeso la sacralità della donna”. Dopo il rifiuto da parte della Curia di Lecce a concedere la piazza del Duomo per il concerto del 6 agosto per i testi “troppo irriverenti” delle sue canzoni, Levante si difende con una storia su Instagram: “In Salento ci suono, un posto lo trovo e va bene così. Il problema non è che io debba cambiare location, è che in Italia abbiamo questo genere di ostacoli”.
“In queste ore – spiega – ho deciso di restare a guardare. Ho aspettato perché quando mi è stato detto che forse c’erano dei problemi sulla data di Lecce per un rifiuto della curia, sono rimasta incredula”. E aggiunge: “La chiesa ci insegna ad analizzare i testi, li leggiamo, li analizziamo, li comprendiamo e li facciamo nostri, qui invece siamo di fronte a delle persone che si sono fermate a leggere un titolo”. Quanto al tema sacralità, “io ho difeso la sacralità della donna paragonando i dolori di una donna maltrattata ai dolori di Cristo, non c’è nessuna offesa da parte mia”.
Premio C.Smeralda a McGuire e NunnariRiconoscimento anche a cestino rifiuti per il mare di LifeGate
PORTO CERVO (ARZACHENA)11 aprile 201912:24
– Ian McGuire, Mimmo Nunnari e LifeGate vincono il “Premio Costa Smeralda 2019”.
McGuire ha vinto per la Narrativa con “Le acque del nord”, edito da Einaudi, e Mimmo Nunnari per la Saggistica con “Destino Mediterraneo”, edito da Rubbettino. Per l’Innovazione vince “Blu Seabin”, cestino dei rifiuti per il mare progettato da LifeGate, capace di raccogliere anche le microplastiche.
“I vincitori ci conducono in viaggio con tre contributi che emozionano, informano e tengono viva la speranza”, commenta Simone Perotti, membro della giuria con Alberto Luca Recchi, Roberto Cotroneo e Francesca Santoro. I 4 hanno scelto tra 39 opere letterarie e 12 progetti innovativi proposti da Fondazione Medsea. Sull’esito ha pesato anche il voto del Consorzio Costa Smeralda, ideatore del premio che promuove la tutela ambientale e valorizza il mare come elemento centrale della cultura e dell’economia.
La premiazione sabato 27 aprile dalle 16.30 nella Sala Smeraldo del Cervo Tennis Club di Porto Cervo. L’ospite d’onore sarà Piero Angela, re dei divulgatori scientifici. “Non vediamo quel che succede e non ci pensiamo, ma al mare va rivolto lo sguardo più spesso, con più attenzione e più amore – dice Angela – In ogni goccia di mare c’è passato e futuro, miliardi di anni fa quelle gocce hanno attraversato il cosmo imprigionate in asteroidi e comete, poi sono state incubatrici di vita – aggiunge – Oggi il mare è il più grande museo vivente e archeologico, ma è anche un grande regolatore del clima, una gigantesca pentola che si riscalda pericolosamente se non conterremo l’aumento della temperatura atmosferica, il mare causerà cataclismi epocali”.
Con “Adotta una spiaggia” il Premio Costa Smeralda promuove anche la mobilitazione collettiva. Il 28 marzo gli studenti delle scuole medie di Arzachena hanno raccolto dagli arenili 800 oggetti, dalle bottiglie in plastica al polistirolo. Gli stessi studenti sono protagonisti del concorso letterario “Un mare da leggere”. Il 27 aprile il vincitore riceverà una “Menzione speciale Premio Costa Smeralda 2019”. L’altra andrà a Ida Castiglioni, scrittrice, velista, prima italiana ad aver attraversato l’Atlantico in solitaria.
‘Le 100 percussioni’ di Ravenna FestivalDieci giorni di eventi celebrano tutte le incarnazioni del ritmo
RAVENNA11 aprile 201912:27
– Un battito accende il cuore del Ravenna Festival: legni, pelli, metalli disegnano la pulsazione dei nostri universi sonori dall’alba dei tempi e dal 6 al 15 giugno la rassegna ‘Le 100 percussioni’, in collaborazione con Accademia Chigiana, celebra questi strumenti presenti in ogni cultura, genere e stile.
Dal triplice tributo di ‘Harmograph’ di Matteo Scaioli al concerto finale con un’orchestra di percussioni per la prima di ‘Tamburi nelle notte’ di Michele Tadini, il ritmo invade il centro con il Chigiana Percussion Ensemble mutato in Marching Band, esplora argini e capanni nel concerto trekking, visita l’abside del Teatro Rasi e di S.Giacomo a Forlì con i capolavori di Reich e Stockhausen e l’Alighieri con ‘Terra’ di Nicola Sani (percussioni Antonio Caggiano, live electronics Alvise Vidolin), esplode nelle archeologie industriali della darsena con l’Officina del Ritmo (in dialogo con ‘La Bomba de Tiempo’ di Buenos Aires), il vincitore del Grammy Glen Velez e la notte pulsante di Nihiloxica.
Ferrara, ‘Il Rinascimento parla ebraico’Dal 12 aprile a metà settembre opere pittoriche mai esposte
FERRARA11 aprile 201912:29
– Con un viaggio che va da Venezia a Ferrara, da Pisa a Genova e a Roma, una mostra scorre tra fine Duecento fino a metà Cinquecento, descrivendo le città rinascimentali in cui vivevano e operavano gli Ebrei, le sinagoghe dove si raccoglievano a pregare, le professioni e i mestieri che svolgevano, gli studi in cui eccellevano, e l’arte in cui si cimentavano, inclusa quella esoterica della qabalah.
E’ ‘Il Rinascimento parla ebraico’, curata da Giulio Busi e Silvana Greco, in programma dal 12 aprile al 15 settembre al Meis, il Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah, a Ferrara.
In mostra opere pittoriche mai esposte prima al grande pubblico, da Mantegna a Carpaccio, da Mazzolino a Sassetta, che evidenziano la fascinazione per il giudaismo e per la lingua ebraica. Il percorso espositivo affronta uno dei periodi cruciali della storia culturale della penisola e ne svela un aspetto originale: la presenza attiva degli ebrei e il fecondo dialogo con la cultura cristiana di maggioranza.
Matera 2019, danzando sul MediterraneoSelezionati quattro coreografi, lo spettacolo in scena a giugno
MATERA11 aprile 201912:31
– Si sono concluse le selezioni dei coreografi che porteranno nel prossimo mese di giugno a Matera – Capitale europea della Cultura 2019 – il debutto di un esperimento creativo collettivo: una coreografia espressione appassionata dei metodi e delle drammaturgie della danza contemporanea.
I quattro coreografi scelti sono Olimpia Fortuni (Italia), Yeinner Chicas (Spagna-Nicaragua), Leonardo Maietto (Italia), Bassam Abu Diab (Libano). Sono chiamati ad una sfida culturale cruciale: talenti con provenienze, visioni e percorsi artistici differenti daranno corpo a una danza che sappia intrecciare esperienze, visioni ed estetiche individuali in un’opera collettiva che evochi le culture del Mediterraneo. Si tratta del processo selettivo condotto da “Sedimenti”, la sezione del Progetto “Petrolio. Uomo e natura nell’era dell’Antropocene”.
Elton John agli Uffizi con la famigliaPopstar in carrozzina per un infortunio a una caviglia
FIRENZE11 aprile 201914:04
– Ospite illustre l’11 aprile alla Galleria degli Uffizi a Firenze dov’è arrivato Elton John accompagnato dal marito David Furnish e dai due figli.
Nonostante un infortunio alla caviglia, che lo costringe in carrozzina, il ‘baronetto’ ha voluto visitare il museo soffermandosi in particolare davanti alla Venere del Botticelli, e poi nelle sale dedicate a Leonardo, Michelangelo e Caravaggio.
Accolto dal direttore Eike Schimdt, con lui anche alcuni amici e le guardie del corpo, è poi salito sulla terrazza per un caffè e per guardare Firenze dall’alto e in particolare Palazzo Vecchio. Solo all’uscita alcuni fan lo hanno riconosciuto e lo hanno avvicinato. “Nemmeno una distorsione alla caviglia potrebbe impedirmi di vedere uno dei musei più belli del mondo”, ha poi scritto su Instagram postando una foto di lui agli Uffizi in carrozzina.
Monet ‘torna’ in Riviera 135 anni dopoDal 30 aprile al 31 luglio tre tele a Dolceacqua e Bordighera
VENTIMIGLIA (IMPERIA)11 aprile 201914:19
– L’estremo ponente della Liguria riscopre le proprie radici impressioniste con una mostra dedicata al pittore Claude Monet, che torna in Riviera, centotrentacinque anni dopo il proprio soggiorno, con tre tele che saranno esposte nel luogo in cui sono state realizzate.
“Monet, ritorno in Riviera” è il nome dell’evento, presentato stamani e in programma dal 30 aprile al 31 luglio, con due location d’eccezione: il Castello dei Doria, di Dolceacqua e Villa Regina Margherita, a Bordighera, che per l’occasione sarà riaperta al pubblico. Tre le opere protagoniste: due provenienti dal Musèe Marmottan Monet, di Parigi, che ritraggono il ponte e il castello di Dolceacqua (“Le Château de Dolceacqua”) e una veduta sul Beodo di Bordighera “Vallée de Sasso. Effet de soleil”; mentre una terza (“Monaco, vu de Roquebrune”), proviene dalla collezione privata del Principe Alberto II di Montecarlo.
La veduta sulla valle di Sasso, che andrà a Bordighera; le altre saranno esposte a Dolceacqua.
La realtà vista dall’artista a CagliariAll’Exma sino al 16 giugno la mostra di pop-art contemporanea
CAGLIARI11 aprile 201914:23
– I giocatori del biliardino hanno lasciato il posto alle cartucce di fucile e giocano su un campo di calcio che ha l’immagine della bandiera americana; l’elmetto militare ha abbandonato il verde per colorarsi d’oro e fregiarsi del marchio di una nota griffe internazionale; una bara è diventata un motoscafo per trasportare migranti verso un futuro che forse non c’è. Sono solo alcune delle immagini-messaggi della mostra “Reality show. Il cuore pop di una collezione”, allestita all’Exma di Cagliari fino al 16 giugno, curata dalla direttrice artistica Simona Campus. Esposte 50 opere di 36 artisti conosciuti a livello nazionale e internazionale, selezionate in collaborazione tra Exma Exhibiting and Moving Arts e la Fondazione per l’arte Bartoli-Felter, realtà tra le più impegnate a Cagliari nella promozione della creatività contemporanea. La realtà vista dall’artista, le suggestioni del presente reinterpretate come accadeva negli anni sessanta con la pop-art. Proprio le citazioni di Warhol e di Lichtenstein fanno da filo conduttore a tutto il percorso espositivo.
“L’arte popolare, che poi significa arte della società di massa oggi come allora mette in scena la realtà – ha evidenziato la curatrice Simona Campus – nei suoi aspetti problematici e contraddittori, in quelli semplici e banali. Come un reality show”.
Globalizzazione, migrazione, guerra, pace, sesso, cibo, bellezza, consumismo prendono forma attraverso foto ritoccate, quadri, sculture e installazioni. “Le opere della collezione oggi in mostra sono unite da un comune pensiero a volte trasgressivo e provocatorio, più spesso ironico – ha evidenziato Ercole Bartoli – che attinge dalla quotidianità e come tale può ricondursi al pensiero popolare che animò gli artisti protagonisti delle avanguardie degli anni Sessanta”.
Recuperati quadri rubati Castello AglièOperazione dei carabinieri. Furto commesso nel 1980
TORINO11 aprile 201914:27
– Ritornano al castello di Agliè tre dipinti settecenteschi rubati il 24 ottobre 1980 insieme ad altre 29 opere. I quadri sono stati recuperati dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
Si tratta di tre dipinti degli artisti Angelo Maria e Giovanni Crivelli, padre e figlio, attivi per i Savoia a Stupinigi e autori di scene di caccia e di cortile per la committenza piemontese, ligure ed emiliana. Rubate nel 1980 e vendute sul mercato nero, le opere vennero acquistate da un collezionista emiliano a pochi mesi dal loro furto e custodite in un’abitazione privata fino al 2017, quando sono comparse sul mercato presso una nota case d’aste lombarda.
I carabinieri hanno comparato le immagini e la descrizione complessiva delle opere con la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il più completo archivio di opere d’arte rubate esistente al mondo. Fino ad oggi, dei 32 quadri trafugati 40 anni fa ne sono stati recuperati 22.
Le 100 chitarre di Fender Vintage MuseumIn mostra a Foggia fino al 20 aprile
FOGGIA11 aprile 201914:39
– Oltre cento esemplari della chitarra elettrica Fender, tutti perfettamente funzionanti e corredati di custodie. E’ “Fender Vintage Museum”, la mostra che raccoglie gli strumenti a corde ‘solid body’ e amplificatori, inaugurata a Foggia al Medimex, l’International Festival & Music Conference Spring Edition in programma fino al 14 aprile, ma la collezione sarà visitabile fino al 20 aprile, nella sede della Fondazione dei Monti Uniti in via Arpi.
Si tratta di una collezione privata, a proprietà unica: Flavio Camorani ha raccolto gli strumenti elettrici realizzati, tra il 1951 e il 1974, per l’Associazione Prisma Melody. “La mia passione per le chitarre Fender – spiega – è nata grazie ai dischi in vinile nei primi anni Settanta. Per 40 anni ho raccolto chitarre creando una collezione unica a livello mondiale”.
Gli strumenti sono esposti con le rispettive targhette in ordine cronologico e filologico, puntando a far rivivere le sonorità che hanno accompagnato quell’epoca.
A Siena oggetti età papa Alessandro VIINella cripta del Complesso monumentale del Duomo
SIENA11 aprile 201915:04
– Nei locali della cosiddetta Cripta del Complesso Monumentale del Duomo di Siena, al via dal 12 aprile la mostra ‘Marmo, bronzo e argento per Alessandro VII.
Oreficeria e scultura monumentale dalla Roma di Bernini al Duomo di Siena’. L’intento della mostra è quello di far conoscere a un pubblico più vasto una serie di oggetti di oreficeria dell’età di papa Alessandro VII (1655-1667), il senese Fabio Chigi, che appartengono per lo più al Museo dell’Opera di Siena, o che sono conservati nella sacrestia della Cattedrale, restando di solito di difficile accesso e visibilità. Uno dei meriti dell’iniziativa è quello di aver provveduto al restauro e alla pulitura di ognuno dei manufatti. La mostra, promossa e organizzata dall’Opera della Metropolitana, in collaborazione con Opera-Civita, è a cura di Alessandro Angelini e Alessandro Bagnoli.
Restauro Monumento Partigiana VeneziaScultura venne realizzata da Augusto Murer nel 1969
VENEZIA11 aprile 201915:14
– Verrà restaurato lo storico “Monumento alla Partigiana” situato in Riva dei Partigiani davanti ai Giardini di Sant’Elena a Venezia, realizzato nel 1969 dallo scultore Augusto Murer.
Lo ha annunciato il sindaco Luigi Brugnaro, che assieme a rappresentanti dell’Anpi ha compiuto un sopralluogo nella zona, oggetto di lavori di recupero straordinario.
L’opera, voluta nel 1954 dall’Istituto per la Storia della Resistenza delle Tre Venezie per ricordare il contributo delle donne alla lotta di Liberazione della città dal nazifascismo, fu inizialmente realizzata da Leoncillo Leonardi e inaugurata nel 1957, ma venne fatta saltare in aria la notte del 27 luglio 1961. La nuova “Partigiana”, inaugurata nel 1969, fu realizzata in bronzo da Murer e rappresenta una donna morta, con le mani legate, che affiora a pelo d’acqua. L’architetto veneziano Carlo Scarpa disegnò i supporti in pietra.
Palazzo Barberini diventa ‘Museo mobile’Meno opere e grandi temi. Nuovo allestimento debutta in 10 sale
11 aprile 201915:27
– Grandi temi, come Teatro e Grand Tour. Capolavori riscoperti, come la Giuditta e Oloferne di Francesco Furini e i monumentali Apostoli di Carlo Maratti. O restaurati, come la Cena del ricco Epulone di Mattia Preti. E finestre non più oscurate, ma ‘aperte’ su Roma. Le Gallerie Nazionali d’arte antica si rifanno il look, con il nuovo allestimento di 10 sale del piano nobile dell’Ala sud di Palazzo Barberini, restituite dal Ministero della difesa. In tutto 750 mq con 78 opere, a raccontare ”la seconda metà del ‘600 napoletano e tutto il ‘700”, spiega la direttrice Flaminia Gennari Santori, secondo il principio di ”meno opere, allestite meglio”. Ad accompagnare ogni tela (ma debuttano anche sculture e oggetti), didascalie ragionate e nuova illuminazione e allarmi, in un ”museo mobile”, che in alcuna sale vedrà una ”rotazione ogni sei mesi. È il primo passo di un più ampio ripensamento del Palazzo – dice la direttrice – che vedrà nuova biglietteria, bookshop, spazi mostre e caffetteria nel cortile nord”
Fkj apre Locus Festival, poi CalcuttaAttesi anche Four Tet, Ben Ufo, José James, Colin Stetson
BARI11 aprile 201915:27
– Il polistrumentista francese Fkj (French Kiwi Juice), al secolo Vincent Fenton, aprirà l’edizione 2019 del Locus Festival di musica d’avanguardia, dal 27 luglio al 14 agosto a Locorotondo, presentato al Teatro Margherita di Bari.
Il concerto di Fkj è uno dei quattro eventi clou assieme a Lauryn Hill (7 agosto), la giovane voce black nel primo Sister Act; Calcutta (10 agosto) e Four Tet (14 agosto), tutti a pagamento tra i 25 e i 50 euro. Atteso anche l’inglese Ben ‘Ufo’ Thomson. Gratuiti invece, in piazza a Locorotondo, gli appuntamenti con José James, Colin Stetson, Mammal Hands, Lee Fields & The Expression, Colle Der Fomento, Mecna. E i dj set in spiaggia con Channel One, Children Of Zeus e Clap Clap. Non mancheranno incontri e film sui grandi miti della musica, mostre e iniziative collaterali. Partner dell’evento saranno Radio Monte Carlo e Ferrovie del Sud-Est (Gruppo Trenitalia) che annuncia collegamenti specifici con Locorotondo da Bari, Lecce e Brindisi.
Debutto in Italia per Johnny JohnsonA Modena il 16 aprile, diretto da Roberto Polastri
MODENA11 aprile 201915:28
– ‘Johnny Johnson’, opera di Kurt Weill dedicata all’intervento americano nella Grande Guerra, debutta in Italia martedì prossimo, 16 aprile alle 20.30, al Teatro Comunale ‘Luciano Pavarotti’ di Modena in una produzione realizzata assieme all’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. Sul podio Roberto Polastri, autore anche della traduzione e della revisione. Fra i musical di Kurt Weill, il compositore della celeberrima ‘Opera da tre soldi’, “Johnny Johnson” risale al 1936, quando Weill fu costretto a lasciare la Germania nazista, e rappresenta proprio l’incontro tra il musical americano e il capolavoro di Bertold Brecht. “La dimensione della partitura che più mi interessa – racconta Roberto Polastri – e che ritengo attualissima, è il suo essere un esempio unico di cabaret berlinese-americano, una prodigiosa sintesi dell’avanguardia europea e del musical americano”.
Marmi e colori, la prima reggia di Nerone mai vista Dopo 10 anni di restauri apre al Palatino la Domus Transitoria
ROMA11 aprile 201919:01
-Nella penombra degli ambienti oggi sotterranei, il verde brillante, il giallo aranciato, il rosso e il grigio screziato dei marmi arrivati da tutto l’impero risalta con prepotenza assoluta, sostenuto da una lucentezza che duemila anni dopo ancora, incredibilmente, abbaglia.Sui muri glabri, segnati dal tempo e dall’umidità oltre che dalle spoliazioni feroci dei Farnese, stupiscono qua e là frammenti di delicate pitture, testine, amorini, ghirlande vermiglie.Di fatto aperta per la prima volta al pubblico, eccola la Domus Transitoria, la prima grande villa che Nerone si fece costruire sul Palatino. Sfarzosa e raffinata, pensata per accogliere e per stupire sul modello delle regge tolemaiche, fu poi dismessa e interrata dopo l’incendio del ’64 dallo stesso imperatore, che volle sostituirla con l’ancora più grande e più ricca Domus Aurea. “Eppure in questi ambienti c’era in nuce tutto, quasi una prova tecnica di quella che sarà poi la Domus Aurea”, spiega cortese la direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo.Dieci anni di studi e di restauri, ma anche di messa in sicurezza degli ambienti, hanno permesso di restituire al pubblico circa 800 metri quadrati di questa prestigiosa dimora, da domani inseriti nel nuovo percorso neroniano, con visite dal lunedì al venerdì per piccoli gruppi rigorosamente accompagnati. Non è stato facile, certo. Perché i faraonici e velocissimi lavori di costruzione della Domus Aurea all’epoca e gli scavi settecenteschi poi hanno fatto in gran parte strage di quel glossario di meraviglie che l’imperatore aveva voluto per la sua reggia, che pare prendesse il nome dal fatto che si estendeva dal Palatino all’Esquilino.A dispetto delle difficoltà, l’incanto oggi è assicurato, grazie alla sapiente illuminazione, ma anche a proiezioni e visori 3d che permettono ai visitatori di riscoprirne tutto il fascino, trascinati in una dimensione dove marmi colorati, fontane zampillanti e ciclopiche colonne di porfido rosso riprendono quasi vita. Niente di fantasioso, avverte la direttrice Russo, che sottolinea il rigore scientifico delle ricostruzioni, basate sui risultati della lunga campagna di studio. Ecco quindi che ci si ritrova nel grande ambiente con il ninfeo e i giochi d’acqua (non a caso per decenni questi ambienti sono stati confusi con le terme di Livia), nicchie, colonne, sfarzo colorato ovunque. Nerone, raccontano storici e archeologi, trascorreva qui le ore della canicola estiva, riparato dal grande portico forse ricoperto da un soffitto in legno decorato, forse semplicemente sotto l’ombra di leggeri e opulenti tendaggi. L’occhio gira e il tripudio dei marmi si rincorre, con colori così accecanti e preziosi che solo qui pare si ritrovino. Per l’imperatore, fanno notare gli storici, un modo di più per sottolineare quanto esteso fosse il suo potere sul mondo. E non solo: lasciandosi alle spalle l’enorme ambiente del triclinio, dove si affacciavano da una parte e dall’altra saloni altrettanto grandiosi, si incontrano altri marmi e altre tracce dell’acqua, perché l’acqua – fa notare la direttrice Russo – in questo edificio era un po’ dappertutto.A sorpresa si scopre anche un’enorme latrina, addirittura da 50 posti, costruita forse in un secondo tempo, proprio quando si stava tirando su in gran fretta la Domus Aurea, come servizio al nuovo cantiere. E poi pareti decorate con fiori, foglie, piante, una specie di lussureggiante giardino. In gran parte strappati trecento anni fa dai Farnese, molti decori originali di questi ambienti si sono purtroppo persi e dispersi tra privati, collezioni, musei. Lacerti dei soffitti decorati sono però conservati nel museo Palatino, subito accanto all’entrata della Domus e parte del percorso, insieme anche ai fregi dorati e ad altri tesori.A questi in via eccezionale si aggiungono ora – concessi per tre anni dal Museo Nazionale Archeologico di Napoli nell’ambito di un più articolato rapporto di collaborazione con il Parco del Colosseo – alcuni affreschi distaccati da un ambiente coperto da una volta a botte: due grandi fregi e una serie di formelle, così delicate e poetiche da suggerire l’attribuzione a Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea citato da Plinio. D’altronde non stupisce, visto che qui Nerone stava già sperimentando la sua idea di una reggia all’orientale, estesa in quasi tutta la città. I contemporanei lo criticavano e lo irridevano. Lui, colto e raffinato a dispetto della storiografia che ne ha fatto una sorta di macchietta, pare fosse invece fermamente convinto anche del ruolo politico di una simile dimora. Tant’è, sembra che prendendo possesso della Domus Transitoria sospirasse: “Finalmente comincerò ad abitare come un uomo”.
Archivio Publifoto, in mostra 240 scattiItalia e il mondo dalla collezione acquisita da Intesa Sanpaolo
TORINO11 aprile 201916:33
– “Lo storico contemporaneo che vuole raccontare la storia dell’ultimo secolo non può prescindere dai mezzi di comunicazione per immagini, come la fotografia e la televisione, perché solo questi mezzi possono tramandarla in un certo modo, il cartaceo non basta più”. Con queste parole Aldo Grasso, curatore con Walter Guadagnini, ha aperto la mostra a Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino, ‘Nel mirino.
L’Italia e il mondo nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 1039-1981′, aperta fino al 7 luglio.
Si tratta di 240 scatti giornalistici selezionati tra i 7 milioni di foto dell’Archivio dell’Agenzia Publifoto di Vincenzo Carrese acquistato nel 2015 da Intesa Sanpaolo e mostrato a Camera, pur se in parte, per la prima volta. Un patrimonio che documenta 40 anni di storia con un allestimento scenografico capace di attirare il pubblico come in un set cinematografico, e destinato, ha annunciato Michele Coppola, executive director del settore Cultura di Intesa – a essere portato in giro per l’Italia.
LSD, la super band dell’era digitaleLabrinth, Sia e Diplo, milioni visualizzazioni e look da Beatles
11 aprile 201920:08
C’è poco da fare: la parola supergruppo evoca il passato. Lo fa anche con tre artisti che, per mettere insieme la super band dell’era digitale, si sono ispirati per il look ai Beatles del periodo lisergico di “Sgt. Pepper” e del cartoon “Yellow Submarine”. Il nome scelto, LSD, è una dichiarazione d’intenti più esistenziale che artistica. Labrinth, rapper inglese che vanta collaborazioni con Ed Sheeran, Nicki Minaji e The Weeknd, si è unito con Sia, super star australiana e con Diplo, Gran Mogul della produzione musicale. Sia e Diplo misurano il loro successo nell’ordine delle centinaia di milioni, se non miliardi, tra streaming, visualizzazione, downloading etc etc. Solo Diplo, tra i vari progetti, compresi Major Lazer e Mark Ronson, vale più di due miliardi e 300 milioni di streaming.Stando alle dichiarazioni l’uomo d’ordine è lui, all’anagrafe di Tupelo, la stessa città di Elvis Presley, Thomas Weskey Pentz: gli altri due hanno affrontato questa avventura con uno spirito degno di due seguaci di Timothy Leary. C’è qualcosa di antico anche nella concezione dell’album di debutto, “Labrinth, Sia e Diplo present LSD” che esce il 12 aprile e che, come accadeva un tempo, raccoglie i quattro singoli già usciti dal marzo scorso, “Genius”, “Audio”, “Mountains” e “Thunderclouds” che hanno già spopolato. A questi si aggiungono quattro brani originali e il remix di “Genius”, con un esplosivo intervento di Lil Wayne. Labrinth e Sia devono essersi divertiti un mondo, Diplo un po’ meno a rimettere a posto il caos dei suoi due compagni d’avventura.Se un progetto, come accade quanto si parla di queste cifre, dev’essere misurato in base ai numeri il progetto LSD è senza dubbio una bomba. Ma se invece si pensa a qualcosa di diverso dai milioni o miliardi di streaming, allora viene da pensare che, a parte il divertimento nel realizzarlo e nel mettere in piedi l’omaggio a “Sgt Pepper” e dintorni, questo album sia un’operazione chirurgica che da esattamente quello che aspetta il mercato. Che ha già risposto entusiasta (quasi inevitabilmente uno dei singoli prima citati è stato scelto come colonna sonora di uno spot di telefonia). Il livello realizzativo è altissimo, ci mancherebbe. Così come non si possono non notare le trame vocali di Sia, pur nel suo calligrafismo. Di sorprese, scarti d’immaginazione però non c’è traccia. Il parallelo con “Sgt. Pepper” si ferma ai vestiti. Perché complicarsi cercando nuove direzioni per la creatività quando ci sono i numeri che ti confortano?
Costantino, Niente Pechino? Non so nulla”Sicuro che dopo 7 anni rete avrebbero avvertito prima me”
11 aprile 201918:08
– “Tengo a rassicurare tutti coloro che sui social stanno dando vita ad una piccola rivoluzione. Non ho avuto notizia diretta di una sostituzione su Pechino Express.
Sono sicuro che la Rete, con cui ho sempre avuto un rapporto di fiducia e mutua soddisfazione, avrebbe informato prima me dei giornali, sia per una questione di carattere professionale che umana, che, banalmente, di educazione”. Costantino della Gherardesca commenta così le parole del direttore di Rai2 Carlo Freccero che in un’intervista al settimanale Oggi ha parlato del progetto di affidare a Simona Ventura la conduzione della prossima edizione dello show. Un annuncio che ha provocato una mobilitazione su Twitter con l’hashtag #nocostanopechino. Da 7 anni alla conduzione del programma Costantino, come dimostrano ricerche di mercato, è un caso di perfetta identificazione tra talent e programma.
La Scala Santa torna alla bellezza delle originiI 28 gradini di marmo per 60 giorni senza copertura lignea
11 aprile 201920:12
Ventotto gradini di marmi orientali bianchi venati di grigio scavati poco a poco dai fedeli che per secoli hanno percorso il tragitto in ginocchio. Secondo la tradizione cristiana, su quei gradini si posarono i piedi di Gesù salendo verso l’aula del palazzo di Gerusalemme dove Pilato lo condannò a morte. Per trecento anni sono rimasti nascosti da una copertura di legno voluta nel 1723 da Papa Innocenzo XIII per proteggerli. Ora la Scala Santa, uno dei luoghi sacri di Roma più cari da sempre alla devozione cristiana, a poche decine di metri dalla Basilica di San Giovanni, mostra per 60 giorni la sua bellezza delle origini.Grazie a un restauro minuzioso avviato dalla scorsa estate, curato dai Musei Vaticani, il legno è stato tolto, i gradini liberati da terra e incrostazioni riservando molte sorprese, così come hanno riacquistato luce straordinaria gli affreschi cinquecenteschi voluti da Sisto V che per 2500 metri quadri ornano questo Santuario così particolare. Nella cerimonia di apertura straordinaria, la Scala è stata benedetta dal cardinale vicario Angelo De Donatis ed è tornata visibile e aperta ai fedeli, che si sono messi in fila per procedere in ginocchio, l’unico modo consentito. Così sarà fino al 9 giugno, solennità della Pentecoste, quando i gradini torneranno sotto la protezione di legno. Il progetto di recupero conservativo per restituire bellezza all’intero complesso è stato avviato negli anni ’90 dalla Congregazione dei Padri Passionisti, che hanno ricevuto nell’Ottocento la custodia del Santuario da papa Pio IX.L’intervento si è sviluppato in collaborazione con il Governatorato della Città del Vaticano attraverso la direzione dei servizi tecnici e della Direzione dei Musei, affidata nel corso degli anni a Carlo Pietrangeli, Francesco Buranelli, Antonio Paolucci e ora a Barbata Jatta. Gli ultimi due anni sono stati dedicati anche all’intervento vero e proprio sulla Scala Santa, che stando alla tradizione venne fatta trasportare a Roma nel 326 da Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino. Padre Francesco Guerra, Rettore della Scala Santa, ha ricordato l’emozione vissuta dalle persone che hanno assistito alla rimozione della protezione di legno. “I gradini erano molto consumati, un solco li attraversava tutti, tranne l’ultimo. La spiegazione è che i fedeli, salendo in ginocchio, spingevano con la punta del piede sul gradino sottostante e li hanno erosi pian piano, ad esclusione appunto di quello finale”. Non è stata l’unica sorpresa. Nel secondo gradino è stata trovata incastonata una croce in porfido rosso. Un’altra nell’undicesimo gradino, il più consumato di tutti dove, secondo la tradizione, Gesù cadde rompendo il marmo con il ginocchio e lasciando una traccia di sangue nel punto che poi è stato protetto da una piccola grata. Una terza croce in bronzo è sull’ultimo gradino. Il Rettore ha ricordato che “per i fedeli toccare dove è passato Gesù è un modo per toccare Dio. Salendo in ginocchio i 28 gradini si entra in contatto con il dolore fisico ma soprattutto morale che logora”. Barbara Jatta ha messo in luce il contributo fondamentale dei benefattori e dei mecenati che “da oltre 35 anni sostengono l’ attività di conservazione svolta dai Musei Vaticani”, che nel campo dei restauri rappresentano una eccellenza mondiale.Il recupero degli affreschi sistini nella Sagrestia, nella Cappella del Santa Sanctorum (San Lorenzo in Palatio) e della Crocifissione, nelle pareti delle scale laterali, lo dimostra. Guido Cornini, delegato scientifico dei Musei Vaticani, ha definito la Scala Santa “un punto molto forte della temperatura religiosa di Roma. Tutto il mondo nel Medioevo veniva a Roma per osservare le reliquie. Quando Sisto V decise di conservarla, la tradizione era già radicata. Quel Papa, che cambiò completamente il volto della città, chiamò un esercito di pittori per decorare il Santuario. Chi saliva la Scala Santa non solo sentiva solo la sofferenza ma alzando lo sguardo riceveva una efficace catechesi degli sguardi. Se chiudiamo gli occhi ci sembrerà di essere tornati nel Medioevo”. Paolo Violini, coordinatore della squadra impegnata nei restauri, ha descritto il lavoro per riportare alla luce gli splendidi affreschi, nascosti da stratificazioni, coperture e stuccature successive. “Abbiamo messo in evidenza migliaia di dettagli per gli storici dell’arte per documentare la tecnica dei singoli artisti e come incidevano la parete partendo dai cartoni. Sulle pareti sono apparse migliaia di scritte votive. Quando abbiamo tolto il legno è stato emozionante trovare sui gradini coperti da centimetri di terra bigliettini, monete, foto, richieste di grazie ed ex voto lasciati dagli anni Cinquanta in poi da fedeli e pellegrini. Scavando con le mani abbiamo trovato le croci. In quel momento ci è parso chiaro che la Scala dovesse essere mostrata a tutti”.
Achille Lauro, con ‘1969’ voglio parlare a tuttiRock e vuoti interiori per un nuovo corso dopo la ‘gogna’ di Sanremo
11 aprile 201920:06
Di essere visto come uno che fa trap non ne può più: in Achille Lauro “c’è la voglia di parlare a tutti, di rimanere”. Un primo assaggio del suo cambiamento – polemiche a parte, legate a chi ha voluto leggere in ‘Rolls Royce’ un inno alla droga – lo ha dato a Sanremo, ora il piatto forte: le 10 canzoni di ‘1969’, disco che esce il 12 aprile, con riferimenti espliciti fin dalla copertina, con le icone James Dean, Elvis Presley, Marilyn Monroe e Jimi Hendrix a incorniciare il tatuatissimo volto dell’artista romano. “Gli anni 60 e 70 sono stati l’epoca più importante a livello creativo, c’era voglia – racconta il 28enne Lauro – di cambiamento e di libertà ed è quello che stiamo inseguendo e per questo abbiamo messo in copertina quattro icone: James Dean come simbolo della gioventù sregolata, Marilyn Monroe perché è citata anche in Rolls Royce con la frase “preferisco piangere sui sedili di una Rolls Royce che in quelli di una metro”, Jimi Hendrix come rappresentante dell’immaginario hippie e libertino, Elvis che ha contaminato la mia musica con un certo modo sguaiato di cantare”.Un disco rock’n’roll, dunque, inteso come “lifestyle: questo genere – spiega l’artista, completo bianco, stivali glitterati e camicia con fiocco aperta sul petto – mi piace, è una fusion di altre cose: punk, hip hip, rock. Quando ho iniziato a comporre Roll’s Royce ho detto che doveva essere un pezzo generazionale. Doveva parlare a tutti”. Per farlo è stato necessario evolvere anche perché “nessun pittore dipingerebbe lo stesso quadro due volte” ma rimanendo comunque se stessi: “mantengo la mia anima – garantisce – andando a spasso tra i generi”. Ed ecco che in questo disco tornano quei “vuoti interiori” che fanno parte di lui, ma esplorati in modo diverso rispetto al passato: “c’è più una malinconia personale che un disagio per il fatto di venire da una certa zona”. Ma non c’è solo disperazione nelle 10 tracce di ‘1969’: “ci sono leggerezza e malinconia. Ma è quello che siamo tutti, ci sono alti e bassi e io ho cercato di fissare questi momenti con la musica”. All’immagine dell’artista ispirato, Achille Lauro preferisce quella del musicista impegnato nella costruzione della sua carriera: “non sono un sognatore, ma un operaio del mio successo. L’ho costruito ora per ora, senza dormire per sette anni. Le persone crescono: questo è il momento delle responsabilità. Credo che l’artista abbia una responsabilità, ma l’arte è arte. Sento una responsabilità verso chi lavora a questo progetto. Se casco io, cascano in tanti, compresa la mia famiglia”.Certo, “gli artisti hanno la responsabilità di ciò che fanno e dicono ma non possono essere presi come capro espiatorio, sennò si torna alla censura”. Per chiarire il suo pensiero, Lauro fa un paragone efficace: “se Sfera scrive ‘mi faccio una canna’ rientra nella sfera della libertà, non è che chi ascoltava i Beatles si faceva di Lsd”. E soprattutto, è il suo pensiero, certi discorsi andrebbero affrontati in altro modo: con le polemiche intorno alla sua Rolls Royce, “si è parlato di droga con superficialità, quando il problema è reale e va affrontato a livello educativo, andando a parlarne nelle scuole”. Se avesse voluto parlare di droghe – è il messaggio – lo avrebbe fatto e basta: “Quando ho voluto essere esplicito l’ho sempre fatto, se mi fosse stato chiesto avrei risposto”. Dispiaciuto per la “gogna mediatica”, Lauro ha portato comunque a casa dal festival ciò che cercava: “ho capito che l’idea di un brano con cui comunicare a tutti non era un miraggio, ma reale”. “Voglio abbracciare tante generazioni – conclude – così come è riuscito a fare Vasco”. Inizierà a farlo da domani con l’Instore tour e poi a ottobre con il tour.
A Napoli sei capolavori di CaravaggioFino al 14 luglio, dialogo con 22 quadri e tappa al Pio Monte
NAPOLI11 aprile 201919:07
– Caravaggio visse a Napoli complessivamente diciotto mesi, nel 1606 e poi nel 1609 per circa un anno, fino alla morte avvenuta a Porto Ercole nel viaggio di ritorno verso Roma nel luglio del 1610. Mesi intensi e fondamentali per la sua vita e la sua produzione artistica, anche se meno noti rispetto al periodo romano. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Pio Monte della Misericordia raccontano questo tempo e la sua eredità nella mostra ‘Caravaggio Napoli’, curata da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore del museo Sylvain Bellenger, (dal 12 aprile 14 luglio).
A confronto sei opere del Merisi, provenienti da istituzioni italiane e internazionali, e 22 quadri di artisti ‘napoletani’, con un riscontro visivo tra le opere raccolte in Sala Causa che permette riflessioni e chiarimenti immediati.
Il ritorno del tailleur sartorialeMax Mara lancia progetto incentrato sulla giacca tailoring
11 aprile 201919:09
– E’ stata la divisa delle donne manager, la cui figura ha dominato l’immaginario e le passerelle degli anni Ottanta/Novanta. Poi dopo un lungo periodo di oblio, per la nuova stagione, il tailleur con giacca e pantaloni torna a fare la parte del leone nel guardaroba femminile.
Ci ha pensato Max Mara a sancire il rientro ufficiale sul palcoscenico della moda della giacca tailoring, con il suo Progetto Tailleur Sartoriale. Taglio perfetto, cura delle proporzioni, ricerca di nuovi materiali e colori, sono alla base della creazione di capospalla dal mood sobrio, che perdono le spallone ‘intimidatorie’ degli anni Ottanta e parlano a consumatrici diverse, per età e stile di vita. I principi della giacca intelata Max Mara sono legati alla cultura della confezione maschile, una lavorazione scrupolosa che impiega 345 minuti di lavoro: il doppio del tempo di una giacca standard.
L’uso del canvas interno, i punti a mano, la stiratura, fanno sì che la nuova giacca si modelli con naturalezza sul corpo femminile.
Campagna Ray Ban con nuovi modelli iconaDai Wayfarer Classic nati nel 1952 e amati dai divi alle novità
11 aprile 201920:03
– La campagna #ProudToBelong di Ray-Ban si concentra sui momenti della vita che consentono di determinare il nostro senso d’appartenenza e di ritrovare noi stessi. In evidenza nelle immagini tre sentimenti chiave che incarnano l’essenza delle montature Ray-Ban che ripropongono modelli classici e novità: la vulnerabilità e l’empatia, la passione e la gioia, l’orgoglio e la fiducia in sé stessi.
Vulnerabilità ed empatia (Ray-Ban I-Shape Family – Square) può essere un sorriso di perdono, essere sorpresi quando si è immersi nei propri pensieri, incrociare lo sguardo amichevole di uno sconosciuto in una giornata no. Passione e gioia (Ray-Ban Wayfarer) riprendono i momenti in cui ci si lascia andare.
Orgoglio e fiducia in sé stessi (Ray-Ban Wings) quando non si ha paura di farsi notare, liberi di essere noi stessi.
Dagli anni Settanta, la famiglia I-Shape fa il suo ritorno con montature squadrate over in metallo e lenti sfumate. Tornano anche i Ray-Ban Original Wayfarer Classic che debuttarono nel 1952.
Badia a Settimo torna unita dopo secoliFirenze, monastero verso recupero architettonico area in degrado
FIRENZE11 aprile 201920:57
– Nel 1783 il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo divise il monastero in due parti separate; ora, 236 anni dopo, l’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo (la Badia a Settimo nel territorio di Scandicci) torna ad avere un corpo unico, col recupero di un’ala abbandonata al degrado. E’ quanto spiegato da don Carlo Maurizi, priore della Badia, e dall’imprenditore Paolo Nocentini, presidente di Savino Del Bene che ha dato sostegno al progetto che prevede, dopo i recuperi delle strutture architettoniche, un probabile ritorno di vita monastica nell’antico complesso religioso. Anche il cardinale Giuseppe Betori ha sottolineato l’importanza di questa riunificazione, “non solo dal punto di vista architettonico e culturale, ma anche simbolico”. Nocentini ha sottolineato proprio come la riunificazione dei corpi di fabbrica dell’abbazia sia solamente un primo passo verso il recupero dei locali. Presente anche Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. [print-me title=”STAMPA”]
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