POLITICA
Legittima difesa, ecco cosa prevede la legge
Difesa sempre legittima e pene piu’ severe
27 aprile 2019 01:33
La difesa diventa sempre legittima, perche’ la proporzione tra difesa e offesa viene riconosciuta “sempre” c’e’ sempre quando una persona reagisce con un’arma all’aggressione o alle minacce subite in casa o nel luogo di lavoro, e non e’ punito chi reagendo in quel modo, era “in stato di grave turbamento”. Sono le principali novita’ della legge sulla legittima difesa approvata dal Senato in via definitiva il 28 marzo 2019 con 201 si’, 38 no e 6 astensioni.Fortemente voluta dalla Lega, e’ passata con il consenso anche del Movimento 5 stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il primo ok risale al 24 ottobre 2018, il 6 marzo il testo e’ stato votato alla Camera ma e’ tornato a Palazzo Madama per una modifica su una questione di copertura finanziaria introdotta a Montecitorio.Il provvedimento riforma la legittima difesa domiciliare (disciplinata ora dall’articolo 52 del codice penale) e l’eccesso colposo (articolo 55) e aumenta le pene per i reati di violazione di domicilio, furto e rapina. Nei casi di presunta legittima difesa, resta in piedi la necessita’ che la magistratura accerti i fatti facendo indagini. In particolare, con l’aggiunta dell’avverbio “sempre”, l’articolo 1 della legge introduce un aspetto tra i piu’ controversi: d’ora in poi, di fatto non si mette in discussione la reazione di chi difende se stesso, altri o i propri beni usando un’arma detenuta legittimamente (o un altro mezzo simile), riconoscendo che la sua reazione era “giustificata” e non eccessiva. Di conseguenza non puo’ essere punito.
Non e’ punibile nemmeno se era profondamente turbato dal pericolo che si e’ trovato di fronte. In questo senso l’articolo 2 modifica l’attuale eccesso colposo (diventa un delitto colposo quello di chi, per difendersi, va oltre i limiti stabiliti dalla legge), superandolo. Novita’ anche sul piano del diritto civile: la normativa appena approvata sancisce che non c’e’ responsabilita’ di chi ha agito in condizioni di legittima difesa. Cio’ significa che, se assolto penalmente, non e’ obbligato a risarcire – civilmente – eventuali danni provocati all’aggressore o al rapinatore, se ad esempio fosse rimasto ferito o ucciso nell’azione.
Una modifica riguarda le spese legali di chi ha agito per legittima difesa: l’articolo 8 prevede che potra’ contare sul gratuito patrocinio se il suo procedimento e’ stato archiviato, prosciolto o si e’ riconosciuto il non luogo a procedere. Infine, agli articoli 4, 5 e 6 il provvedimento modifica e innalza alcune pene: per la violazione di domicilio si andra’ da un minimo di un anno (attualmente 6 mesi) al massimo di 4 (prima, un anno); per furto in abitazione e furto con strappo si rischiera’ da 4 anni (attualmente 3 anni) a 7 anni (contro i 6 di oggi); in caso di rapina varia la reclusione minima che sale a 5 anni (oggi 4). Resta invariata quella massima di 10 anni.
POLITICA
Segnalato ad Agcom manifesti cannabis
‘Sbagliato, odioso e pericoloso” slogan ‘Io non sono una droga’
MILANO27 aprile 201912:56
– Il Comune di Milano ha segnalato all’Agcom, l’autorità garante per le comunicazioni, i manifesti affissi in città che pubblicizzano l’International Cannabis Expo, la fiera internazionale della canapa che si svolgerà dal 3 al 5 maggio in città. “Abbiamo fatto due cose – ha detto il sindaco Giuseppe Sala a margine di un evento in periferia -: ci siamo rivolti all’Agcom segnalando il manifesto e, posto che l’Agcom non ci ha ancora risposto, ho chiesto alla vicesindaco di parlare direttamente con i promotori del festival per chiedergli di intervenire immediatamente”.
Il sindaco mette sotto accusa i manifesti che promuovono la manifestazione e che ritraggono una foglia di marijuana con la scritta ‘Io non sono una droga’: “Al festival si parla di canapa industriale, e questa è una realtà. – ha detto -. Però il manifesto è sbagliato, odioso, pericoloso perché un ragazzo giovane non distingue, vede una foglia di canapa, e può arrivare a pensare che la marijuana sia legale”.
Per sindaco Perugia sfida cd, cs e M5sIn campo anche ex ministro Belillo e ex consigliere 5 stelle
PERUGIA27 aprile 201914:01
– Dieci candidati, sostenuti complessivamente da 22 liste, si sfideranno per la carica di sindaco di Perugia. E’ il quadro che si delinea dopo la scadenza del termine di presentazione delle candidature.
In lizza il sindaco uscente Andrea Romizi, esponente di Forza Italia, per il centro destra (con FI, Lega e FdI), il giornalista Giuliano Giubilei, per centro sinistra (Pd, Socialisti e Perugia in Europa), e Francesca Tizi, per il Movimento 5 stelle. L’area politica pentastellata vede in in campo con una sua lista però anche Cristina Rosetti, già consigliere comunale uscente del M5s.
Tra gli aspiranti sindaco del capoluogo umbro pure Katia Belillo, ex ministro e già esponente di primo piano di Rifondazione comunista, con le forze politiche della sinistra riunite nella lista “Perugia in Comune”.
Gli altri candidati sono Antonio Ribecco, Casapound, Salvatore Iacobelli, il Popolo della famiglia, Giordano Stella, Coscienza verde, Carmine Camicia e Marco Mandarini.
Rider: Durigon, se va in Aula tempi lunghi per normativaSi discute se inserirla in un decreto o disegno di legge
27 aprile 201914:29
“Il dossier sui rider, di cui si è occupato direttamente Di Maio con il suo staff, va avanti.
Certo, ci sono state delle resistenze da parte degli operatori coinvolti, ma al ministero la norma è pronta. Aspettiamo di vedere solo in quale decreto sarà incardinato”. Lo spiega, in un’intervista alla Stampa, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, secondo cui “i tempi non saranno immediati. Se sarà un disegno di legge c’è il rischio che ci siano ritardi per il passaggio in Parlamento e la navetta tra Camera e Senato. Senza contare gli eventuali emendamenti che verranno presentati in Aula”.
“L’idea iniziale era di mettere il dossier nel decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza, ma è stata scartata dalla commissione parlamentare competente. Per quello il ministro Di Maio pensava di poter chiudere prima”, dice Durigon. “Adesso stanno discutendo di inserirlo in un altro decreto o disegno di legge. Il ministro Di Maio il 6 maggio incontrerà le parti sociali e potrebbe essere il momento buono per parlare della nuova normativa”.
Province, nuovo scontro M5S-Lega: Di Maio: “Enti inutili, via per abbassare le tasse”Nella bozza delle riforme degli enti locali sono state ‘ripescate’. Salvini: “Servono per dare servizi ai cittadini”
27 aprile 201920:05
Nuovo scontro tra Lega e M5s, questa volta sulle province. “Per me si tagliano. Punto. Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari. Questa è la linea del M5S”, dice il vicepremier Luigi Di Maio in merito alla notizia, anticipata dal Sole24ore, di un ritorno delle Province nelle linee guida della riforma degli enti locali. “Per il M5S non esiste alcun tipo di poltronificio, quindi le Province si tagliano. Punto. Per noi è cosi’, per il resto chiedete alla Lega. L’Italia ha bisogno di efficienza e snellimento, non di enti inutili e costosi”, afferma il leader 5Stelle.”Vogliamo dare i servizi ai cittadini. Se i Comuni non riescono a farlo, servono le province”, ribatte il segretario federale della Lega, Matteo Salvini. E il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, fa notare che “quando vennero abolite sembrava che le casse dello Stato si sarebbero risanate, ma non è stato così”. “Se le competenze e il personale – ha aggiunto – si ridistribuiscono in altri enti pubblici, i risparmi non ci sono. Semmai è più facile che ci siano tanti disservizi, con le scuole che cadono e le strade con le buche”.”I 5S non possono cambiare idea ogni giorno su tutto”: così fonti della Lega replicano alle critiche dei cinquestelle. “Oggi tocca alle province, distrutte da Renzi con gravi danni per i cittadini e per la manutenzione di scuole e strade. Un viceministro 5S lavora per rafforzarle, un altro ministro 5stelle lavora per chiuderle. L’Italia – concludono le fonti – ha bisogno di un sì e di serietà, non di confusione”.
Conte: confido di vedere Siri domani”Non valuto da giudice, i tempi della giustizia sono altri”
PECHINO28 aprile 201906:23
– “Domani confido di poter vedere Siri: non ho ancora fissato l’incontro ma sicuramente domani sarà il primo giorno utile per poterlo vedere. Datemi il tempo di riorganizzare l’agenda per la fase di rientro”. Così il premier Conte, risponde ai giornalisti che, a margine della sua visita alla Città proibita di Pechino, gli chiedono se al suo ritorno in Italia dalla Cina incontrerà il sottosegretario per valutare la sua posizione dopo l’indagine a suo carico.
“Sono d’accordo con Salvini e infatti l’ho dichiarato anche io: non sono un giudice. Non è certo con l’approccio del giudice che affronterò il problema”. Così Conte replica poi a chi gli domanda dell’intervista in cui il ministro dell’Interno afferma che il premier non è un giudice e che non sono emersi “atti concreti” a carico di Siri. “Non ho letto l’intervista”, dichiara Conte, ma “i tempi della giustizia sono altri. Io ho fatto l’avvocato e mai fatto il giudice neppure prima: non lo sono adesso”.
Tav infiamma voto,Salvini vs ChiamparinoLeader Lega, se vinciamo si fa. Governatore uscente lo attacca
TORINO27 aprile 201920:46
– Matteo Salvini apre la campagna elettorale della Lega in Piemonte e il dibattito attorno al voto del 26 maggio si infiamma sulla Torino-Lione. Nel giorno in cui i partiti hanno completato la presentazione delle liste, che dovrebbe avere un’appendice soltanto per Casapound, attualmente esclusa dalla competizione, sono scintille sulla Tav tra il leader della Lega e il governatore uscente del centrosinistra, Sergio Chiamparino. “Se in Piemonte vince la Lega, si fa”, dice il vicepremier a Biella, di fronte ad una gremita piazza Vittorio Emanuele. “L’ha scambiata con le poltrone”, ribatte a distanza Chiamparino, in campo per il secondo mandato alla guida del Piemonte.
Le tensioni che hanno preceduto il via libera ai bandi di gara per la nuova ferrovia non sono finite. “Avere una Lega forte a Roma, e in Piemonte, vuol dire che la regione verrà collegata al resto d’Europa”, dice Salvini. “E’ il governo Conte-Salvini-Di Maio, di cui è azionista di maggioranza, ad avere bloccato tutto”, sostiene Chiamparino. [print-me title=”STAMPA”]
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