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CARACAS
– Il Procuratore generale venezuelano, Tarek William Saab, ha reso noto che la “scaramuccia golpista” del 30 aprile scorso a Caracas, quando un gruppo di oppositori, fra cui Juan Guaidó e Leopoldo López, hanno manifestato insieme ad alcuni militari contro il “regime del presidente Nicolás Maduro, ha avuto un saldo di cinque morti e 233 detenuti.
Tutti questi casi, ha assicurato Saab in una intervista televisiva, “sono oggetto di inchiesta da parte del ministero Pubblico”. Il Procuratore ha ricordato inoltre che “finora sono stati spiccati 18 ordini di cattura di civili e militari, anche di ranghi bassi, come sergenti”. “Abbiamo visto – ha continuato – parlamentari ed alcuni ufficiali anche con il rango di tenente colonnello agire al margine della legge”. Fra questi, ha poi osservato, “si è posto in evidenza un ufficiale che era il capo del Distaccamento della Guardia nazionale bolivariana (Gnb) nell’Assemblea nazionale, Ilich Sánchez Farías”.
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TOKYO
– Il premier giapponese Shinzo Abe è disposto a incontrare il leader nordcoreano, Kim Jong Un, senza precondizioni. Lo ha ribadito lo stesso Abe durante una conversazione telefonica con il presidente Usa Donald Trump, nella tarda serata di lunedì.
Precedentemente Abe aveva detto che un vertice sarebbe stato possibile solo se fosse utile a far luce sulla vicenda dei cittadini nipponici rapiti dal regime di Pyongyang, una questione che l’esecutivo definisce ancora una priorità. La posizione del leader conservatore, tuttavia – secondo i media nipponici – è cambiata in seguito all’incontro con il presidente russo Vladimir Putin. Il governo di Tokyo ritiene la Corea del Nord responsabile del rapimento di almeno 17 cittadini nipponici tra il 1970 e gli anni ’80 per motivi di spionaggio, e sospetta che i servizi segreti del regime di Pyongyang siano coinvolti in altri casi legati a sparizioni mai risolte. Cinque furono rilasciati nel 2002, e gli altri 12 risultano ancora dispersi.
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YANGON
– I due giornalisti dell’agenzia di stampa Reuters, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, condannati in Birmania a sette anni di reclusione per aver diffuso documenti di Stato sui crimini delle forze armate contro i Rohingya sono stati rilasciati: lo ha reso noto il direttore del carcere in cui erano rinchiusi.
I due giornalisti, entrambi birmani, sono stati rilasciati nell’ambito di una grazia concessa oggi a 6mila detenuti dal governo del Paese. Wa Lone e Kyaw Soe Oo erano stati arrestati nel dicembre 2017 per la loro copertura dell’offensiva delle forze armate contro la minoranza musulmana nello stato Rakhine, da dove 700mila sono fuggite in Bangladesh. I due erano stati prelevati subito dopo aver incontrato in un ristorante un ufficiale che gli aveva consegnato un documento. L’uomo aveva poi testimoniato durante il processo, raccontando che il tutto era stato pianificato come una trappola per i due giornalisti scomodi. [print-me title=”STAMPA”]
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