SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Amici, incorona Alberto il tenore
Maria De Filippi, “Vorrei una tv senza paletti”
26 maggio 2019 06:31
“E’ strano vedere paletti in tv, non dovrebbero essercene”. Maria De Filippi ha chiuso in bellezza la diciottesima edizione della madre di tutti i talent, Amici su Canale 5 (4 milioni 804 mila spettatori e il 27% di share), e dopo essersi detta soddisfatta di un’edizione ricca di talenti come raramente accaduto (“i quattro finalisti – due cantanti e due ballerini – sono quattro vincitori. Il successo di Amici dipende tutto dai ragazzi e non dai giudici”), immagina una televisione che non abbia barriere e preclusioni. L’input arriva dal no che Viale Mazzini ha imposto nei giorni scorsi alla sua partecipazione a Domenica In su Rai1, nonostante l’invito della stessa padrona di casa Mara Venier, arrivato proprio durante una puntata di Amici, alla quale la Venier partecipava come previsto dal suo contratto (e dopo lo scambio di ospitate tra Rai3 e Canale 5 con Raffaella Carrà, “tanto di cappello alla sua serietà e alla sua professionalità, ha insegnato anche a me, ma vederla nella scuola come insegnante mi sembra difficile”). “Sono rimasta perplessa dalla posizione della Rai. Mi dispiace solo per il fatto che fosse stato annunciato in onda”, spiega Queen Mary che proprio da questo ‘no’ ha preso spunto per invitare alla finale Michelle Hunziker, Alessia Marcuzzi, Silvia Toffanin e Ilary Blasi, fiere rappresentanti dell’azienda di Cologno Monzese. “Anche in Mediaset ci sono conduttrici più che valide. E allora perché non invitarle tutte? Bisogna iniziare a fare più gioco di squadra. E loro si sono messe in gioco”. Un assaggio per nuove idee in arrivo? “Di programmi ne ho già abbastanza..”, taglia corto lei. Ma di tv senza barriere e di paletti infranti si può parlare anche per il successo del tenore Alberto Urso (vincitore anche del Premio Tim del valore di 30 mila euro che vanno a sommarsi ai 150 mila della vittoria finale e con il disco “Solo” già in top ten), che ha avuto il merito di aver avvicinato il mondo della lirica ai giovani, togliendo un po’ di polvere ad arie e falsetti e sdoganandolo dai soliti cliché. “Ora non mi ferma più nessuno”, dice senza sfrontatezza il 21enne messinese, la faccia pulita, gli occhi chiari che hanno fatto impazzire schiere di ragazzine, i tatuaggi sul braccio molto poco “lirici” e l’aria ingenua. “Io sono un cantante lirico, ma non so dove mi porterà il futuro: opera, cross over, pop… vorrei fare tutto e proverò a fare tutto”, racconta emozionato, poco dopo la vittoria con ancora la coppa accanto a sé e i genitori (arrivati a sostenerlo) impazienti di abbracciarlo. I suoi ascolti, spiega, spaziano da Luciano Pavarotti a Cesare Cremonini, passando per Josè Carreras, Placido Domingo, Andrea Bocelli, Jovanotti, i Queen. “Non bisogna avere pregiudizi: se la musica è fatta bene è bella tutta. L’importante è farla con molta passione. I tatuaggi? Ormai si vedono anche alla Scala…”. Ringrazia Maria (è passaggio quasi obbligato, ma non lezioso) per avergli dato una grande opportunità. “Sono un esempio. La lirica sta perdendo posizioni rispetto ad altri generi e io sono felice di averla avvicinata ai giovani. Devo ancora studiare tanto, perché non bisogna fermarsi mai: io continuerò a portare questo messaggio ai ragazzi”, dice ancora, dedicando la vittoria alla nonna: “da lassù sarà felicissima, e grazie alla mia famiglia che ha fatto tanti sacrifici”. Prima della vittoria, Alberto – che suona pianoforte, sax e batteria – aveva già provato ad entrare due volte nella scuola di Amici: sempre rispedito al mittente. “Evidentemente non era il mio momento, non ero pronto. Un ‘no’ non è una barriera che si chiude: bisogna avere tanta determinazione e non mollare mai”. Non aveva smesso di credere al suo sogno neanche Giordana, seconda classificata e Premio della Critica (50 mila euro offerti da Tim): già cinque volte la cantautrice nata in Francia aveva bussato alle porte della scuola di Canale 5. “Oggi sono più risolta e questo è stato fondamentale. Nel frattempo ho continuato a lavorare”. E le sue canzoni sono finite negli album di Nina Zilli e di Tiziano Ferro, mentre il suo primo disco “Casa” è stato pubblicato dalla Universal. Soddisfatti anche i due ballerini, entrambi classici: il cubano Rafael, terzo e vincitore di categoria, e Vincenzo. Per loro sono già arrivate proposte di lavoro in Italia e all’estero.
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È morto Vittorio Zucconi, giornalista di Repubblica e scrittore
È stato corrispondente dagli Stati Uniti, direttore del sito e di Radio Capital
26 maggio 201914:03
Il giornalista Vittorio Zucconi, 74 anni, è morto nella sua casa di Washington dopo una lunga malattia. Ne dà notizia ‘Repubblica’ in apertura sul proprio sito con un articolo dal titolo “l’uomo che viveva il giornalismo”. Cronista e scrittore, Zucconi è stato corrispondente dagli Stati Uniti per ‘Repubblica’. Zucconi è stato direttore dell’edizione web di Repubblica dalla creazione fino al 2015, ma anche direttore dell’emittente Radio Capital fino al 2018.Originario di Bastiglia (provincia di Modena), figlio di Guglielmo Zucconi, giornalista (fu direttore della Domenica del Corriere e del Giorno) e deputato della Democrazia Cristiana, e fratello di Guido. Vittorio Zucconi è stato il primo giornalista italiano di un grande quotidiano inviato come corrispondente a Tokyo (idea di Giorgio Fattori che dirigeva all’epoca la Stampa). E’ stato corrispondente da Bruxelles quando l’Europa era ancora in formazione, da Mosca durante la guerra fredda, da Parigi, da Washington, per la durata di sei presidenti, un trentennio.
Flash mob per 200 anni Infinito 28(5Olimpia Leopardi, vorrei che partecipassero deputati e senatori
26 maggio 201912:11
-RECANATI (MACERATA), 26 MAG – L’Infinito di Giacomo Leopardi superstar per tutto il 2019 e oltre nel duecentesimo anniversario della sua stesura. Per celebrare ‘l’idillio perfetto’, uno dei testi poetici più famosi e amati della lingua italiana, la contessa Olimpia Leopardi, discendente diretta del poeta, ha organizzato a Recanati il 28 maggio alle 11:30, insieme al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, in collaborazione con la Rai un flash mob degli studenti di tutta Italia che reciteranno in contemporanea e in diretta social la celebre poesia: sarà “#200infinito”. “Mi è sembrato giusto – dice la contessa – ambientare l’iniziativa nella piazzetta del Sabato del Villaggio” su cui affaccia Palazzo Leopardi, “collegandola simbolicamente a tutte le piazze italiane per trasformarle da luogo in cui la gente passa ignorandosi o addirittura urtandosi, in uno spazio di condivisione spirituale. Ma il mio sogno è che anche gli esponenti del Senato e della Camera, assieme alle più alte cariche dello Stato facciano lo stesso”.
Menasse e l’Europa tra nazioni e unioneLa crisi EU spiegata dall’autore del romanzo ‘La capitale’
26 maggio 201914:54
– ROBERT MENASSE, ”UN MESSAGGERO PER L’EUROPA” (SELLERIO, pp. 180 – 16,00 Euro – Traduzione di Simone Buttazzi) Si considerano i successi, sul piano economico e sociale, come risultato del proprio lavoro, mentre la crisi appare come il fallimento del lavoro altrui. La realtà è che se le cose non vanno la colpa è del contesto generale e allora si può capire che se il crescente desiderio di sovranità nazionale è comprensibile sul piano umano non significa naturalmente che sia anche ragionevole. E’ la prima di una serie di risposte e notazioni che Robert Menasse, saggista e studioso austriaco della realtà europea, ha selezionato partendo dalle domande che più spesso gli vengono rivolte dal pubblico quando partecipa a incontri nei vari paesi, anche in seguito alla pubblicazione (in Italia da Sellerio) del suo interessante e ben congegnato romanzo ”La capitale”, ambientato a Bruxelles e nato per mettere in luce con fiducia sul futuro europeo quel che non va assolutamente oggi nel governo della UE, di cui tutti siamo partecipi e di cui sfruttiamo i molti vantaggi, ma di cui tendiamo a non sentirci responsabili. Questo accade, pare, anche perché si parla molto oggi di ciò che va male e si dimentica quanto progresso e benessere, quanto riparo e sostegno abbiamo avuto dall’essere tutti assieme.
”Soprattutto in tempi di crisi economica, le nazioni sviluppano dinamiche aggressive. Lo vediamo anche nell’insulso risentimento che la Germania prova nei confronti dei greci e viceversa. E alla fine del processo, quando i cosiddetti interessi nazionali non possono più essere difesi politicamente, si tenta di imporli con la violenza. E l’esperienza storica dimostra come ciò non possa durare al lungo e al contempo produca solo tantissima miseria”, per non parlare di ciò che sta accadendo in Gran Bretagna che davanti ai problemi ha deciso di mettersi fuori dal gioco. Menasse parla un po’ di tutto, dalla moneta unica che non si è riusciti a gestire a un livello politico sovranazionale, rendendo difficile affrontare la crisi, alla Commissione Europea che va legittimata facendo sì che venga eletta dall’Europarlamento e non dai governi nazionali perché abbia potere e autorità, solo per citare alcuni degli argomenti criticamente affrontati in queste pagine. Il volumetto vuole aiutare a ripercorrere e capire le ragioni storiche del progetto europeo , alla luce del quale superare lo stallo attuale e creare qualcosa di nuovo, invece di riprodurre sempre l’esistente anche per una realtà diversa.
Bisogna quindi che le politiche degli stati nazionali acquistino appunto una visione collettiva europea, senza rinunciare alla propria identità, che è altra cosa. Manasse lo fa poi con il suo linguaggio semplice, puntuale e spigliato, che argomenta come se fosse in dialettico contraddittorio col lettore. Insomma, questo ”Un messaggero per l’Europa” direi che è da leggere come appendice del suo romanzo, per andare al fondo delle cose e cercare di capirle veramente, al di là delle apparenze e e dell’istinto a difendersi e rinchiudersi nel proprio egoismo, che come è chiaro restringe le possibilità di migliorare e non le allarga. Insomma, bisogna pretendere molto di più dall’Europa, ma bisogna anche essere disposti a dare, a aprirsi e partecipare.
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Takara, favola senza tempo tra le montagne del Giappone
In sala il film di Manivel e Igarashi, già a Orizzonti a Venezia
26 maggio 201914:53
– Un racconto incantevole e pieno di lirismo, che parla di affetti e avventura, una favola senza tempo ambientata tra le suggestive montagne innevate del Giappone. E’ “Takara – La notte che ho nuotato”, il film di Damien Manivel e Kohei Igarashi, già passato in concorso nella sezione Orizzonti della 74/a Mostra del cinema di Venezia, poi al Detour – Festival del cinema del viaggio e ora in sala dal 23 maggio, con Tycoon Distribution.
Dietro la macchina da presa il duo franco-giapponese composto dai registi Damien Manivel e Igarashi Kohei, che raccontano la candida odissea del piccolo Takara (interpretato dal giovanissimo Takara Kogawa, al suo esordio sul grande schermo) che una mattina, invece di recarsi a scuola, decide di andare a trovare il padre al mercato del pesce dove lavora: il bambino vivrà così una giornata all’insegna della scoperta e della meraviglia.
“Ci siamo incontrati alla prima dei nostri film – hanno commentato i due registi – e ci siamo subiti sentiti vicini grazie all’amore per il cinema. Qualche mese dopo, abbiamo deciso di girare un film insieme. Damien desiderava filmare la neve e Kohei lavorare con un bambino. Siamo andati nella regione più nevosa del Giappone, ad Aomori, e abbiamo incontrato un bambino di sei anni, Takara Kogawa. Siamo rimasti colpiti dal suo miscuglio di imprevedibilità e tristezza, dalla sua completa sincerità. Suo padre è veramente un pescatore e Takara si sveglia ogni notte sentendolo andare al mercato. Quando Takara torna a casa da scuola, il padre dorme ancora. Si vedono molto poco. Abbiamo cercato di raccontare questo complesso sentimento di amore e distanza seguendo le tracce di Takara”.
Coe e la Brexit a La Festa del raccontoSul tempo, dal 29 maggio al 2 giugno, apre Michela Marzano
26 maggio 201921:33
Oltre cinquanta eventi in cinque giorni, tutti gratuiti, alla ‘Festa del racconto 2019’ che torna in dal 29 maggio al 2 giugno a Carpi (Modena) e nei vicini comuni di Campogalliano, Novi di Modena e Soliera. La XIV edizione si concentra sul tempo con numerosi protagonisti tra cui lo scrittore inglese Jonathan Coe, il drammaturgo Stefano Massini, i giornalisti Ezio Mauro, Ferruccio De Bortoli e Stefano Bartezzaghi, l’attore Kim Rossi Stuart – al debutto con un libro di racconti ‘Le guarigioni’ (La nave di Teseo) -, il fisico Guido Tonelli e il climatologo Luca Mercalli. La Festa si apre il 29 maggio a Soliera con Michela Marzano che invita alla scoperta di ciò che resta quando i ricordi se ne vanno, all’incontro ‘Quell’unica frase che non scompare mai’, partendo dal suo ultimo romanzo Idda (Einaudi). Mentre Coe è atteso a Carpi dove parlerà di ‘Paesaggi contemporanei – Raccontare la Brexit. Tra gli ospiti anche Marco Malvaldi, Nadia Terranova, Francesco Piccolo, Annalena Benini, Chiara Moscardelli e Federico Baccomo. Il tempo viene indagato anche attraverso il racconto – genere letterario che oggi conosce un rinnovato interesse nel nostro Paese – attraverso la memoria, intesa come ricordi individuali e collettivi, che diventano testimonianza e narrazione; storia, come chiave di interpretazione del presente e colonna portante di un futuro tutto da costruire. Il 30 maggio a Campogalliano sarà di scena il giallo con Romano De Marco e il suo ‘E se la notte ti cerca’ (Piemme) e Valerio Varesi con ‘La paura nell’anima’ (Frassinelli). Mentre il 31 maggio a Carpi Ezio Mauro affronterà la Storia con la S maiuscola, ripercorrendo le grandi vicende del nostro paese nel suo intervento “Storia d’Italia”. Il fisico del Cern Guido Tonelli ci trasporterà nel “Non-tempo da cui è nato tutto” e Malvaldi parlerà di ‘Vento in scatola’ (Sellerio) in cui prova a narrare il mondo dei detenuti con lo spirito della commedia all’italiana. Soliero ospita il ‘Diario d’amicizia’, un confronto tra Roberto Alperoli, Alberto Bertoni, Emilio Rentocchini: tre amici, tre poeti molto diversi. Il festival si chiude, come da tradizione, a Novi di Modena dove l’attore, regista e scrittore Paolo Ruffini lancia un messaggio di positività con l’incontro “La sindrome di UP. E’ tempo di essere felici”. Alla Festa del racconto anche la “colazione con i libri” per scoprire e riscoprire i grandi classici del racconto negli incontri condotti dalla blogger e instagrammer Petunia Ollister. Dopo il grande successo delle edizioni passate ritornano anche “I dialoghi del cortile”. Tra gli eventi e spettacoli, a 50 anni dal concerto di Woodstock, Gino Castaldo e il Wire Trio di Enzo Pietropaoli propongono la conferenza concerto “Woodstock Revolution!” e, a 20 anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, la band Flexus e ospiti con le sue canzoni, in un concerto dedicato.
Cannes, Rohrwacher,ho amato Il TraditoreGiurata, ho provato tanto ma siamo in democrazia
CANNES26 maggio 201914:48
– “Sento una amarezza profonda perché ho molto amato Il Traditore, il grande film di Marco Bellocchio ma nel processo democratico di una giuria nonostante i miei sforzi non ha trovato posto”, dice la regista Alice Rohrwacher tornando a Roma dopo la sua esperienza nella giuria del festival di Cannes che ha escluso dal palmares il film italiano.
Suicida Sergio Claudio PerroniSi è ucciso a Taormina , un colpo di pistola in strada
26 maggio 201919:44
– È morto lo scrittore, traduttore, editor e agente letterario Sergio Claudio Perroni. Aveva 63 anni e secondo le prime ricostruzioni si sarebbe tolto la vita questa mattina con un colpo di pistola in via Roma a Taormina dove viveva da qualche anno con la moglie. Lo conferma il comandante dei vigili urbani di Taormina. A portarlo al suicidio sarebbero stati problemi di salute. Nato a Milano, Perroni era vissuto a Roma. Il suo libro ‘La bambina che somigliava alle cose scomparse’ (La nave di Teseo) era stato presentato all’ultimo Salone del Libro di Torino. Traduttore di autori come Steinbeck, David Foster Wallace e Vonnegut, Sergio Claudio Perroni è autore di numerosi libri pubblicati con Bompiani e La nave di Teseo tra cui ‘Non muore nessuno’, ‘Nel ventre’ e ‘Entro a volte nel tuo sonno’.
Alice Rohrwacher, ho lottato per BellocchioRegista, giuria democratica ma unanimità solo per Parasite
CANNES26 maggio 201921:24
– Il rimpianto è per non essere riuscita a premiare il bel film di Marco Bellocchio Il Traditore, la consapevolezza è che in una giuria tutto può succedere. Alice Rohrwacher rientra in Italia dopo i 12 giorni da giurata al Festival di Cannes. C’è la clausola di riservatezza e la regista italiana non può violarla, quello che è accaduto durante le discussioni guidate dal presidente di giuria Alejandro Gonzalez Inarritu deve restare segreto per non fare uno sgarbo al festival né polemiche con il delegato generale Thierry Fremaux per il quale questi rituali sono necessari, anzi vere e proprie regole. Nonostante il dovuto riserbo, l’autrice 37enne che a Cannes ha avuto grandi soddisfazioni a cominciare dal suo esordio con Corpo Celeste, accetta di parlare dell’esclusione dal palmares del film italiano. “Sento un’amarezza profonda perché ho molto amato il grande film di Marco Bellocchio che nel processo democratico di una giuria non ha trovato il suo posto. E’ un film che ho amato molto, opera di un grande maestro e ho provato con tutte le forze”, spiega.
Alice Rohrwacher si dice convinta che “ci siano sempre nei festival, film meritevoli esclusi ma che hanno tempi diversi.
Sono sicura – spiega – che questo film che oggi non è nella lista del Palmares ritornerà anche in maniera forte nei ricordi dei miei colleghi giurati”. L’ipotesi che Pierfrancesco Favino avrebbe potuto avere il premio andato ad Antonio Banderas per Dolores y gloria di Pedro Almodovar, c’è stata “chanches ci sono state”, dice, “ma non posso entrare nel merito”.
Dodici giorni di grandi film e discussioni sono stati “un’esperienza grande, un lavoro molto bello nel confronto con questo gruppo di altri registi”, prosegue Alice Rohrwacher citando il francese Robin Campillo, il greco Yorgo Lanthimos, Inarritu e gli altri membri della giuria di Cannes 2019. Poi la cerimonia di chiusura, la festa stanotte all’Agora con tutti i premiati. “Prendere decisioni è stato difficile essendo tutte personalità molto forti ma poi ad un certo punto bisogna venirsi incontro. Alcune cose ci hanno unito molto, altre meno. La decisione della Palma d’oro al coreano Parasite è stata unanime, anche se ciascuno è arrivato a preferire quel film in maniera diversa”. Fa capire la Rohrwacher che il percorso è stato lungo, “Bong Jooh Ho a parte, abbiamo messo ai voti gli altri premi non essendo tutti d’accordo, ma è quello che accade spesso. E’ del resto la bellezza della democrazia, si possono esprimere pensieri diversi, poi c’è chi vince e chi non vince”.
Aladdin superstar, debutto Usa da 86 mlnSeguono John Wick Parabellum e Avengers Endgame
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– Debutto alla grandissima nelle sale Usa per Aladdin della Disney che incassa oltre 86,1 milioni di dollari nel weekend e si piazza in testa al box office americano. Scivola quindi al secondo posto, John Wick: Chapter 3 – Parabellum che incassa 24,3 milioni di dollari per un totale che già supera i 100 milioni di dollari in due settimane di programmazione. In terza posizione c’è Avengers Endgame con un incasso questo fine settimana di 16,8 milioni (per un totale di ben 798 milioni). In quarta posizione c’è Pokemon con 13,3 milioni (totale 116) seguito da due nuove uscite: Brigtburn- l’Angelo del male (che in Italia è uscito il 23 maggio) con 7,5 milioni e Booksmart della debuttante Olivia Wilde (uscito da noi il 24 maggio) con 6,5.
Bong Joon-ho, tra Morandi e Al BanoPalma d’oro, “La lotta tra ricchi e poveri è universale”
26 maggio 201921:28
Ama Gianni Morandi, ma somiglia ad Al Bano giovane e vive a Seul. Il cinquantenne Bong Joon-ho, prima Palma d’oro della Corea del Sud con ‘Parasite’, è un uomo che non manca di spirito e non potrebbe essere altrimenti.
Ha portato sulla Croisette una commedia nera che di più non si può e che ricorda quelle all’italiana davvero cattive, alla Risi. Di scena una lotta tra ricchi e poveri in una Seul, una delle città più popolose del mondo con oltre venti milioni di abitanti, dove tra povertà e ricchezza corre una lunga distanza.
“Non è vero che l’umorismo tipico dei coreani non sia compreso all’estero”, sottolinea soddisfatto Bong Joo alla conferenza stampa dei vincitori , “una storia familiare di lotta tra ricchi e poveri è qualcosa di universale, comprensibile per gli spettatori di tutto il mondo”.
Ma chi è il regista del film che sarà distribuito in Italia da Academy Two (il distributore ha, tra l’altro, accolto la richiesta del regista di conoscere Morandi che a sua volta ha accettato)? Figlio di un designer, laureato in sociologia all’Università Yonsei, appassionato di cinema sin dall’adolescenza, e amante di registi come Shōhei ImamuraeHou Hsiao-hsien, Bong Joon-ho nel 2003 con il giallo, Memories of Murder vince a San Sebastiáne Torino. Nel 2006 gira poi il film campione di incassi’The Host’, che passa proprio al Festival di Cannes, nel 2011, sempre sulla Croisette è presidente di giuria della Caméra d’or. Nel 2013 dirige Snowpiercer e due anni fa torna al festival di Cannes, non senza polemiche con ‘Okja’ prodotto da Netflix. Come tanti scrittori meridionali, prende ispirazione nei bar: “Mi piace – dice – andare al bar, mettermi in un posto d’angolo e ascoltare quello che dice la gente. C’è sempre tanto da imparare”. Sui diversi riferimenti e battute alla temuta Corea del Nord, spiega: “Ci scherziamo sempre su queste cose e soprattutto sui bunker super attrezzati che sono molto comuni nelle ville dei ricchi e che sono aumentati con la paura di attacchi nordcoreani”.
L’ispirazione, racconta, gli è arrivata con questa domanda: “cosa accadrebbe se due famiglie – una ricca e una povera, che occupano quartieri molto diversi – si incontrassero? Cosa accadrebbe poi se quei due mondi dovessero alla fine scontrarsi?” . Il fatto poi che ci sia stata unanimità da parte della giuria “Mi ha reso veramente felice”, dice Bong Joon-ho che cita tra i suoi riferimenti Chabrol e Hitchcock. Anche perché, aggiunge, “io faccio film di genere e non è affatto scontato che siano apprezzati”.
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Cremonini, tour per 20 anni carriera
Il via il 21/6 dell’anno prossimo a Lignano, 18 luglio a Imola
27 maggio 201910:55
– Cesare Cremonini festeggia 20 anni di carriera (iniziata con la pubblicazione nel maggio 1999 di “50 Special”) e lo fa con 7 date negli stadi nell’estate dell’anno prossimo. Il tour partirà il 21 giugno 2020 da Lignano Sabbiadoro e si concluderà con un evento speciale il 18 luglio all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.
“Chiuderemo con un grande concerto a Imola. Sarà un evento straordinario, nato dalla fortissima esigenza di creare uno show indimenticabile in Emilia-Romagna. Mi hanno proposto di celebrare tutto questo in un luogo speciale, nel cuore stesso della mia terra, l’Emilia, che è la mia vita, la mia seconda pelle e il mio Dna. L’autodromo è un luogo magico, reso iconico dalla storia della F1, dal ricordo commovente di Ayrton Senna, e per la musica, naturalmente da Vasco Rossi, che lo ha trasformato in tempio leggendario della musica”. Le date: 21 giugno Lignano, 27 giugno Milano, 30 giugno Padova, 4 luglio Torino, 7 luglio Firenze, 10 luglio Roma, 14 luglio Bari, 18 luglio Imola.
Beigbeder, immortalità è nostro incuboScrittore a Roma per Una vita senza fine, in cui sfida la morte
27 maggio 201913:33
– FREDERIC BEIGBEDER, UNA VITA SENZA FINE (BOMPIANI, PP. 256, 17 EURO – Traduzione di Silvia Ballestra) “L’immortalità è il sogno più vecchio dell’umanità. Ma ora si sta trasformando in un incubo”. È la considerazione a cui Frédéric Beigbeder è giunto dopo aver scritto “Una vita senza fine”, romanzo-inchiesta edito in Italia da Bompiani in cui cerca di capire, tra il serio e il faceto, come fare a rimediare al problema più difficile da risolvere per l’uomo, la morte. Un romanzo quasi del tutto autobiografico in cui un cinquantenne di successo (Frédéric appunto), promette a sua figlia di non morire: per prestare fede alla sua promessa si avvicina alle tecniche di ringiovanimento cellulare, viaggiando dalla Svizzera a Israele per incontrare scienziati e luminari in grado di allungargli la vita. “Abbiamo paura di morire perché non sappiamo approfittare dell’esistenza. Vogliamo renderci eterni attraverso le immagini dei selfie. In questo libro ci sono le mie angosce, denuncio la vita di oggi ma mi prendo anche in giro”, spiega in un’intervista a Roma, dove è arrivato per presentare il libro. Il romanzo è stato un modo per esorcizzare le sue angosce, ma anche un’opportunità per fare indagini mediche su se stesso e riflettere sulla sua vita. “Anni fa avevo uno stile di vita parecchio nocivo per la salute. Quando ho scritto il libro, l’idea di fare analisi e provare terapie che forse potevano allungarmi la vita non mi faceva paura, anzi mi entusiasmava.
Non ero neppure negativo nei confronti dei transumanisti”, spiega, “poi però ho capito che sono dei pazzi e la loro ideologia è pericolosa. Mi chiedo quale sia il prezzo da pagare per vivere di più. Se la risposta è non restare umani allora non mi interessa”. Per parlare di morte, ma anche di tante altre cose (dalla società desiderosa solo di apparire al rapporto con le donne e a quello padre-figlio, dalla religione agli estremismi della scienza, dalle illusioni della contemporaneità fino alla crisi di mezza età mentre il tempo passa inesorabilmente), Beigbeder sceglie lo stile che più gli è congeniale: una scrittura dissacrante ma profonda, che fa riflettere mentre diverte.
“Bisogna poter ridere di fronte alla tristezza e agli argomenti seri: l’umorismo è il mio espediente per affrontare un tema come la morte”, dice, “nel libro credo che sia nuovo parlare di morte come se fosse qualcosa di tecnico: parlo di religione e filosofia ma anche di tutte quelle tecniche che potrebbero servire per invertire l’invecchiamento. Come se fosse il libretto di istruzioni di una lavatrice”. Tra gli autori più acclamati in Francia, Beigbeder (che l’8 giugno sarà a Firenze ospite de La città dei lettori), afferma di pensare spesso alla crisi della letteratura: “Se la gente legge meno forse è colpa degli scrittori, ma non solo. La lettura è continuamente minacciata dai nuovi media che sono più facili. La lettura è una scelta, richiede tempo, ma anche solitudine e silenzio, cose che la società combatte perché ci vuole consumatori non pensanti. Quando parlo ai giovani dico loro che la lettura è lo sport del cervello: ci serve per non diventare stupidi e continuare a riflettere”. Sulle recenti frizioni tra Italia e Francia ha un’idea chiara: “Gli attriti tra Macron e Salvini erano una gesticolazione artificiale così come lo è stata la riconciliazione”, prosegue, “credo che ce dobbiamo fregare di quello che fanno i politici: loro passeranno e non riusciranno certo a interrompere la secolare amicizia tra i nostri Paesi. Quello che conta è la cultura, l’arte, il cinema, la letteratura”. E conclude: “I francesi amano molto gli scrittori e i registi italiani, ma è un amore a senso unico, amano più di quanto sono amati. Ma non è mai troppo tardi per rimediare”.
Restaurate Storie S.Orsola di CarpaccioCiclo visibile a Venezia dall’8 giugno in Gallerie Accademia
VENEZIA27 maggio 201913:33
– “Dopo un lungo intervento conservativo, Le Storie di sant’Orsola di Vittore Carpaccio, uno dei capolavori della pittura rinascimentale, vengono finalmente restituite al pubblico”: così Giovanni Panebianco, Segretario Generale del Mibac, attualmente Direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Il restauro del ciclo, realizzato grazie al contributo di Save Venice, è stato preceduto da una fase di studio ed analisi diagnostica condotta dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e dal Laboratorio Scientifico delle Gallerie, a partire dal 2010. I nove teleri con le Storie di Sant’Orsola si presentavano in uno stato conservativo disomogeneo, coperti da vernici alterate e sovrammissioni pittoriche localmente frammentarie. Dall’8 giugno le opere restaurate tornano fruibili per tutti i visitatori del museo.
Cinema, domina Aladdin, ma c’è TraditoreSecondo posto per il film di Bellocchio, Almodovar terzo
27 maggio 201910:54
– Con 6 milioni e 390 mila euro d’incassi nei cinque giorni dalla sua uscita in sala è Aladdin, il blockbuster della Disney a dominare il box office italiano di questa settimana, come già nelle sale Usa (dove ha incassato la bellezza di 86 milioni di dollari in tre giorni). Reduce dagli applausi e dalla delusione di Cannes si aggiudica comunque un secondo posto della top ten Il Traditore di Marco Bellocchio, con Favino nei panni del mafioso Buscetta, che incassa 1 milione e 445 mila euro in 4 giorni. Al terzo gradino del podio, stabile alla sua seconda settimana di programmazione c’è ancora Dolor y Gloria, il film autobiografico di Pedro Almodovar con Antonio Banderas, premiato sulla Croisette come miglior attore, che incassa 711 mila euro (2,1 milioni l’incasso totale). Nei primi dieci incassi di questa settimana fanno capolino anche due nuove uscite: L’angelo del male -Brightburn al settimo posto con un incasso di 253.425 euro e Asbury park- lotta e redenzione rock’roll al decimo posto con 56 mila euro.
Cannes: vedremo tutto il Palmares in Italia, è recordDalla Palma d’oro Parasite ad Atlantique di Netflix le uscite
CANNES26 maggio 201919:49
Sono tanti i film del festival di Cannes 2019, appena concluso, che arriveranno in Italia e praticamente per intero, cosa affatto scontata e usuale, quelli del Palmares di sabato sera. Intanto due sono già usciti in questi giorni: Il Traditore di Marco Bellocchio e Dolor y gloria di Pedro Almodovar (con Antonio Banderas migliore attore). Il primo ad arrivare in sala, il 29 maggio, con Fox è invece la biografia in musica di Elton John Rocketman di Dexter Fletcher con Taron Egerton nei panni del baronetto inglese. Bisognerà aspettare il 16 settembre per divertirsi con C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino con Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, mentre il 13 giugno usciranno in sala Bill Murray, Adam Driver e gli zombie di Jim Jarmusch I morti non muoiono che hanno aperto Cannes 72. Prossima stagione invece per tanti altri titoli a cominciare dal sudcoreano Parasite di Boon Joon Ho, vincitore della Palma d’oro. La lotta di classe nel sottosuolo sarà distribuita dalla lungimirante Academy Two che ne ha preso i diritti italiani prima di sapere che sarebbe uscito vincente. E proprio alla vigilia del Palmares, dove ha ottenuto la menzione speciale oltre che il Fipresci della critica internazionale, anche It Must be Heaven di Elia Suleiman. Sempre da Academy arriverà un piccolo film non alla selezione ma al mercato, Queen of the Field, una commedia di Mohamed Hamidi su una squadra di calcio femminile.
E’ di Netflix, che ne ha preso i diritti nel mondo, Atlantique di Mati Diop che ha impressionato la giuria di Alejandro INarritu al punto di assegnare al film della regista franco senegalese alla sua opera prima il secondo premio del palmares per importanza ossia il Grand Prix. Netflix anche il film animato di Jérémy Clapin I lost my body, che ha vinto il premio independente International Critics Week.
Ancora senza data i quattro film Lucky Red: Sorry we missed you di Ken Loach, Matthias et Maxime di Xavier Dolan e due titoli del Palmares: Portrait of a lady on fire di Celine Sciamma (premio migliore sceneggiatura), con Adele Haenel, Noemie Merlant e la partecipazione di Valeria Golino e Les Miserables, opera prima di Ladj Ly che ha conquistato (e meritato) il premio della giuria (diviso con il brasiliano Bacurau).
I Wonder Pictures ha chiuso molte acquisizioni e distribuirà Yves (Tutti pazzi per Yves) di Benoît Forgeard, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs , l’ottimo La belle Epoque di Nicolas Bedos, con Daniele Auteuil, Fanny Ardant e Guillaume Canet, tra i film più applauditi a Cannes 2019, poi For Sama di Waad al-Kateab ed Edward Watts, un documentario sull’assedio di Aleppo presentato fuori concorso. Sempre I Wonder sono Family Romance LLC di Werner Herzog e Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling di Mario Sesti, prodotto da Erma Pictures con Istituto Luce Cinecittà. E uno dei titoli assolutamente da non perdere quando uscirà in sala:, Diego Maradona del premio Oscar Asif Kapadia sull’ascesa e caduta del Pibe de Oro e in particolare sui suoi anni a Napoli.
Sarà invece Bim a portare al La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti, tratto dal romanzo di Dino Buzzati, passato a Un Certain Regard e Young Ahmed dei fratelli Dardenne, un potente film sulla fascinazione di un adolescente dell’islam più radicale, che ha avuto il premio alla regia.
Movies Inspired ha acquistato, dal concorso, il film cinese The Wild Goose Lake di Diao Yinan e Little Joe di Jessica Hausner con Emily Beecham migliore attrice di Cannes 2019.
Teodora Film distribuirà in Italia Papicha di Mounia Meddour, presentato a Un Certain Regard, primo lungometraggio della giovane regista franco-algerina, già apprezzata documentarista, il film è ambientato nell’Algeria degli anni Novanta, all’arrivo dell’ondata di fondamentalismo religioso che precipiterà il paese nel caos.
Rocketman, la vita di Elton John è un musicalDopo Bohemian Rhapsody biopic sulla popstar trionfa a Cannes
27 maggio 201913:38
– Piu’ musical che biopic ha sorpreso Cannes ‘Rocketman’ l’atteso film dedicato ad Elton John e realizzato da Dexter Fletcher, con tanto di pop star in sala insieme a marito e cast. E che tutto stava andando per il meglio si e’ capito dopo circa mezz’ora sulle note di ‘Your song’ quando il pubblico ingessato della sala, tra smoking e abiti lunghi, ha cominciato ad applaudire in maniera ritmata.
D’altronde le sole canzoni messe in campo, da Rocket Man a Tiny Dancer a Crocodile Rock fino a Circle of life gia’ giustificano il costo del biglietto di questo film che al festival di Cannes ha ricevuto piu’ di dieci minuti di applausi e ha commosso tutti, compresi Taron Egerton, l’attore gallese che interpreta la pop star, e il marito di Elton John, David Fumish.
Che cosa si vede nel film, in sala dal 29 maggio con la Fox? Tutto inizia con un Elton John non piu’ giovane (siamo a meta’ degli anni Novanta) che vestito come un Rigoletto si trova in un centro di alcolisti anonimi. Qui il musicista si presenta subito enumerando le sue infinite dipendenze, dall’alcool alla cocaina, dagli psicofarmaci alla bulimia.
E poi, anche sulle note di I Think It’s Going To Be A Long, Long Time, il film ripercorre tutta la biografia della pop star che da timido figlio della classe operaia diventa poi pianista prodigio, ancora col suo vero nome Reginald Dwight, e poi studente alla Royal Academy of Music.
Solo i primi passi verso quel successo planetario che otterra’ anche grazie alla rivoluzione della sua immagine. Elton John, come si vede nel film, ha avuto molti nemici, ma il primo e’ stato lui stesso. Grassottello, per niente bello e presto pelato, ha dovuto trovare in una estrema eccentricita’ il modo di mostrarsi e nascondersi allo stesso tempo.
E a lui poi non e’ andata bene neppure coi genitori poco attenti a questo figlio che, tra l’altro, gli ha nascosto la propria omosessualita’ fino ad eta’ avanzata.
Le scene di sesso gay, delle quali si e’ parlato alla vigilia, ci sono ma sono abbastanza soft.
Il raffronto poi con i record di Bohemian Rhapsody – ad oggi oltre 900 miliardi di dollari e quattro Oscar – ci sta tutto e forse con un volano a favore di Elton John, il fatto cioe’ di avere una maggiore popolarita’ rispetto ai Queen.
Nel cast del film anche Jamie Bell, nei panni del paroliere di lunga data di Elton, Bernie Taupin; Richard Madden (il primo manager di Elton), John Reid, e Bryce Dallas Howard in quelli della madre di Elton, Sheila Farebrother.
Piovani a Firenze con orchestra MaggioIl 15/7, per Musart festival. Eseguite storiche colonne sonore
FIRENZE27 maggio 201914:30
– Dalla colonna sonora di ‘La vita è bella’ a ‘La notte di San Lorenzo’: il maestro Nicola Piovani salirà sul podio dell’Orchestra del Maggio Musicale fiorentino per ‘Piovani dirige Piovani’ un concerto dedicato alle sue più note colonne sonore. Lo spettacolo, in programma il 15 luglio in piazza Santissima Annunziata, rientra nell’ambito del festival Musart che dal 13 al 24 luglio porterà nel centro storico di Firenze grandi nomi della musica, dello spettacolo e della danza. Dopo il successo, lo scorso anno, di ‘La Pietà’, Piovani torna alla guida del Maggio che così conferma anche per il 2019 la partecipazione al Musart. Il pianista, direttore d’orchestra e compositore proporrà le sue composizione più note per il cinema, come i brani tratti da ‘Kaos’ di Vittorio e Paolo Taviani, da ‘Il marchese del Grillo’ di Mario Monicelli, e dai film di Federico Fellini ‘L’intervista’, ‘La voce della luna’, ‘Ginger e Fred’.
Chamber Orchestra of Europe in E-RDirettore Antonio Pappano, al violino Janine Jansen
BOLOGNA27 maggio 201914:31
– La Chamber Orchestra of Europe, nata come complesso giovanile sotto l’ala di Claudio Abbado e da tempo affermatasi a livello internazionale come una delle migliori compagini sinfoniche, torna in Italia per due concerti diretti da Sir Antonio Pappano. Il 29 e 30 maggio la Chamber suonerà al Teatro Valli di Reggio Emilia, ultimo concerto della stagione concertistica, e all’Auditorium Manzoni nell’ambito della rassegna Grandi Interpreti del Bologna Festival. Il programma, che verrà presentato anche nelle successive due date della tournée, in Germania, comprende l’Idillio di Sigfrido di Richard Wagner, il Concerto per violino e orchestra N. 1 di Karol Szymanowski (massima figura della storia musicale polacca del primo Novecento) e le pittoresche Danze slave di Antonin Dvorák. Solista sarà la violinista olandese Janine Jansen, artista attiva sui palcoscenici più prestigiosi, che con Antonio Pappano ha già registrato i concerti per violino di Bartók e di Brahms.
Matteo Bocelli a American Icon AwardsSuccesso per il figlio di Andrea, presente anche Robert De Niro
27 maggio 201916:10
– Applausi per Matteo Bocelli nel corso dell’American Icon Awards, il grande evento filantropico americano che quest’anno ha premiato Al Pacino con il suo riconoscimento maggiore e ha visto tra i suoi premiati Quincy Jones, Robert de Niro, e l’icona sportiva Evander Holyfield.
L’annuale gala è diventato rapidamente uno degli eventi charity più importanti a livello internazionale e tra i suoi ospiti quest’anno c’è stato anche Matteo Bocelli, in ascesa anche in America, che si è esibito sulle note di Fall on Me e Say Something insieme a David Foster.
Matteo, 22 anni, ha intrapreso la carriera del padre e, seppur ancora studente al Conservatorio, ha duettato con lui in “Fall on me”, brano contenuto nell’ultimo album del tenore “Sì” e colonna sonora al film Disney “Lo schiaccianoci e i Quattro Regni”. Il video della canzone ha raggiunto in pochi mesi quasi 50 milioni di views. [print-me title=”STAMPA”]
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