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Oppo e Xiaomi, la fotocamera nel display
Nuove tecnologie per mettere i sensori sotto lo schermo
04 giugno 2019 08:23
– Niente notch, cioè la tacca nera di grandezza variabile che si trova nella parte alta dello schermo in dispositivi come gli iPhone o i top di gamma Huawei (P30, Mate 20). E nemmeno i fori nel display visti sui Galaxy S10 di Samsung e sugli Honor 20, né meccanismi a scomparsa come nello Oneplus 7 Pro e nell’Asus ZenFone 6. Per la fotocamera frontale degli smartphone c’è un’altra soluzione che consente di lasciare tutto lo spazio al display: inserire i sensori sotto lo schermo, in modo simile a quanto già fatto con i lettori di impronte digitali, sviluppando nuove tecnologie come stanno facendo le cinesi Oppo e Xiaomi.
Il primo a mostrare la novità è stato il vicepresidente di Oppo, Brian Shen, in un post sul social network cinese Weibo. Il manager ha pubblicato un video che mostra un prototipo di smartphone con fotocamera integrata. La qualità delle immagini – ha ammesso – al momento è difficile che possa eguagliare quella di fotocamere tradizionali, ma l’azienda lavora per renderlo possibile.
A stretto giro è arrivata la risposta di Xiaomi, che sempre su Weibo e poi su Twitter ha pubblicato un video in cui si vede uno smartphone Mi9 con fotocamera integrata nello schermo.
Spotify si fa social, ascolto con amiciNuova funzione nelle prossime settimane
4 giugno 201913:07N
Spotify diventa ‘social’, a breve permetterà agli utenti di ascoltare contemporaneamente con gli amici lo stesso brano, quindi su più dispositivi e in tempo reale. La nuova funzione, che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, è stata scoperta dalla sviluppatrice Jane Manchun Wong: nel menu dei dispositivi collegati dovrebbe apparire una nuova casella che consente di “connettersi con gli amici”. Da tempo la popolare piattaforma di streaming di musica permette la condivisione della playlist che può essere modificata dagli amici che si decide di far partecipare, e poi c’è Connect che permette agli utenti di vedere cosa stanno ascoltando gli amici.
Ue a Facebook, si impegni su commenti a diffamazioniParere avvocato generale su caso deputata austriaca
BRUXELLES04 giugno 201912:38
“Facebook può essere costretta a ricercare e ad individuare tutti i commenti identici a un commento diffamatorio di cui sia stata accertata l’illiceità, nonché commenti equivalenti se provenienti dallo stesso utente”.E’ il parere dell’avvocato generale della Corte Ue, Maciej Szpunar, le cui conclusioni non vincolano la Corte di giustizia, sul caso di Eva Glawischnig-Piesczek, deputata al Parlamento austriaco e presidente del gruppo dei Verdi, che ha chiesto ai giudici austriaci di emettere un’ordinanza cautelare nei confronti di Facebook per porre fine alla pubblicazione di un commento diffamatorio nei suoi confronti.Un utente di Facebook aveva infatti condiviso, sulla sua pagina personale, un articolo della rivista di informazione austriaca online oe24.at intitolato “I Verdi: a favore del mantenimento di un reddito minimo per i rifugiati”. Tale pubblicazione ha avuto come effetto di creare su Facebook un ‘riquadro anteprima’ del sito oe24.at, contenente il titolo e un breve riassunto dell’articolo, nonché una fotografia di Glawischnig-Piesczek.Tale utente ha inoltre pubblicato, a proposito del suddetto articolo, un commento degradante nei confronti di Glawischnig-Piesczek. Siffatti contenuti potevano essere consultati da qualsiasi utente di Facebook. Poiché Facebook non ha reagito alla sua richiesta di cancellare il suddetto commento, Glawischnig-Piesczek ha chiesto che venisse ordinato a Facebook di cessare la pubblicazione e/o diffusione di foto che la ritraggono.La Corte Suprema dell’Austria investita della controversia ha chiesto alla Corte di giustizia di interpretare in tale contesto la direttiva sul commercio elettronico. Nelle sue conclusioni odierne, l’avvocato generale Szpunar ritiene che la direttiva sul commercio elettronico non osti a che un host provider che gestisce una piattaforma di social network, quale Facebook, sia costretto, mediante un provvedimento ingiuntivo, a ricercare e ad individuare, tra tutte le informazioni diffuse dagli utenti di tale piattaforma, le informazioni identiche a quella qualificata come illecita dal giudice che ha emesso tale provvedimento ingiuntivo.Nell’ambito del provvedimento ingiuntivo, l’host provider può anche essere costretto a ricercare e individuare le informazioni equivalenti a quella qualificata come illecita, ma unicamente tra le informazioni diffuse dall’utente che ha divulgato l’informazione di cui trattasi. L’avvocato generale precisa inoltre che nel caso di specie, il diritto dell’Unione invocato non disciplina la questione se Facebook possa essere costretta a rimuovere i commenti di cui trattasi a livello mondiale.
Usa, commissione della Camera indaga su big Silicon ValleyInchiesta antitrust per capire se servono regole più stringenti
04 giugno 201913:05
La commissione giustizia della Camera lancia un’indagine antitrust bipartisan sui big della Silicon Valley. Lo hanno annunciato i leader democratici e repubblicani della commissione, mettendo in evidenza che l’inchiesta punta ad accertare se i giganti del web stanno sopprimendo la concorrenza. L’indagine è anche propedeutica a valutare se servano o meno leggi antitrust più stringenti.Si tratta della prima indagine mai condotta dal Congresso sui big della Silicon Valley, già nel mirino delle autorità americane che si preparano ad avviare una raffica di indagini contro Google, Amazon, Apple e Facebook. Con una ripercussione sui titoli delle società. Il profilarsi di una stretta all’orizzonte preoccupa gli investitori: più regole si traducono infatti in un impatto negativo sui profitti e rendono più difficile giustificare le elevate valutazioni azionarie dei big dell’hitech.
Smartphone a -3% nel 2019, pesa HuaweiAnalisti correggono stime al ribasso per le tensioni Usa-Cina
04 giugno 201915:09
Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina, con il boicottaggio di Huawei da parte di Washington, si farà sentire sull’intero settore degli smartphone, che chiuderà il 2019 con consegne mondiali in calo del 3,1% a quota 1,35 miliardi di unità. Lo prevedono gli analisti di Canalys, che hanno corretto le stime al ribasso proprio alla luce dell’incertezza generata dalle tensioni commerciali tra la Casa Bianca e Pechino.A pesare è in particolar modo l’iscrizione di Huawei, il 15 maggio scorso, nella “entity list”, la lista nera del commercio Usa, che vieta alle aziende americane di vendere beni e servizi – come processori e software – al colosso cinese.L’amministrazione Trump ha concesso una licenza temporanea di 90 giorni grazie a cui Huawei può acquistare prodotti ‘made in Usa’, ma gli analisti si basano sull’assunto che, allo scadere dei tre mesi, la compagnia di Shenzhen sarà sottoposta alle restrizioni in modo rigoroso. E questo, evidenziano, avrà “un impatto significativo sulla capacità di Huawei di lanciare nuovi dispositivi a breve termine, specialmente al di fuori della Cina”.Se Usa e Cina non raggiungeranno un accordo commerciale, Huawei ne farà le spese, mentre “altri grandi produttori di smartphone avranno un’opportunità a breve termine”. Samsung, proseguono gli esperti, “sarà il primo vincitore, grazie alla strategia aggressiva sui dispositivi e alla capacità di incrementare rapidamente la produzione”.
Ecco la screenomica, studia le azioni al displayEsperti, necessaria per capire gli effetti del mondo digitale
04 giugno 201915:56
Così come per capire cosa succede nel corpo umano serve la genomica, per riuscire a capire veramente gli effetti psicologici e fisici dei dispositivi tecnologici serve una ‘screenomica’, uno studio approfondito di cosa si fa con smartphone, pc e tv. A coniare il termine sono alcuni ricercatori in un editoriale su Human-Computer Interaction, secondo cui misurare solo lo ‘screen time’, il tempo passato davanti allo schermo, è inutile.I metodi attuali per registrare le esperienze digitali, scrivono gli esperti, danno solo una ricostruzione parziale della ‘vita digitale’. “Si pensi solo a cosa si può fare aspettando il bus – spiega Byron Reeves dell’università di Stanford al New York Times -. Mandare messaggi, guardare uno sketch, giocare a un videogioco, comprare i biglietti di un concerto, fare selfie. La verità è che nessuno sa cosa fanno le persone davanti agli schermi, e per capire cosa succede bisogna saperlo”.Per misurare la ‘screenomica’ di una persona i ricercatori suggeriscono di estrarre screenshot a pochi secondi di distanza l’uno dall’altro, estraendone testi e foto. Nell’articolo sono riportati esempi di diverse dozzine di persone, da cui si deduce che le persone di norma cambiano attività ogni 20 secondi, e raramente passano più di 20 minuti senza interruzioni in una singola applicazione. Lo ‘screenoma’ di una persona servirebbe a capire meglio gli effetti delle attività, concludono gli autori, ad esempio sullo sviluppo della depressione. [print-me title=”STAMPA”]
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