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Apple richiama MacBook Pro del 2015
L’azienda, interessato un ‘numero limitato’ di portatili
21 giugno 2019 02:14
Apple ha richiamato alcuni pc portatili per problemi di surriscaldamento della batteria, che potrebbe esporre al rischio di incendio. I computer interessati sono i Macbook Pro del 2015 con display Retina da 15 pollici e, nel dettaglio, “un numero limitato” di dispositivi venduti tra il settembre 2015 e il febbraio 2017. “Poiché la sicurezza dei clienti è una priorità assoluta, Apple chiede ai clienti di smettere di utilizzare le unità MacBook Pro da 15 pollici interessate”, scrive la compagnia, che sostituirà gratuitamente la batteria.
Chi ha un MacBook Pro di vecchia generazione da 15 pollici può verificare il modello di portatile che possiede selezionando la voce “Informazioni su questo Mac” nel menu con il simbolo della Mela, in alto a sinistra dello schermo del pc. Se trova scritto “MacBook Pro (Retina, 15-inch, Mid 2015)”, deve inserire il numero seriale del computer nella pagina apposita, così da sapere se ha la necessità di farsi cambiare la batteria.
Google batte Alexa e Siri sulle medicineStudio, capisce meglio il nome dei farmaci di marca e generici
21 giugno 201910:38
Tra gli assistenti virtuali, quello di Google se la cava meglio di Alexa (Amazon) e Siri (Apple) con le medicine: comprende i nomi in modo quasi due volte più accurato, e quindi può fornire informazioni più pertinenti. A mettere alla prova i “maggiordomi” vocali è uno studio di Klick Health pubblicato sulla rivista Nature Digital Medicine.
Dall’acetaminofene (cioè il paracetamolo) allo Zantac, i ricercatori hanno sottoposto agli assistenti i nomi di 50 farmaci di marca e generici, pronunciati da 46 persone inglesi con accenti diversi. Google ha capito il 92% delle specialità medicinali e l’84% dei farmaci generici. Siri ha fatto registrare un 58 e 51% rispettivamente, Alexa 55 e 45%. Google risulta essere anche quello che comprende meglio gli accenti stranieri.
Tra le curiosità, tutti e tre gli assistenti hanno capito molto bene alcune parole come “Aspirina”, ma Alexa ha avuto forti difficoltà con altre, ad esempio l’ibuprofene. La parola ha avuto un tasso di comprensione del 100% con Google, del 59% con Siri e del 4% con Alexa.
Nel complesso, secondo i ricercatori servono ulteriori passi avanti nell’accuratezza della tecnologia di riconoscimento vocale in ambito medico. “Gli assistenti vocali digitali stanno diventando strumenti popolari per avere informazioni sulla salute, quindi una mancanza di comprensione li mette a rischio di fornire consigli scarsi, incoerenti e potenzialmente pericolosi”, evidenzia il vicepresidente dei Klick Labs Yan Fossat, coautore dello studio. “Alcuni risultati della ricerca sono incoraggianti, ma è necessario lavorare di più per garantire la salute e la sicurezza delle persone”.
Google dà l’addio ai tablet,farà solo pcNessun successore per il Pixel Slate, ci saranno nuovi Pixelbook
21 giugno 201911:05
– Google rinuncia a fare concorrenza all’iPad di Apple. Secondo quanto dichiarato da un portavoce della compagnia al sito Business Insider, Mountain View ha fermato la produzione di due tablet che sarebbero stati i successori del Pixel Slate da 12,3 pollici lanciato nel 2018. I prodotti – ha spiegato – nei test di qualità non rispettavano gli standard di Google, che ha deciso di mandare in pensione la linea di tablet.
L’azienda continuerà a portare avanti il suo sistema operativo, il Chrome OS, sui computer portatili. Continuerà quindi a produrre i Pixelbook, oltre allo smartphone Pixel con sistema operativo Android.
“Chrome OS è cresciuto in popolarità in un’ampia gamma di dispositivi e continueremo a collaborare con il nostro ecosistema di partner su pc portatili e tablet”, ha detto il portavoce. Tuttavia, per quanto riguarda i dispositivi prodotti direttamente da Google, “ci concentreremo sui portatili Chrome OS”.
Il Pixel Slate sarà ancora supportato, nel senso che riceverà aggiornamenti software e di sicurezza. I dipendenti impiegati nello sviluppo dei tablet sono stati in parte reindirizzati sul comparto dei portatili, e in parte spostati su “progetti confidenziali”.
Monopoli hi-tech, banchiere è automaticoSi attiva con la voce e gestisce i pagamenti, via le banconote
21 giugno 201912:00
– Niente più banconote rubate, trattative e accordi sottobanco: il Monopoly diventa hi-tech e mette al bando gli imbroglioni. La figura del banchiere, prestigiosa e contesa, si fa automatica: è un cappello al centro del tabellone a cui si comunicano a voce le transazioni, e che gestisce i pagamenti senza margine d’errore. A traghettare nel XXI secolo il gioco nato nel 1935 è l’ultima versione targata Hasbro, che uscirà negli Stati Uniti a luglio. Si chiama “Monopoly Voice Banking” e porta sul tavolo l’elettronica, anche se forse toglie un po’ di divertimento.
Le regole del gioco non cambiano: ci si muove sul tabellone cercando di comprare proprietà e fare soldi, per mandare gli altri in bancarotta. Ma se nella versione classica uno dei giocatori è incaricato di fare anche il banchiere, qui la banca diventa una realtà impersonale e a sé stante. E le banconote spariscono dal tavolo.
Quando un giocatore deve fare un’operazione finanziaria, come comprare un terreno o pagare le tasse, deve premere il suo tasto sul cappello e impartire un comando vocale come “Compra St.
James Place” o “Paga l’affitto a Marvin Gardens”. A fare i conti ci pensa il banchiere, e non c’è modo di avere sconti o favori.
La nuova versione del Monopoly è l’opposto di quella lanciata l’anno scorso, chiamata “Cheaters edition” e dedicata appunto ai “cheaters”, gli imbroglioni. Qui il gioco incoraggia a barare e mentire, evadere le tasse e piegare le regole per vincere.
Twitter: via posizione esatta dai tweetAncra possibile condividere le proprie coordinate nelle foto
21 giugno 201916:46
– Twitter elimina la possibilità di indicare nei tweet la propria posizione esatta, e cioè di condividere informazioni precise sulla localizzazione come longitudine e latitudine. La novità è stata annunciata in settimana dal microblog, che ha motivato la scelta con lo scarso uso di questa geolocalizzazione da parte degli utenti. La scelta, dunque, non avrebbe nulla a che fare con la privacy.
“La maggior parte delle persone non tagga la sua posizione esatta nei tweet, così stiamo rimuovendo questa opzione per semplificare la vostra esperienza quando twittate”, ha spiegato il social in un cinguettio.
La possibilità di far sapere esattamente dove si è rimane comunque disponibile quando si posta una foto usando la fotocamera di Twitter. In questo caso, osserva la compagnia, la geolocalizzazione può rivelarsi utile a condividere ciò che sta avvenendo “sul campo”, che sia un fatto di cronaca o, più frequentemente, un momento di shopping o ristorazione.
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