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Molenbeek, da jihad a incubatore startup
La storia del siciliano Yahiaoui, a Bruxelles per lavorare
– BRUXELLES
– “Dopo il diploma non vedevo prospettive in Italia, le ho trovate poi a Molenbeek, a Bruxelles, con Molengeek”. Così Yahiaoui Zakaria, siciliano di 27 anni e studente di ingegneria informatica, arrivato in Belgio sei anni fa da Barcellona Pozzo di Gotto, racconta l’incubatore di start up, Molengeek, dove lavora come sviluppatore e formatore e che conta tra i finanziatori anche Google e Samsung.
Molengeek, il cui nome è il risultato di un gioco di parole tra il nome del quartiere Molenbeek e ‘geek’, termine che indica una persona incline alle nuove tecnologie, cambia il volto dei quartieri dimenticati, dopo aver sviluppato progetti a Bruxelles e Padova ora punta ad Amsterdam. Fondato proprio da un giovane, Ibrahim Ouassari, di Molenbeek, uno dei quartieri più complessi della capitale belga per l’elevata disoccupazione, 29,7% nella fascia tra i 15 e i 25 anni, e cittadini di origini non belghe, offre corsi gratuiti che avviano i giovani a professioni tecnologiche.
“Quando si parla di Molenbeek la mente va automaticamente agli attentatori, in quel periodo chi aveva Molenbeek scritto sulla carta di identità non trovava lavoro, ma le cose stanno cambiando e con Molengeek ora le grandi aziende vengono qui a cercare talenti, almeno la metà degli allievi sono del quartiere”, racconta Yahiaoui. Il 93% dei ragazzi che seguono il corso di sei mesi a fine percorso trova un lavoro, uno stage o intraprende una formazione di livello superiore. “Non servono titoli, basta essere motivati, in Italia c’è chi ha lauree e dottorati in ingegneria ma non trova lavoro, qui dopo il corso quelli che prima erano per strada a chiacchierare abbandonati a se stessi, ora li vedi a capo di agenzie di design, start up, business”.
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Computer in cella per i detenuti francesi
Ma niente contatti col mondo, non avrebbero accesso a internet
Computer ai detenuti in Francia.
Secondo Le Parisien, l’amministrazione penitenziaria avrebbe infatti l’intenzione di dotare le oltre 50.000 celle delle carceri nazionali di terminal digitali a disposizione dei condannati. Obiettivo? Permettere di interagire con l’amministrazione penitenziaria attraverso uno speciale sistema intranet. L’internet esterno resterebbe, dunque, inaccessibile.
Grazie a questo sistema, i detenuti potranno effettuare acquisti, ordinare ticket per la mensa, prenotare il parlatorio.
I computer consentirebbero anche alle famiglie di approvvigionare direttamente i loro conti. Previsti, tra l’altro, anche servizi culturali. Tra questi, la possibilità per i detenuti stranieri di tradurre le loro richieste o seguire corsi di formazione online.
Dal 2018, il dispositivo viene già testato in tre carceri della Francia, a Digione e nei penitenziari di Meaux e Nantes.
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