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Borsa: Tokyo, apertura in lieve calo
Lo yen si mantiene stabile su dollaro ed euro
TOKYO22 luglio 201902:19
– La Borsa di Tokyo avvia la prima seduta della settimana col segno meno, appesantita dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le attese sull’imminente stagione delle trimestrali societarie. Il Nikkei segna una variazione negativa dello 0,30% a quota 21.403,19 cedendo 63 punti. Sui mercati valutari lo yen tratta a un livello di 107,47 sul dollaro, e a 120,80 sull’euro.
Borsa Shanghai apre a +0,05%In rialzo anche Shenzhen, a +0,14%
PECHINO22 luglio 201904:02
– Le Borse cinesi aprono la seduta poco mosse: l’indice Composite di Shanghai sale nelle primissime battute dello 0,05%, a 2.925,79 punti, mentre quello di Shenzhen segna un rialzo dello 0,14%, a quota 1.562,56.
Cambi: euro poco mosso, vale 1,1217 dlrLa moneta unica è scambiata a 121,16 yen
22 luglio 201908:28
– Euro poco mosso nei primi scambi della mattinata. La moneta unica europea vale 1,1217 dollari e 121,16 yen, con movimenti minimi rispetto alla serata di venerdì scorso.
Petrolio: sale sopra i 56 dollariIl Brent guadagna l’1,4% e si porta a 63,32 dollari al barile
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– Il prezzo del petrolio sale sopra i 56 dollari sulla scia delle tensioni in Iran. Il Wti americano ha guadagnato lo 0,8% arrivando a 56,1 dollari al barile, mentre il Brent, il greggio di riferimento europeo, è salito a 63,3 dollari, con un guadagno dell’1,4%.
Borsa: Asia debole su attese FedPetrolio in rialzo sulle tensioni in Medio Oriente
22 luglio 201908:52
– Seduta negativa per le Borse asiatiche, che iniziano la settimana all’insegna della cautela.
I trader riducono le loro aspettative sull’entità del taglio dei tassi che la Fed, entrata nel periodo di silenzio che precede le sue decisioni, potrebbe stabilire a fine mese. Molta attenzione anche alle trimestrali, la cui stagione entrerà nel vivo con i conti di colossi come Coca Cola, Amazon, Alphabet, Boeing e Unilever.
Tokyo ha ceduto lo 0,23%, Sydney lo 0,14%, Seul lo 0,5% mentre Hong Kong e Shanghai arretrano dello 0,8%, e Shenzhen dell’1,3%. Fa eccezione lo Star, il listino con cui la Cina vuole evitare una fuga verso altre Borse dei suoi titoli hi-tech. Il Nasdaq cinese, come è stato ribattezzato, ha debuttato oggi vedendo tutti i 25 titoli che vi hanno avuto accesso segnare rialzi stellari, in media superiori al 160%.
In rialzo il petrolio, in scia alle tensioni in Medio Oriente dopo il sequestro di una petroliera britannica da parte dell’Iran: il wti sale dell’1%, il brent dell’1,6%.
Borsa: Milano apre debole (-0,12%)Indice Ftse Mib scende a 21.615 punti
MILANO22 luglio 201909:06
– Avvio in lieve calo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha iniziato le contrattazioni in calo dello 0,12% a 21.615 punti.
Avvio fiacco Borse Europa, Londra -0,1%Lieve flessione anche per Francoforte e Parigi
22 luglio 201909:13
– Avvio di seduta fiacco per le Borse europee. A Francoforte l’indice Dax cede lo 0,13% a 12.243 punti, a Parigi il Cac 40 arretra dello 0,04% a 5.550 punti mentre a Londra il Ftse 100 perde lo 0,14% a 7.498 punti.
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Spread Btp-Bund a 190 punti in apertura
Rendimento all’1,584%
22 luglio 201909:17
– Lo spread tra Btp e Bund tedesco è in lieve calo a 190,9 punti base in apertura dei mercati. Il tasso di rendimento del decennale italiano è all’1,584%.
Borsa: Milano tiene con Saipem, giù EnelSalgono gli energetici con il petrolio, va male Mediaset
22 luglio 201910:04
– Piazza Affari si muove attorno alla parità (Ftse Mib +0,06%), al pari delle altre Borse europee, all’inizio di una settimana che vedrà la Bce comunicare le sue decisioni di politica monetaria e la stagione delle trimestrali, già nel vivo a Wall Street, aprirsi anche a Milano.
Sul Ftse Mib salgono i petroliferi con Saipem (+2,1%) e Tenaris (+1,5%), in scia al rialzo del prezzo del petrolio, in luce anche Unipol (+2%), UnipolSai (+1,7%) e Ubi (+1,4%), che ha comunicato la cessione di un pacchetto di 900 milioni di npl.
Bene anche Eni (+1%) che con Moncler (+1,15%), Fincantieri (+0,05%) ed Stm (+0,5%) presenterà i conti in settimana. Male, invece, Mediaset (-1,6% a 2,63 euro) nel giorno in cui il cda si esprimerà sulla richiesta di assemblea di Vivendi e con il titolo che si allontana ulteriormente dai 2,77 euro fissati per il recesso.
Appesantiscono il listino le vendite su Enel (-1,8%), Juve (-0,9%), Nexi (-0,6%) e Intesa (-0,4%).
Spread Btp-Bund in rialzo a 194 puntiRendimento all’1,609%
22 luglio 201911:31
– Lo spread tra Btp e Bund tedesco è in rialzo a 194,7 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,609 per cento.
Reddito:Inps,1,4mln domande,ok a 900milaCampania in testa tra le Regioni, all’opposto la Valle d’Aosta
22 luglio 201911:52
Le domande per il reddito di cittadinanza presentate al 15 luglio sono 1.401.225, di cui 895.220 accolte. Lo fa sapere l’Inps. La Regione in cui le richieste sono maggiori è ancora la Campania (quasi 241.000), seguita dalla Sicilia (215.000). All’opposto, sono circa 1.800 quelle arrivate dalla Valle d’Aosta.
Borse Europa in rialzo, spread a 196Milano avanza 0,1% con Unipol, Saipem e Ubi. Corre il petrolio
22 luglio 201912:28
– Borse europee in cauto rialzo a metà seduta, con gli indici poco sopra la parità in attesa delle indicazioni che arriveranno dalla Bce giovedì e dalla stagione delle semestrali, che entra nel vivo questa settimana.
Londra avanza dello 0,4%, Parigi e Francoforte dello 0,2%, Milano dello 0,1%. Positivi anche i future su Wall Street. Lo spread Btp-Bund è in rialzo a 196 punti base, in scia alle tensioni che attraversano il governo. Corre il petrolio, trascinando i titoli del settore (+0,8% per l’indice Dj Stoxx) spinto dalle preoccupazioni in Medio Oriente, con il Wti che balza dell’1,7% a 56,6 dollari e il Brent del 2,1% a 63,8.
A Piazza Affari svettano Unipol (+2,2%) e Unipolsai (+1,7%), bene i petroliferi Saipem (+1,2%), Tenaris (+1,3%) ed Eni (+0,8%). Ubi Banca (+1%) viene premiata per la cessione di 900 milioni di npl, avanzano anche Atlantia (+0,9%), Azimut (+0,9%) e Amplifon (+0,8%). Zavorra il listino Enel (-1,6%), deboli la Juve (-0,6%) e Prysmian (-0,6%).
Scuola, aeroporti e fisco: i nodi dell’autonomia In vista del prossimo Cdm. Scontro pure su poteri delle sovrintendenze
22 luglio 201909:12
Al di là dei toni sempre più accesi tra governatori, Lega e Palazzo Chigi e in attesa del prossimo Consiglio dei ministri, la riforma dell’autonomia differenziata resta un groviglio per iter e fattibilità concreta. Senza contare i futuri rilievi di costituzionalità che potrebbero arrivare. Nel mirino, le ‘sorti’ di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che sono le tre regioni coinvolte per scelta. Ma alla porta ha bussato anche il governatore della Campania De Luca mentre quello della Sicilia Musumeci ha chiesto al premier Conte di convocare tutte le Regioni, senza distinzioni.Tra i nodi più discussi la scuola, che ha fatto salire sul ring, apertamente, gli alleati di governo. Per il Movimento 5 stelle il rischio è di avere scuole di serie A e serie B. “Un bambino non sceglie in quale regione nascere: noi dobbiamo garantire l’unità della scuola”, aveva tuonato il vicepremier e leader del M5s Luigi Di Maio, dopo il tavolo a Palazzo Chigi che l’11 luglio si era arenato su questo. Nel vertice di due giorni fa, una soluzione che segna un punto per i 5 Stelle ma scatena la rabbia dei presidenti Zaia e Fontana: è stato soppresso l’articolo che prevedeva l’assunzione diretta dei docenti su base regionale, come chiedeva la Lega.Insomma, niente concorsi regionali né differenze di stipendi tra prof e personale della scuola delle varie regioni e il mantenimento dell’unitarietà del sistema scolastica, punto definito anche dal premier Giuseppe Conte imprescindibile. L’altro rebus – forse il più importante – riguarda il fisco. L’ultimo accordo trovato è che le competenze in più chieste dalle tre Regioni saranno finanziate cedendo loro una quota dell’Irpef, generata sul territorio. Qui a cantare vittoria è la Lega. Ma per chi teme una ‘secessione’ mascherata, il rischio è che alla fine al ricco nord arrivino più soldi. Secondo i programmi iniziali, entro 3 anni i finanziamenti statali verrebbero assegnati alle Regioni dell’accordo, sulla base dei cosiddetti costi standard. Ma se quei costi non verranno individuati, le risorse non potranno comunque essere meno del valore medio nazionale pro-capite della spesa statale.Al nord però la spesa pro capite per molti servizi è più bassa della media italiana, quindi andrebbe integrata. In una delle riunioni a Palazzo Chigi un’intesa provvisoria è stata trovata: per i primi tre anni i trasferimenti finanziari si basano su costi storici, poi entrerà in vigore il principio del fabbisogno standard. Ma il tema risorse è ancora aperto e sarà oggetto della riunione di martedì convocata da Conte. In ballo ci sono pure le infrastrutture.In particolare alle Regioni fa gola la gestione di aeroporti, autostrade e ferrovie. E’ l’esempio di Milano che chiede all’amministrazione centrale di subentrare nelle concessioni su alcune strade e autostrade lombarde, attribuendosi programmazione e controllo. Idem per il Veneto sulle ferrovie ma il ministro Danilo Toninelli, non vuole cedere. Altre questioni calde sono la sanità, su cui le Regioni guidate da Zaia e Fontana chiedono un netto allargamento delle competenze legislative, e i poteri delle soprintendenze. La Lombardia ad esempio chiede di avere autonomia sulla gestione della pinacoteca di Brera o del Palazzo Ducale di Mantova, compresi soldi e personale in più. Ma il ministero dei Beni culturali non ci sta.
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