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Il diritto all’oblio è possibile anche senza il nome
Autorità a Google, persona identificabile, va cancellata la news 21 Luglio 2019 07:21
– Il diritto all’oblio può essere invocato anche partendo da dati presenti sul web che non siano il nome e il cognome dell’interessato se lo rendono identificabile, anche in via indiretta. E’ il principio fissato dal Garante per la privacy in merito al reclamo di un professionista che aveva richiesto inutilmente a Google di cancellare una Url reperibile online digitando non il proprio nome, ma la sua qualifica di presidente di una determinata cooperativa. La Url – spiega la Newsletter del Garante – faceva riferimento a una notizia non più attuale e non aggiornata, relativa ad un rinvio a giudizio avvenuto 10 anni prima, per il quale c’era stata poi una sentenza definitiva di assoluzione. La permanenza in rete della notizia rappresentava, per l’interessato, un grave e irreparabile pregiudizio alla propria reputazione. Alla richiesta di rimuovere la Url, Google aveva risposto di no, sostenendo che fosse inammissibile una richiesta di deindicizzazione per chiavi di ricerca che non includono il nome e il cognome di una persona fisica, sulla base di quelli che riteneva essere i principi fissati dalla Corte di Giustizia dell’Ue nella cosiddetta sentenza “Google Spain”. L’interessato si era quindi rivolto al Garante, dopo aver tentato, ancora una volta invano, di far rimuovere la Url dal sito sul quale era stato pubblicato l’articolo. Diversamente da Google, l’Autorità – in questa specifica circostanza – ha ritenuto fondata la richiesta del professionista. Il Garante – sulla base del Regolamento europeo che definisce dato personale “qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile” – ha concluso che la Url che riportava la qualifica di presidente di quella determinata cooperativa si riferiva in maniera inequivocabile alla persona che aveva fatto reclamo. Per questo il pregiudizio subito dall’interessato non si poteva ritenere bilanciato da un interesse della collettività a conoscere informazioni che risultavano inesatte e non aggiornate.
Il Garante ha quindi ingiunto a Google di rimuovere la Url e di comunicare entro trenta giorni dalla data di ricezione del provvedimento le iniziative intraprese per attuare le indicazioni dell’Autorità.
Huawei: big hi-tech alla Casa BiancaMedia, obiettivo è ottenere esenzioni a divieto vendita
NEW YORK22 luglio 201916:24
– I manager delle grandi aziende tecnologiche americane alla Casa Bianca per parlare di Huawei.
Funzionari di Google, Intel e Qualcomm saranno ricevuti nelle prossime ore dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin e dal consigliere economico di Donald Trump, Larry Kudlow. Secondo indiscrezioni riportate dai media americani, uno dei temi in agenda è il divieto americano imposto a Huawei e sul quale le aziende americane puntano a ottenere esenzioni. Donald Trump nelle scorse settimane ha detto che ad alcune società statunitensi sarà consentito di tornare a vendere componenti a Huawei ma non è ancora chiaro quali sono i parametri per ottenere le esenzioni e le licenze necessarie.
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Usa, nuovo no a riconoscimento facciale
Oakland bandisce la tecnologia, rischio di discriminazioni
22 luglio 201912:04
Le tecniche di riconoscimento facciale sono sempre più diffuse, ma per alcuni sono pericolose “come la bomba atomica”. L’opposizione alla loro adozione da parte delle autorità sta crescendo soprattutto negli Stati Uniti, dove sono arrivate a tre le città che le hanno messe al bando e un’organizzazione no profit ne ha chiesto il bando totale nel Paese. Dopo San Francisco e Somerville, la terza città a decidere lo stop è stata Oakland, in California: ha bandito ufficialmente la tecnologia, che non potrà più essere utilizzata dalle autorità.
Alla base della decisione c’è soprattutto la preoccupazione per il rischio di discriminazioni. “Una ricerca ha concluso che il software è meno accurato per le donne e le persone con la pelle scura, e particolarmente inaccurato per le donne di colore”, – ha rilevato il sindaco di Oakland. Poiché questa tecnologia riconosce i volti in video o foto, confrontandoli in tempo reale con quelle contenuti nelle banche dati, in molte città americane è largamente utilizzata dalla polizia o negli aeroporti. Ciò fa crescere la preoccupazione, tanto che la American Civil Liberties Union, insieme a 70 organizzazioni, ha chiesto alle aziende di
non vendere più la tecnologia al governo. Per Luke Stark, dell’università di Harvard, il riconoscimento facciale è “il plutonio dell’intelligenza artificiale: queste tecnologie – ha rilevato – hanno delle falle insormontabili dovute al modo in cui schematizzano i volti, rinforzando categorizzazioni negative su razza e genere, con effetti sociali tossici. Proprio questi problemi di base fanno sì che i rischi superino enormemente i benefici, in un modo che ricorda il nucleare”.
Le preoccupazione è lecita, commenta il direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), Domenico Laforenza, ma la demonizzazione deve essere evitata. “Il principio generale è che la tecnologia non è mai neutra: dipende dall’uso che se ne fa. Questo vale sempre, che si tratti di intelligenza artificiale o di riconoscimento facciale, che ne è una delle applicazioni. Demonizzare un approccio è stupido, se si pensa che la stessa tecnologia può essere d’aiuto per trovare i tumori o per aiutare i medici a fare una diagnosi. Deve essere sotto controllo, regolata per evitare usi distorti”.
Il riconoscimento facciale può essere d’aiuto anche per le forze dell’ordine. “L’importante è sapere che fine fanno i dati e che ci sia un responsabile che eviti che vengano venduti a terzi o usati per altri scopi”. Anche il rischio di discriminazioni è reale. “C’è questa possibilità ma non dipende dagli algoritmi, è un problema legato ai dati con cui vengono ‘istruiti’. Se questi contengono pregiudizi e stereotipi si rifletteranno poi nei risultati. Si pensi all’effetto in un’applicazione che prevede in quali aree è più probabile che avvenga un delitto”.
Wsj, a giorni maxi multa a Fb su privacyPotrebbe arrivare mercoledì prima trimestrale società
NEW YORK22 luglio 201920:02
– La Federal Trade Commission annuncerà nei prossimi giorni il maxi patteggiamento con Facebook, che include fra l’altro una sanzione da 5 miliardi di dollari, per le sue pratiche sulla privacy. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali l’annuncio potrebbe arrivare mercoledì prima della pubblicazione della trimestrale di Facebook, attesa nella stessa giornata dopo la chiusura di Wall Street.
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