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Conte: ‘Se l’Europa non sarà all’altezza vinceranno i nazionalismi’
Il premier al quotidiano spagnolo ‘El Pais’ spiega le misure messe in campo dall’Italia contro il Coronavirus e mette in guardia l’Ue
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30 marzo 2020 09:19
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Chi si oppone in Europa alle richieste italiane “ragiona con una mentalità vecchia, con un’ottica inadeguata a questa crisi, che è simmetrica ed eccezionale”. Lo dice, in un’intervista al Pais, il premier Giuseppe Conte. E a chi gli chiede se l’Italia insisterà con gli eurobond Conte risponde: ” L’ho chiamato Piano di Ripresa europea e Re-investimento; non penso a un solo strumento, ma è il momento di introdurre strumenti di debito comune europeo”. “Il problema non è quando si uscirà dalla recessione, ma uscirne il prima possibile. Il tempo è fattore chiave”, aggiunge.
“L’Italia non chiede di condividere tutto il suo debito pubblico accumulato finora, che resterà a carico di ciascun Paese. L’Italia aveva avuto un comportamento ottimale fino a questo momento, anche sul fronte del debito. Il deficit del 2019 doveva chiudersi al 2,2 e abbiamo ottenuto 1,6%. Nessuno chiede all’Ue di farsi carico dei debiti sovrani ma solo di essere capace di assestare un colpo unitario per uscire da questo tsunami”, spiega il premier.
Il rischio che l’emergenza coronavirus dia linfa all’anti-europeismo in Paesi come in Italia, aggiunge il premier, “è evidente. Gli istinti nazionalisti, in Italia ma anche in altri Paesi, saranno molto forti se l’Ue non sarà all’altezza”. Quindi ribadisce che il governo italiano sta lavorando per un’Europa più sociale e avverte: “il numero di disoccupati che si avrà dopo questo tsunami sarà molto alto. Dobbiamo poter riavviare da capo una ricostruzione prima che ciò avvenga”.
Anche sulle riaperture, così come è stato per le restrizioni, si ragionerà “in termini di proporzionalità”, assicura. E alla domanda se la serrata delle attività produttive potrà durare molto, Conte replica: “No, è una misura durissima dal punto di vista economico. E’ l’ultima misura che abbiamo preso e non può prolungarsi troppo. Per scuole e università, invece, si possono introdurre modifiche affinché gli studenti non perdano l’anno o l’esame”, spiega al quotidiano spagnolo.
In questi giorni, “siamo nella fase più acuta. Gli esperti sono prudenti, ma è ragionevole pensare che siamo vicini al picco”, spiega ancora Conte al foglio madrileno. E il premier rivendica la proporzionalità delle misure restrittive messe in campo e delle future riaperture. “Sarebbe stato un errore introdurre una serrata totale del Paese subito. Allo stesso tempo, è impossibile prendere in carico un impatto economico di questo livello per un tempo troppo prolungato. Quando fu visto che il contagio era diffuso le misure prese in Lombardia furono assunte in tutto il Paese. E’ così che sia arrivati a essere più radicali e abbiamo imposto la chiusura delle attività non essenziali. Ma, insisto, le misure devono essere graduali”, spiega il premier. E alla domanda se l’Italia potrà riaprire prima della fine della pandemia Conte chiarisce: “E’ prematuro deciderlo. Quando il Comitato scientifico dirà che la curva comincia a scendere potremo studiare misure che rallentino” le restrizioni. “Però dovrà essere molto graduale”.
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Gentiloni, debito in comune non passerà
Divisioni Ue non adeguate, Germania capirà
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BRUXELLES
30 marzo 2020
09:41
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L’emissione di bond “genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata”, quindi bisogna finalizzarla ad una “missione”, che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come “affrontare l’emergenza sanitaria”, creare “un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese”. Lo ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, aggiungendo che la discussione tra gli Stati Ue “è legittima ma non è adeguata alla fase che viviamo perché non dà soluzioni. Penso che si debba fare tutti gli sforzi perché lo stallo sia superato”, con l’accortezza di non sottovalutare le decisioni che ha preso la Bce.
“Credo che bisogna scommettere ancora che alla fine, soprattutto da parte della Germania, si arrivi a una comprensione della nuova situazione”, ha concluso Gentiloni.
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Coronavirus: Gentiloni, strada per intesa c’è, guardiamo ad obiettivi. Bce, sì coronabond
De Guindos, crisi diversa da quella del 2008
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30 marzo 2020
11:52
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“Se capovolgiamo la discussione da Mes e Coronabond sugli obiettivi e come finanziarli sono positivo che la strada per trovare un’intesa si può trovare”: lo ha detto il commissario Paolo Gentiloni alla trasmissione Circo Massimo. Per Gentiloni la divisione in Ue può “essere superata se partiamo dagli obiettivi comuni che dobbiamo finanziare”. “Sono fiducioso che una via di condivisione si possa trovare e penso che bisogna farlo inevitabilmente in un dialogo con la Germania senza di cui non riusciamo a trovare un compromesso”.
La discussione tra gli Stati Ue “è legittima ma non è adeguata alla fase che viviamo perché non dà soluzioni. Penso che si debba fare tutti gli sforzi perché lo stallo sia superato”, con l’accortezza di non sottovalutare le decisioni che ha preso la Bce: lo ha detto il commissario agli affari economici Gentiloni nella trasmissione radiofonica Circo Massimo. “Credo che bisogna scommettere ancora che alla fine, soprattutto da parte della Germania, si arrivi a una comprensione della nuova situazione”, ha aggiunto.
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L’emissione di bond “genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata”, quindi bisogna finalizzarla ad una “missione”, che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come “affrontare l’emergenza sanitaria”, creare “un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese”.
“Il Mes non è la Spectre, è uno strumento condiviso, la discussione è sulle condizionalità”, e si parla di alleggerirle ma “non sono molto ottimista nemmeno su questa, perciò meglio spostare la discussione su quali obiettivi finanziare e poi decidere come”.
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“Fare da soli non possiamo permettercelo, così come nessuno Paese può. Paesi più forti e più deboli sono accomunati dal fatto che il livello di integrazione ha dato una dimensione delle garanzie ma anche una capacità di export al nostro sistema di imprese che nessuno può permettersi di perdere”: lo ha detto il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni nella trasmissione radiofonica Circo Massimo, rispondendo alla domanda se l’Italia possa affrontare da sola la crisi. “Penso che di quello che fa l’Italia dobbiamo essere orgogliosi. Non ci dimentichiamo che siamo stati costretti a fare da apripista non solo in campo sanitario ma economico e che abbiamo preso decisioni poi seguite dalla maggioranza degli Stati occidentali. Abbiamo reagito in modo esemplare”, ha detto Gentiloni.
“Sono a favore dei coronabond.” Lo ha detto il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, alla radio spagnola Cope, sottolineando che “si tratta di una pandemia che avrà ripercussioni su tutti”. Il vicepresidente della Bce ha quindi spiegato che questa crisi, innescata dal coronavirus, “è completamente diversa da quelle del 2008-2009-2010”.
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“Sicuramente siamo di fronte alla più difficile trattativa che l’Italia abbia mai portato avanti a livello Ue”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervenendo a Storie italiane su Rai1, spiegando che se Roma alza la voce non è “perché siamo antieuropeisti o per arroganza”: “L’Italia non ha colpa di questa pandemia, e deve poter spendere tutto ciò che è necessario per aiutare il suo popolo”.
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Gallera: ‘I primi pazienti in Fiera tra domenica e lunedì’
Assessore: ‘Stiamo notando una flessione nel numero dei casi, ma soprattutto della pressione sui pronto soccorso e sull’azione delle ambulanze’
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30 marzo 2020
14:55
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“In Lombardia stiamo notando una flessione nel numero dei casi, ma soprattutto della pressione sui pronto soccorso e sull’azione delle ambulanze. Negli ultimi 4 giorni è cambiato molto. E’ il segno che il grande sforzo che stiamo facendo, al di là di qualche idiota, sta funzionando”. Lo ha detto l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, a Mattino Cinque. All’ospedale Sacco di Milano “venerdì avevano avuto 39 decessi per Coronavirus, ne hanno avuti 7 sabato e 9 domenica. E’ un caso, ma la riduzione della pressione c’è, quindi è un dato positivo”, ha spiegato.
Intanto si terrà domattina la conferenza stampa di presentazione dell’Ospedalefieramilano, destinato a ospitare nuovi posti di terapia intensiva. Saranno presenti il Presidente della Regione Fontana insieme a Enrico Pazzali, Presidente Fondazione Fiera Milano, Ezio Belleri, Direttore Generale Policlinico di Milano, che avrà la direzione sanitaria della struttura, e un delegato di Guido Bertolaso, colpito dal coronavirus. I primi pazienti arriveranno “tra domenica e lunedì”, ha annunciato l’assessore Gallera, che il “coordinamento scientifico” dei padiglioni “sarà affidato al professor Antonio Pesenti”, direttore dell’Anestesia e rianimazione del Policlinico di Milano.
Arriveranno nel pomeriggio i primi ospiti all’hotel Michelangelo di Milano, l’hotel a due passi dalla Stazione Centrale, che il Comune, in accordo con la proprietà, ha messo a disposizione per i cittadini che devono affrontare la quarantena e non hanno gli spazi adatti nelle loro abitazioni. Il via libera per l’arrivo dei primi ospiti, alcune decine, è arrivato in mattinata. Il sindaco di Milano, Sala, è stato all’hotel per un sopralluogo.
Da oggi è “operativo l’ospedale di Verduno (Cuneo), che la Regione Piemonte ha completato con qualche settimana d’anticipo per far fronte all’emergenza coronavirus. Oggi l’arrivo dei primi venti pazienti nelle 55 camere e nei tre letti di terapia intensiva. “Mettiamo questa struttura a disposizione di tutto il Piemonte – spiega in un video su Facebook il governatore Cirio – Accoglierà i pazienti che, superata la fase acuta, hanno necessità di continuare ad essere assistiti per garantire a tutti i piemontesi che verranno curati”.
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Fondi ai Comuni per aiuti alimentari, ecco come vengono divisi i 400 milioni
Quindici a Roma, oltre 7 a Napoli e Milano, 5 a Palermo, fino ai micro-stanziamenti da 600 euro a testa per i piccolissimi centri
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30 marzo 2020
13:11
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Quindici milioni a Roma, 7,6 a Napoli, 7,2 a Milano, 5,1 milioni a Palermo, 4,6 a Torino, 3 milioni a Genova. Fino ai micro-stanziamenti da 600 euro a testa per una quarantina di piccolissimi Comuni. Così vengono ripartiti i 400 milioni di euro con i quali i sindaci potranno fronteggiare l’emergenza Coronavirus distribuendo buoni spesa o generi alimentari e di prima necessità a chi ne abbia bisogno.
Alla capitale, che è città più popolosa d’Italia, va la quota più grande. Ma l’ordinanza firmata questa sera dal capo della protezione civile Angelo Borrelli riequilibra i fondi anche in base al reddito medio dei residenti e non dimentica i centri con poche decine di abitanti, stabilendo che in mancanza di risorse i 600 euro a loro destinati – la cifra minima stanziata – vengano sottratti alle grandi città.
Su base regionale è la Lombardia a ricevere la quota maggiore di risorse, 55 milioni; alla Campania vanno 50 milioni; alla Sicilia 43,4 mln; al Lazio 36 mln; alla Puglia 33 mln; al Veneto 27,4 mln; all’Emilia Romagna 24,2 mln; al Piemonte 24 mln; alla Toscana 21 mln; alla Calabria 17 mln; alla Sardegna 12 mln; alle Marche 9,3 mln; alla Liguria 8,7 mln. Per il bilanciamento tra reddito pro capite e numero di abitanti, la Campania e la Sicilia ricevono risorse superiori al Lazio, pur avendo un numero inferiore di abitanti (5,9 milioni il Lazio, 5,8 milioni la Campania, 5 milioni la Sicilia).
Tra i capoluoghi, Bari potrà distribuire 1,9 milioni, Firenze 2 milioni, Reggio Calabria 1,3 milioni, Venezia 1,3 mln, Catanzaro 622mila euro, Caserta 445mila euro, Foggia 1,1 mln, Lecce 566mila euro, Piacenza 548mila euro, Nuoro 230mila euro, Cagliari 814mila euro, Pesaro 503mila euro, Potenza 398mila, Matera 394mila, Isernia 148mila, Campobasso 303mila. A Bergamo, città duramente colpita dall’epidemia, andranno 642mila euro.
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Il Comune di Vo’, primo focolaio dell’epidemia, potrà aiutare chi è in difficoltà con 42mila euro, Codogno con 169mila euro, Alzano Lombardo, città che aveva chiesto di essere inclusa nella zona rossa, avrà 72mila euro. A Fondi e Nerola, le cittadine più colpite nel Lazio, 357mila e 13mila euro ciascuna.
A Dinami, in provincia di Vibo Valentia, che in base alla dichiarazione dei redditi del 2017 è il paese più povero d’Italia, vanno 20.400 euro. Al Comune più piccolo d’Italia con i suoi 33 abitanti, Morterone, in provincia di Lecco, 600 euro.
A Zerba (Piacenza), paesino che in base ai dati Istat è popolato da persone anziane, vanno 600 euro. A Castel Volturno, in Campania, 276mila euro. Scorrendo tra le mete turistiche più ricercate, emerge che Cortina potrà distribuire buoni spesa e generi alimentari per 30,600 euro, Capri per 37,800 euro, Taormina per 73mila euro; Arzachena, sotto il cui comune ricade Porto Cervo, per 100mila euro; Portofino per 2000 euro.
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Coronavirus: Leu, è indispensabile il reddito d’emergenza
Fornaro: ‘Si integri con strumenti esistenti per proteggere tutti’
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30 marzo 2020
12:00
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“E’ sotto gli occhi di tutti la necessità di mettere in campo al più presto uno strumento universale di sostegno al reddito. Nella fase straordinaria che stiamo vivendo non si può fare a meno di un reddito di emergenza per non lasciare indietro nessuno in questa crisi senza precedenti. Integrandosi con gli strumenti esistenti, il reddito di emergenza – temporalmente definito – deve dare una risposta a una domanda diffusa di protezione che proviene dai soggetti più deboli e fragili della nostra società”. Lo afferma il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro.
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Zaia, ragioniamo su una ‘patente’ per i guariti
Intervista a Mattino 5, pensare a ‘soft landing’ in uscita
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VENEZIA
30 marzo 2020
12:12
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Dovremo pensare a un’uscita come a un ‘soft landing’, dovrà essere graduale, non tanto come uscita dei cittadini ma come riprendere normali condizioni di vita”. Lo ha affermato il presidente del Veneto, Luca Zaia, intervistato stamani da Mattino 5.
“Immagino che una delle soluzioni – ha proseguito Zaia – sulla quale noi stiamo lavorando, è quella del test sierologico, in maniera di andare a vedere se si sono formati gli anticorpi, e qui ci vogliono tempistiche, modalità. Stiamo cercando di ragionare anche su questo fronte, in modo da dare una ‘patente’ che attesta che tu hai avuto la risposta anticorpale. C’è anche da dire che abbiamo casi di re-infezione. Potrebbe anche accadere, e qui ce lo dovranno dire gli scienziati, che chi ha già avuto una risposta anticorpale magari potrà comunque essere esposto a un’ulteriore infezione – ha concluso – magari di una variante del virus”.
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Il Papa ha incontrato il premier Conte
Il Premier è stato ricevuto nel Palazzo Apostolico
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CITTA’ DEL VATICANO
30 marzo 2020
15:01
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Papa Francesco ha incontrato il premier Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio italiano è stato ricevuto nella Biblioteca del Palazzo Apostolico.
“Preghiamo oggi per tanta gente che non riesce a reagire e rimane spaventata per questa pandemia. Il Signore li aiuti ad alzarsi e a reagire per il bene di tutta la società e di tutta la comunità”, ha detto il Papa stamattina introducendo la messa a Santa Marta che da settimane dedica all’emergenza sanitaria che sta investendo il mondo.
Il Papa è preoccupato per gli effetti della pandemia sui “più deboli”. “Il Papa mi ha confidato la sua doppia preoccupazione: nel presente come aiutare soprattutto i più deboli; per il futuro in che modo uscire rafforzati nella solidarietà, perché da questa crisi emerga un ‘di più’ di fraternità a livello globale”. Così ha dichiarato mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, dopo l’udienza di questa mattina con Papa Francesco. Paglia ha portato al Papa il documento della Pav su ‘Pandemia e Fraternità Universale’
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Di Maio,’mai trattativa più dura con Ue’
‘Non siamo antieuropeisti’. Aiuto Albania ‘esempio solidarietà’
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30 marzo 2020
12:11
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– “Sicuramente siamo di fronte alla più difficile trattativa che l’Italia abbia mai portato avanti a livello Ue”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervenendo su Rai1, spiegando che se Roma alza la voce non è “perché siamo antieuropeisti o per arroganza”: “L’Italia non ha colpa di questa pandemia, e deve poter spendere tutto ciò che è necessario per aiutare il suo popolo”.
Di Maio è anche tornato a lodare l’esempio di solidarietà offerto dall’Albania, che ha inviato in Italia 30 fra medici e infermieri per aiutare il personale sanitario italiano, ringraziando il premier Edi Rama. “L’egoismo non ci appartiene.
Dall’Albania una lezione di solidarietà. Grazie a Edi Rama. Sono questi i valori fondanti che l’Europa dovrebbe trasmettere a chi è in difficoltà”.
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Coronavirus: online il modulo per chiedere la sospensione dei mutui
Sui siti Consap e Abi
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30 marzo 2020
15:15
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E’ on line sui siti Consap e Abi, il modulo del ministero dell’Economia per chiedere la sospensione delle rate dei mutui alla banche, previsto dal Decreto Cura Italia che ha ampliato il Fondo Gasparrini con nuove regole pubblicate in Gazzetta sabato.
L’Abi ha così inviato alle banche associate una circolare per illustrare e chiarire i termini del provvedimento esteso non solo ai dipendenti che per l’emergenza hanno visto l’orario sospeso o ridotto ma anche ai lavoratori autonomi.
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Grillo: ‘E’ ora di dare il reddito universale a tutti’
Il governo sta studiando ipotesi di ‘reddito di emergenza’ che è chiesto a gran voce da Leu e dal M5S. Scettici IV e FI
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30 marzo 2020
15:13
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“La via d’uscita da questa crisi non può essere come quella del 2008, quando si è preferito salvare le banche a discapito del popolo. E’ arrivato il momento di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro. Per fare ciò si deve garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza: un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi”. Lo scrive sul suo blog Beppe Grillo. “C’è già chi nel mondo si sta attivando, dagli Stati Uniti, con la paladina del Green New Deal Alexandria Ocasio-Cortez che chiede esplicitamente al Governo Usa un Universal Basic Income; al Regno Unito, dove viene rilanciata la proposta del reddito di base, così come altri stati annunciano misure di soccorso (India, Nuova Zelanda, Hong Kong, Sud Corea…)”, spiega Grillo. “Le fonti principali di finanziamento potrebbero essere varie. Si può andare dalla tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici (Mark Zuckerberg, Bill Gates e Elon Musk sono sempre stati a favore del reddito universale), magari quelle a più alto tasso di automazione; o rivedere le imposte sui redditi da capitale e sulla proprietà intellettuale. Oppure le cosiddette “ecotasse”, come il Climate Incame, Reddito dal Clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas; o come avviene in Alaska dal 1982 con l’Alaska Permanent Fund: un dividendo del rendimento economico di un capitale pubblico, che attinge dalle compagnie fossili. Ogni anno, una parte delle entrate derivanti dal petrolio statale è messa in un fondo. Il governo piuttosto che spendere quel denaro, lo restituisce ai cittadini residenti, bambini compresi, attraverso un dividendo annuale”, aggiunge il fondatore del M5S. “Come ripeto ormai da anni le soluzioni ci sono, sta a noi la scelta di sederci intorno ad un tavolo per riconvertire la qualità della nostra vita e creare un sistema che formi persone, non lavoratori. La prima guerra mondiale portò milioni di donne nelle fabbriche e diede il via all’emancipazione delle donne, il Piano Marshall rilanciò l’economia e il benessere del dopo guerra. L’emergenza che stiamo vivendo potrebbe favorire una svolta epocale, rivoluzionaria, che da molti superficialmente è stata sempre considerata folle, e che potrebbe cambiare in meglio il nostro futuro”, conclude.
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E un reddito lo chiede anche Leu, ma per fronteggiare l’emergenza Coronavirus: “E’ sotto gli occhi di tutti la necessità di mettere in campo al più presto uno strumento universale di sostegno al reddito. Nella fase straordinaria che stiamo vivendo non si può fare a meno di un reddito di emergenza per non lasciare indietro nessuno in questa crisi senza precedenti. Integrandosi con gli strumenti esistenti, il reddito di emergenza – temporalmente definito – deve dare una risposta a una domanda diffusa di protezione che proviene dai soggetti più deboli e fragili della nostra società”. Lo afferma il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro.
Un paio di giorni fa anche il premier Conte aveva parlato di ‘reddito di emergenza’: “Sicuramente sono allo studio un ventaglio di proposte. Siamo di fronte a un’emergenza sanitaria che si è tramutata un attimo dopo in emergenza economica” aveva detto Conte, rispondendo a una domanda sulla proposta del M5S di un reddito di emergenza. “Non ci può essere una soluzione, ma un ventaglio di risposte vigorose”, aggiunge.
Il ministro Gualtieri sul ‘reddito di emergenza’ aveva detto che si potevano considerare tali i 600 euro il cui stanziamento è stato deciso dal governo: ‘Stiamo lavorando per rendere fruibile il prima possibile” gli indennizzi e “dal 1 aprile con un click si potrà fare domanda e saranno erogati i 600 euro, che vogliamo rafforzare e allargare. Non è tanto il momento di riformare strumenti ordinari ma di far fronte a una situazione straordinaria” aveva detto il ministro Roberto Gualtieri in conferenza stampa a Palazzo Chigi, rispondendo a una domanda sull’ipotesi di Reddito di emergenza. Il bonus sarà reso “più rapido, più efficace e più universale per chi non usufruisce di una fonte di reddito”.
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Il sottosegretario all’Economia Baretta aveva ipotizzato tale forma di reddito come pagamento delle bollette: Il governo sta lavorando sul cosiddetto reddito di emergenza, ma la cifra ipotizzata dei 600 euro è in realtà “ancora da definire”. Lo spiega Pierpaolo Baretta, sottosegretario all’Economia, a Radio Capital, sottolineando che la nuova forma di sostegno “riguarderà tutti quelli senza reddito e senza ammortizzatori, e potrebbe arrivare come erogazione di denaro oppure sotto forma di pagamento di bollette o affitti per un sostegno immediato”.
La necessità di un ‘reddito di emergenza’ e non solo a livello nazionale era stata sostenuta nei giorni scorsi anche dal M5S attraverso il ministro Patuanelli e il capo politico Vito Crimi: “Oggi certamente un reddito di emergenza è necessario proprio per evitare di vedere quelle scene dei supermercati”, dice il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, intervistato da RaiNews. “Allargare la platea” rispetto al reddito di cittadinanza “è un “obiettivo giusto”, del M5s e del Governo, dice. Ma si può guardare anche all’Europa: farlo “a livello europeo è una necessità in questo momento”. “Chi fino a ieri voleva abolire il Reddito di cittadinanza, oggi vuole estenderlo. Dunque avevamo ragione: se 2,5 milioni di persone resistono, è grazie alla misura voluta dal Movimento 5 stelle. Ora lavoriamo insieme a uno strumento analogo per chi è senza reddito: un Reddito di emergenza”. Lo propone su Twitter il capo politico del M5s Vito Crimi.
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La contrarietà di Renzi e di FI: “Il disegno di Beppe Grillo è chiaro: decrescita felice e reddito di cittadinanza. Il senso delle mie interviste di questi giorni è l’opposto: servono crescita e lavoro. Ecco perchè bisogna pensare subito a come riaprire ad aprile. Adesso ci stiamo giocando il futuro. Adesso!”. Lo scrive su twitter il leader di Italia Viva Matteo Renzi. “Beppe Grillo non fa ridere da tempo, figuriamoci in un momento come questo. Rispolverare l’allure del finto profeta dalle idee assurde nel momento più drammatico per il Paese dà la misura di chi sia il fondatore del M5S”. Lo dichiara il deputato di FI Francesco Paolo Sisto. “La proposta di Grillo è talmente irricevibile che non vale neanche la pena di commentarla. Solo un avviso, per il comico genovese: è finita un’era. Il Coronavirus , facendo pagare al nostro Paese un prezzo altissimo, ha messo a nudo tutta la pochezza del ‘Governo della incompetenza’, fortemente voluto proprio da lui. Grillo, che ha sempre fatto del futuro un tratto della sua vuota retorica, capisca che le sue assurdità sono già passato, e passato remoto”, conclude.
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Orlando (Pd), condividere rischio in Ue
Neanche i paesi sovranisti hanno mosso dito per Italia
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30 marzo 2020
10:52
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– “Noi non vogliamo la condivisione del debito ma del rischio, vogliamo che gli interventi che servono siano basati su finanziamenti europei fatti con debito in più, non chiediamo a olandesi e tedeschi di pagare il nostro debito storico. Noto che anche i sovranisti europei non hanno mosso un dito per l’Italia. Ma vedo che stavolta il fronte per un intervento è più forte che in passato e anche nell’opinione pubblica dei paesi del nord si è aperta una discussione”. Così il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, a Sky tg24 Start.
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Coronavirus: Crimi,non soffiare su paura
Risorse per Comuni ci sono, non si scateni guerra poveri
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30 marzo 2020
11:20
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– “Chiunque vi istiga a pensare di essere stati ‘abbandonati’, mente sapendo di mentire e si muove come uno sciacallo sulla vostra pelle, soffiando sul fuoco dell’incertezza, della sofferenza, della paura. Per cosa, poi? Per il proprio misero tornaconto elettorale. Anziché lavorare e collaborare onestamente con le istituzioni per aiutare davvero i cittadini, preferisce metterli gli uni contro gli altri, scatenando una guerra fra poveri”. Così il capo politico del M5s Vito Crimi che in un post si rivolge alle “persone preoccupate perché non riescono ad accedere subito alle misure che abbiamo messo in campo con l’ultimo decreto, quello che stanzia quasi 5 miliardi di euro da destinare ai comuni, per far fronte alle esigenze e alle prime necessità di chi non ce la fa. Ebbene nessuno, ripeto, nessuno sarà lasciato indietro”.
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Rampelli toglie bandiera Ue da su studio
Vicepresidente Camera a vessillo, forse ci vediamo dopo
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30 marzo 2020
12:20
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– Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli ha deposto la bandiera Ue dal suo studio di Montecitorio. “Forse ci vediamo dopo, forse”, dice al termine del video, trasmesso sul suo profilo fb, rivolgendosi al vessillo appena ripiegato.
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Renzi, la penso all’opposto di Grillo
Pensare a come riaprire ad aprile
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30 marzo 2020
12:30
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– “Il disegno di Beppe Grillo è chiaro: decrescita felice e reddito di cittadinanza. Il senso delle mie interviste di questi giorni è l’opposto: servono crescita e lavoro. Ecco perchè bisogna pensare subito a come riaprire ad aprile. Adesso ci stiamo giocando il futuro. Adesso!”. Lo scrive su twitter il leader di Italia Viva Matteo Renzi.
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Crimi: ‘I parlamentari si taglino stipendio fino a fine legislatura’
Il capo politico del M5S: ‘Da qui a fine legislatura sarebbero 60 milioni’
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30 marzo 2020
13:58
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“Cari parlamentari, tagliamoci lo stipendio” e “tutti, non soltanto il Movimento 5 Stelle. E non una sola mensilità, sarebbe troppo comodo. Intendiamo tutti gli stipendi da qui alla fine della legislatura”. Lo propone in un post sulla sua pagina Fb il capo politico del M5s Vito Crimi che calcola la possibilità di ottenere così 60 mln di euro al mese.
“Nei prossimi giorni valuteremo nuove e importanti misure straordinarie di sostegno al reddito, come un reddito di emergenza. Oggi tanti parlamentari dichiarano che questi soldi sono pochi, altri che così si aumenta il debito pubblico. Eppure tutti dicono di voler fare la propria parte. Ebbene, cosa aspettiamo a farla? Per una volta, diamo tutti insieme un segnale forte ai cittadini” scrive Crimi ricordando che il M5s da quando è entrato in Parlamento “restituisce” parte dello stipendio degli eletti avendo così rinunciato già a 110 milioni di euro.
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E “in questo momento di grande difficoltà, come tantissimi altri cittadini ci siamo sentiti in dovere di dare una mano. Così abbiamo deciso di donare i 3 milioni di euro delle nostre ultime restituzioni al Dipartimento Protezione Civile, per l’acquisto di materiali e strumenti necessari ai reparti di terapia intensiva e alle nostre strutture sanitarie”.
Per rendere possibile il contributo dei parlamentari alla causa della lotta al coronavirus “è sufficiente una delibera degli Uffici di Presidenza che riduca le indennità lorde, per consentire alla Camera e al Senato di trattenere metà di tutte le nostre indennità. Questi risparmi potranno quindi essere destinati a finalità di sostegno all’emergenza e alla post emergenza, che verranno decise dalle stesse Camere. Si tratta, tra l’altro, di un’iniziativa già promossa alla Camera dei Deputati con la riduzione dei costi di bilancio: grazie ai risparmi ricavati da quei tagli, ogni anno la Camera destina 100 milioni di euro alle zone terremotate”.
Il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, afferma Crimi, consentirebbe alle Camere di recuperare circa 5.000 euro di risparmio al mese per ogni parlamentare, per un totale di circa 60 milioni di euro. A cui si potrebbero aggiungere anche i consiglieri regionali: “Se ogni Consiglio Regionale d’Italia approvasse una delibera per dimezzare gli stipendi di tutti i consiglieri regionali, potremmo recuperare una somma considerevole da destinare ai cittadini”.
“Nessuno è stato abbandonato e nessuno sarà lasciato indietro. Mi rivolgo alle persone preoccupate perché non riescono ad accedere subito alle misure che abbiamo messo in campo con l’ultimo decreto, quello che stanzia quasi 5 miliardi di euro da destinare ai comuni, per far fronte alle esigenze e alle prime necessità di chi non ce la fa. Ebbene nessuno, ripeto, nessuno sarà lasciato indietro”. E’ l’appello che lancia dalla sua pagina Fb il capo politico del M5s Vito Crimi che ricorda: ora “ci sono i 400 milioni per l’emergenza alimentare, più le anticipazioni ai comuni, per affrontare nell’immediato alcune situazioni di povertà. Ci sono le casse integrazioni ed entro 15 giorni inizieranno le prime erogazioni. Forse non saranno immediate per tutti, ma in poco tempo arriveranno a tutti coloro che ne hanno diritto. Ci sarà un nuovo decreto con nuove misure che garantiranno un reddito a chi ora non ce l’ha, a chi lo ha perduto, a chi l’ha visto sospendere e dovrà attendere del tempo perché si riattivi, alle imprese che necessitano liquidità immediata e indennizzi per la perdita di fatturato”. Questo governo, aggiunge Crimi, “lavora ininterrottamente da settimane, giorno e notte, per realizzare misure concrete e per portare al più presto le persone fuori da questa crisi.
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Nell’emergenza Coronavirus ci siamo dentro tutti. Questo è il tempo del sacrificio e della responsabilità, per tutti. Ma questo governo non vi guarda ‘dall’alto’, è al vostro fianco, non vi lascia soli. Come non lascia soli chi lotta ogni secondo in corsia per salvare vite umane. Le difficoltà sono tante, nessuno lo mette in dubbio. Ma proprio per questo è necessario andare avanti insieme, per uscirne insieme. Non lasceremo indietro nessuno. Nessuno”.
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Brescia (M5s), reddito universale? Grillo invita a guardare lontano
Presidente commissione Affari Costituzionali: ‘Cominciamo intanto con il reddito di emergenza’
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30 marzo 2020
13:24
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“In questi giorni diversi sindaci, non del MoVimento 5 Stelle, riconoscono l’importanza del reddito di cittadinanza. Certo, c’è anche chi l’ha votato e ora lo vuole cancellare, ma quella misura ha dato una risposta contro la povertà ancora più preziosa in questa fase critica. Beppe Grillo oggi parla di reddito universale. Come sempre ci invita a guardare lontano. Iniziamo a ragionarci dopo aver dato un reddito di emergenza a chi oggi non ha mezzi per vivere”. Lo scrive su Facebook il presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, Giuseppe Brescia (M5S), postando una mappa con tutti i fondi per i buoni spesa assegnati a ognuno dei circa 8000 comuni italiani grazie ai 400 milioni stanziati.
“In questa cartina c’è lo Stato che non lascia soli i più deboli e soprattutto non lascia spazio a mafie e criminalità organizzata. Ringrazio i sindaci che useranno questi fondi in collaborazione con le parrocchie e le associazioni di volontariato.”, aggiunge Brescia.
“Dalla mappa si evince che a Roma andranno più di 15 milioni di euro, a Napoli e Milano più di 7 a testa, a Palermo più di 5 e a Torino 4,6.”, conclude Brescia.
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Carceri: 5mila braccialetti per i detenuti ai domiciliari
Lo rende noto il provvedimento del Dap dopo il dl Cura Italia
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30 marzo 2020
14:07
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Sono 5.000 i braccialetti a disposizione per il controllo dei detenuti ammessi alla detenzione domiciliare. E’ quanto si legge nel provvedimento del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, d’intesa con il capo della Polizia, che attua il decreto ‘Cura Italia’. “Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza rende disponibili complessivi 5.000 apparecchi” di cui 920 alla data della firma del documento, siglato venerdì scorso. Il Dipartimento si occuperà inoltre del “costante monitoraggio delle esigenze conseguenti all’adozione dei provvedimenti resi dall’Autorità giudiziaria”. Il decreto interdipartimentale, nelle sue premesse, indica che “dovrà essere periodicamente aggiornato, in relazione all’eventuale disponibilità di ulteriori strumenti di controllo”.
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De Magistris: ‘Reddito di quarantena fino al 31 luglio’
Sindaco di Napoli: ‘La misura servirà per evitare che la gente venga sfamata dalla criminalità’
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NAPOLI
30 marzo 2020
14:08
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”Il Governo deve istituire il reddito di quarantena che deve andare nelle tasche di tutti superando i limiti del reddito di cittadinanza. Ritengo che tale misura dovrebbe valere fino al 31 luglio, termine che il Governo ha fissato per la fine dell’emergenza nazionale”. Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a Rainews24. ”Questa misura sarebbe fondamentale per la tenuta della coesione sociale del Paese ed eviterebbe che le persone vengano sfamate dagli usurai e dalla criminalità organizzata”, ha concluso.
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Coronavirus: domani seduta Camera, deputati in fila per votare
All’esame il decreto sulla riduzione della pressione fiscale lavoro dipendente
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30 marzo 2020
14:22
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Anche i deputati dovranno domani fare la fila, non per fare la spesa, ma per votare il decreto sulla riduzione della pressione fiscale per il lavoro dipendente, già approvato dal Senato e risaltente al periodo precedente l’emergenza coronavirus. Lo prevede l’organizzazione della seduta di domani alla Camera, le cui istruzioni sono state inviate a ciascun deputato con una lettera del presidente Roberto Fico. Una seduta, dunque, sui generis, per rispettare le precauzioni che tutti i cittadini stanno seguendo per contenere il coronavirus.
Nella lettera si spiega che questa organizzazione della seduta è stata concordata “in occasione della riunione della Conferenza dei Presidenti di gruppo del 24 marzo e in ulteriori interlocuzioni successivamente intercorse”.
La discussione generale inizierà alle 10 e in aula potranno essere presenti solo i deputati iscritti a parlare e 5 parlamentari per ciascun gruppo oltre al “relatore e al rappresentante del governo”. La lettera spiega che i gruppi hanno rinunciato a presentare emendamenti, quindi la fase della loro discussione e votazione non avrà luogo. Anche per gli ordini del giorno “si è convenuto di non procedere a votazioni”.
Quindi “durante questa fase di esame potranno essere presenti in Aula i deputati che risultano firmatari di ordini del giorno, sia ai fini della loro eventuale illustrazione e sia per interloquire con il rappresentante del Governo”.
Alle 13,30 inizieranno le dichiarazioni di voto finale da parte dei gruppi, e anche in questa fase, potranno essere presenti solo 5 deputati per gruppo, oltre agli oratori. Infine alle 14,45 inizieranno le votazioni che si svolgeranno con chiamata nominale. I presidenti dei Gruppi hanno concordato che “per ciascun Gruppo dovrebbe essere presente un numero di deputati pari a circa il 55% della consistenza numerica del Gruppo stesso, in modo da rispettare la proporzionalità nel rapporto tra i presenti tra deputati di maggioranza e di opposizione, nel contempo assicurando il requisito del numero legale ai fini della validità della votazione”.
A questo punto i 321 deputati (il 55% di 630) entreranno in aula in ordine alfabetico rispettando una tabella oraria: alle 14,45 i parlamentari con i cognomi dalla A alla B; alle 15 quelli con i cognomi in C; fino ai deputati con cognomi che iniziano per V e Z che entreranno alle 16,35. “I deputati – si legge nella lettera – di volta in volta interessati dovranno trovarsi all’esterno dell’Aula – in corrispondenza dell’ingresso posto sul lato sinistro della Presidenza -ove si disporranno lungo una o più file, formate secondo l’ordine alfabetico dei relativi cognomi. In tale operazione, gli assistenti parlamentari coadiuveranno i deputati stessi ai fini della loro appropriata collocazione nell’ambito delle file, ricordando in particolare di mantenere la distanza di sicurezza tra i presenti. Una volta chiamati, i deputati potranno accedere singolarmente all’Aula, dichiarare il voto una volta giunti al centro dell’emiciclo e quindi lasciare l’Aula dall’ingresso del lato destro”.
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Il vicepresidente della Camera Rampelli (FdI) toglie la bandiera della Ue dal suo studio
L’esponente di Fratelli d’Italia dice riferendosi alla bandiera: ‘Forse ci vediamo dopo’ (2)
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30 marzo 2020
14:38
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Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli ha deposto la bandiera Ue dal suo studio di Montecitorio. “Forse ci vediamo dopo, forse”, dice al termine del video, trasmesso sul suo profilo fb, rivolgendosi al vessillo appena ripiegato.
“Rampelli toglie la bandiera dell’Unione europea dallo studio? Un gesto grottesco e renvascista, Rampelli non è antieuropeo, è anti italiano”. Lo afferma il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova. “Rampelli – prosegue – sa benissimo che l’Italia, nonostante il record di debito, oggi può finanziare il deficit necessario per comprare attrezzature sanitarie, sostenere il reddito delle famiglie ed evitare il fallimento delle aziende italiane solo grazie alla solidarietà che Germania e altri paesi stanno esercitando attraverso la Bce. E questo nonostante il fatto che il risorgente nazionalismo che tanto piace a Rampelli ancora impedisca una maggiore integrazione e un vero bilancio europeo, degno del nome, come vogliamo noi. Il gesto di Rampelli è un messaggio politico potente, che ha un precedente: in Ungheria i sostenitori di Orban hanno tolto le bandiere europee dalla sede del Parlamento e ora Orban vuole chiudere il Parlamento. La strada è tracciata. L’Unione europea come capro espiatorio delle incapacità italiane è la riedizione grottesca del complotto demoplutogiudaico massonico. Il Presidente Fico cosa pensa del suo vice?”.
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Deputati in Aula in ordine alfabetico
All’esame dl su riduzione pressione fiscale lavoro dipendente
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30 marzo 2020
15:02
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Anche i deputati dovranno fare la fila, non per fare la spesa, ma per votare il decreto sulla riduzione della pressione fiscale per il lavoro dipendente. Lo prevede l’organizzazione della seduta di domani alla Camera. La discussione generale inizierà alle 10 e in aula potranno essere presenti solo i deputati iscritti a parlare e 5 parlamentari per gruppo oltre al “relatore e al rappresentante del governo”. I gruppi hanno rinunciato a presentare emendamenti, quindi discussione e votazione non avranno luogo. Anche per gli ordini del giorno “si è convenuto di non procedere a votazioni”. Alle 13,30 inizieranno le dichiarazioni di voto e potranno essere presenti solo 5 deputati per gruppo, oltre agli oratori. Alle 14,45 inizieranno le votazioni con chiamata nominale. I 321 deputati (il 55% di 630) entreranno in ordine alfabetico rispettando una tabella oraria: alle 14,45 i parlamentari dalla A alla B; alle 15 quelli con i cognomi in C; fino ai deputati con cognomi da V a Z che entreranno alle 16,35.
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Letta, a Olanda chiedo soluzione comune
Nessuno si aspettava simile comportamento da Paesi bassi, delusi
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BRUXELLES
30 marzo 2020
15:05
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– “Nessuno chiede una donazione ai Paesi Bassi. Chiediamo una soluzione comune nell’Ue alla peggiore crisi. La favola della cicala e della formica non funziona con il virus. New York o Londra stanno diventando il nuovo focolaio e non vengono dal sud!”. Lo scrive su Twitter l’ex premier Enrico Letta postando poi un suo intervento al quotidiano olandese Volkstrand dal titolo: “Questa crisi può uccidere l’Italia”. Letta sostiene che “l’immagine che gli italiani hanno dei Paesi Bassi è drasticamente ‘peggiorata’ in pochi giorni. E non solo in Italia”, afferma. “Guardiamo alle reazioni in Portogallo e in Spagna. Sono reazioni stupite, profondamente deluse.
Nessuno si aspettava che i Paesi Bassi, uno dei fondatori dell’Unione europea, si comportassero così in questo momento”.
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Orlando, carceri non diventino focolai
Apriamo rapidamente discussione sui penitenziari
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30 marzo 2020
15:08
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“Aprire rapidamente una discussione sul carcere che tenga conto di questa fase e non ricalchi il copione di questi anni” con la contrapposizione tra giustizialisti e garantisti, per evitare che senza specifici provvedimenti i penitenziari diventino dei “focolai” di coronavirus pericolosi per tutto il Paese e non solo per i reclusi e per chi lavora nelle carceri. Lo scrive il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, in una lettera aperta indirizzata a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, pubblicata sul blog di Orlando ospitato da Huffingtonpost.
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Carceri: Radicali, ascoltare parole Papa
Nell’Angelus ha compreso problema sovraffollamento
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30 marzo 2020
15:15
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– “Ieri, durante l’Angelus il Papa si è appellato alle nostre istituzioni perché ha ben compreso il problema e il pericolo del sovraffollamento nei penitenziari. Lo ha fatto pensando alle vulnerabilità di chi vive, costretto, in gruppo. Il Papa ha chiesto di ‘prendere le misure necessarie’ per evitare che si verifichino tragedie. Questi provvedimenti, giuridicamente, sono definiti amnistia e indulto. Lo proponiamo da anni, lo invochiamo di nuovo oggi. Chiediamo ai componenti del Parlamento di trovare la forza morale per presentare e approvare una legge di amnistia e indulto, senza delegare tutto al Governo, che su ciò non ha competenze, non può e, purtroppo, come dimostra il ministro Buonafede, non vuole”:lo dichiarano Giulia Crivellini e Igor Boni, Tesoriera e Presidente di Radicali Italiani e Alessandro Massari, Direzione nazionale.
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Coronavirus: Ordine di Malta lancia allarme su zone guerra
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30 marzo 2020
15:22
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– Presente in molte aree di conflitto, dal Medio Oriente all’Africa subsahariana, l’Ordine di Malta chiede una risposta congiunta alla diffusione della Covid-19 in regioni dove i sistemi medici non sono in grado di far fronte alle attuali esigenze. “Le preoccupazioni crescono per le comunità che vivono in zone di guerra in tutto il mondo, dove l’accesso all’assistenza sanitaria di base è scarso e insufficiente. Gli sfollati di queste zone soffrono per la carenza di acqua potabile, cibo e servizi sanitari”, spiega il Grande Ospedaliere Dominique de La Rochefoucauld-Montbel. In totale 25 Paesi africani hanno già segnalato casi di Covid-19. L’Ordine di Malta ha molte attività mediche in corso in circa 30 paesi africani e sta fornendo attrezzature di protezione alle sue équipe mediche, come materiali e prodotti per la disinfezione e piccole attrezzature mediche: tensiometri, tende a concentrazione di ossigeno e barelle. “L’aspetto più importante per noi è seguitare ad offrire i nostri servizi medici. Diamo priorità alla protezione del nostro personale in modo che possa continuare a lavorare al servizio delle comunità locali”, ha detto il Grande Ospedaliere. Padre Gérard, fondatore e presidente della Confraternita del Beato Gerardo, a Mandeni in Sudafrica, uno delle aree più povere del mondo, avverte di un possibile tsunami: “Il Sudafrica è un Paese di 59 milioni di abitanti e se il numero di malati è, per il momento, ancora basso, vediamo arrivare lo tsunami, dobbiamo affrettarci. Siamo di fronte a un pericolo enorme, le nostre strutture sanitarie non sono all’altezza della sfida, e il virus si sta diffondendo rapidamente nel Paese”. “Secondo le previsioni del ministro della Salute, il 60-70% della popolazione sudafricana sarà infettata dal virus. Un modello epidemiologico prevede tra 88mila e 350mila morti solo per il Sudafrica”. Si moltiplicano anche le preoccupazioni per un possibile focolaio di coronavirus in Siria, che è ormai entrata nel decimo anno di guerra. Nella sola provincia nord-occidentale di Idlib, quasi un milione di persone è fuggito dalle loro case nell’ultimo anno a causa delle continue violenze. Molti vivono in insediamenti sovraffollati, dove le condizioni igieniche e sanitarie sono molto scarse. “La situazione nel Nord-Ovest della Siria era già molto fragile prima dell’epidemia di Coronavirus, ora con quasi un milione di nuovi sfollati interni in movimento, una rapida diffusione del virus provocherebbe conseguenze oltre ogni immaginazione.
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Il sistema sanitario già ora non è in grado di affrontare le conseguenze legate alla guerra”, dice Janine Janine Lietmeyer Team Leader Middle East del Malteser International, l’agenzia di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta. Con le sue organizzazioni partner in Siria, l’agenzia di soccorso internazionale dell’Ordine continua a gestire e rafforzare le capacità sanitarie – ospedali e centri di assistenza sanitaria di base – e sta intensificando le attività nel settore idrico, igienico e sanitario (WASH) distribuendo più acqua, articoli per l’igiene e contribuendo a risanare le pessime strutture sanitarie nei campi e negli insediamenti nati spontaneamente. “Purtroppo non siamo in grado di servire le strutture con le necessarie attrezzature di protezione, poiché nulla è disponibile sul mercato locale”, spiega Janine Lietmeyer. In Palestina, in Cisgiordania, l’Ospedale della Sacra Famiglia dell’Ordine di Malta a Betlemme, che è dotato dell’unica e sola unità di terapia intensiva neonatale in tutta la regione, continua il suo prezioso lavoro. Dalla chiusura a zona rossa del 6 marzo, a Betlemme sono nati circa 150 bambini.
“Le restrizioni di movimento hanno aumentato le difficoltà per trasportare i neonati prematuri nel nostro ospedale, dove il personale può occuparsi dei neonati nati prima delle 32 settimane e del peso di circa 500 grammi, e per i neonati che hanno urgente bisogno di un intervento chirurgico e devono essere trasferiti in un altro ospedale”, dice l’ambasciatore dell’Ordine di Malta in Palestina, Michele Bowe. La situazione nella regione è particolarmente preoccupante a causa della mancanza di attrezzature mediche come ventilatori e ossigeno e per la carenza di maschere, alcool e disinfettanti. Le stesse preoccupazioni valgono anche per altri Paesi che stanno attraversando crisi umanitarie dovute a guerre civili, povertà e disordini politici. Jelena Kaifenheim, responsabile regionale del Malteser International per le Americhe, afferma: “In Colombia, abbiamo un medico distaccato presso la segreteria sanitaria di La Guajira per sostenere la gestione delle crisi.
Le severe misure di quarantena in Colombia hanno creato ulteriori esigenze. La situazione è ora drammatica, soprattutto per i rifugiati venezuelani e le popolazioni locali, che sopravvivono con lavori umili e che ora faticano a sfamarsi”. La maggior parte di loro non ha accesso all’acqua, al sapone, ai servizi sanitari e non ha le condizioni di base per rispettare le norme di quarantena in materia di igiene”.
Il Malteser International fa anche parte di un gruppo di crisi che comprende l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO) e il ministero della Sanità colombiano.
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