Schiff era stata espulsa dall’Aeronautica militare con la motivazione di “inattitudine militare e professionale” e alcuni mesi fa il Consiglio di Stato ha respinto un suo ricorso. Poco dopo, però, ha trovato il suo riscatto tra le truppe di Kiev: non è una mercenaria – ci tiene a precisare – e non fa più parte della legione straniera, visto che “non esiste più”, ma è un soldato dell’esercito ucraino con un contratto regolare a tutti gli effetti come altri italiani (“ce ne sono molti”, dice) che come lei hanno imbracciato le armi contro i russi: “quindi non siamo perseguibili dallo Stato italiano”. Combatte a Karkhiv ed è impegnata in attività di ricognizione e di intelligence: “Sono oltre la prima linea, mi spingo in quei territori per individuare il nemico. Se ho mai ucciso qualcuno? Non posso parlarne, ma comunque faccio il soldato… – dice seccata a chi glielo chiede – Non temo di essere catturata, ma ho vissuto tanti momenti di paura, troppi: la gente muore tutti i giorni attorno a me. Certo, ho avuto paura soprattutto nella mia prima missione, ma ora sono ben addestrata e anche l’istinto di sopravvivenza aiuta in questi casi”.
Al sit-in, dove tra le bandiere spunta anche quella rossa e nera dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, l’altro ospite speciale è il veterano di guerra Roman Maksymets, ferito nel 2016 a 32 anni a Marianka, nel Donbass, dove ha perso in prima linea due gambe e un braccio. Ma tra i manifestanti c’è anche l’ex ministro della Difesa nel governo gialloverde, Elisabetta Trenta, che abbraccia Schiff: “siamo amiche e la vicenda italiana di Giulia segna una sconfitta del nostro Paese – dice l’ex numero uno del dicastero ricordando la denuncia per nonnismo della giovane veneziana – io comunque le avevo consigliato di non partire”. L’ultima riflessione della 23enne va agli sforzi fatti dal nostro Paese per aiutare Kiev: “non siamo aiutati abbastanza, l’ultimo governo ha dimostrato molta empatia, ma finora non ho mai visto un’arma italiana in sette mesi. Certo, spero che la guerra non duri a lungo, ma resterò qui fino a mercoledì, non vedo l’ora di ritornare”. Parole di nostalgia per la sua nuova famiglia, trovata in trincea nelle file di un territorio straniero.