L’incendio sarebbe stato provocato da una rivolta dei detenuti nel famigerato carcere di Teheran dove vengono rinchiusi i detenuti i prigionieri politici. Centinaia di arrestati durante le proteste che hanno infiammato l’Iran dopo la morte della giovane Mahsa Amin sono rinchiusi in questo carcere, dove secondo le ong per i diritti umani viene anche usata la tortura.
Alcuni attivisti politici, tra cui il regista Jafar Panahi e il riformista Mostafa Tajzadeh, così come cittadini con doppia nazionalità come l’iraniano-francese Fariba Adelkhah e gli iraniano-americani Siamak Namazi ed Emad Sharghi, erano detenuti nelle stesse celle in cui è scoppiato l’incendio. Namazi e Sharghi hanno informato le loro famiglie delle loro buone condizioni di salute. Lo ha riferito l’autorità giudiziaria iraniana riferendo i dettagli del rogo. Anche il regista Panahi si sarebbe messo in contatto con i familiari per tranquillizzarli
Secondo l’ong basata a Oslo Iran Human Rights, il fuoco si è esteso nel carcere ed “è stata udita un’esplosione”. In un video diffuso dal canale social 1500tasvir si sentono persone che urlano “morte al dittatore”. Secondo diverse fonti, l’incendio è scoppiato dopo una rivolta di detenuti che ha interessato la sezione 7 del carcere. Testimoni hanno detto che si sono uditi spari e gruppi di persone si sono radunate nei pressi della prigione urlando slogan. Secondo l’agenzia ufficiale Irna, che cita un alto funzionario della sicurezza, l’incendio è partito dalla sezione 7, quella dove si scontravano detenuti e guardie carcerarie. I rivoltosi avrebbero dato fuoco ad un deposito di vestiti, causando un rogo che secondo le autorità è ora in fase di spegnimento da parte dei vigili del fuoco. Secondo questa fonte, i detenuti ammutinati sono stati separati dagli altri, che sono rientrati nelle loro celle.
Secondo testimoni, nel carcere sono state udite esplosioni e colpi d’arma da fuoco. La polizia ha sparato gas lacrimogeni anche contro le famiglie degli attivisti e degli studenti che sono stati arrestati durante le proteste che dalla morte della giovane Mahsa Amini attraversano il paese, e che si erano radunate intorno alla prigione. La polizia ha intanto bloccato le strade di accesso al carcere.
Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che l’Iran è responsabile della sicurezza degli americani detenuti nella prigione di Evin. “L’Iran è pienamente responsabile della sicurezza dei nostri cittadini detenuti ingiustamente, che dovrebbero essere rilasciati immediatamente“, ha twittato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, aggiungendo che Washington stava seguendo i rapporti sull’incidente “con urgenza”. Il presidente Joe Biden, commentando la situazione, ha detto che la rivolta è scoppiata perché il “governo iraniano è opprimente”. “Ho un enorme rispetto per le persone che manifestano nelle strade”, ha detto Biden, parlando con i giornalisti al seguito in Oregon.
Immediata la risposta di Teheran. “L’Iran non sarà indebolito dalle interferenze e dalle dichiarazioni di un politico ‘esausto'”, ha scritto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanani, su Instagram. “La vostra abitudine è di abusare di situazioni di disordine, ma ricordate: qui c’è l’Iran”, ha intimato, rivolgendosi al presidente Usa.