(ANSA-AFP) – LUSSEMBURGO, 18 OTT – Alcuni soci del Barcellona
hanno contestato davanti alla Corte di giustizia dell’UE le
modalità di trasferimento al Paris Saint-Germain di Lionel Messi
e hanno rivendicato “la capacità di pesare” nella gestione
calcistica. Al centro della protesta il trasferimento, avvenuto
nell’agosto 2021, dell’argentino al club parigino, che è di
proprietà di un fondo d’investimento del Qatar, in un contesto
applicativo ritenuto “eterogeneo” delle regole Uefa. I
ricorrenti, difesi dall’avvocato franco-spagnolo Juan Branco,
ritengono che il PSG abbia potuto effettuare l’acquisto solo
grazie al rinvio in Francia (a maggio 2023) dell’applicazione
delle regole del fair-play finanziario da parte dell’Uefa.
Queste stesse regole, già applicate in Spagna, affermano, “hanno
costretto il Barcellona a separarsi da Messi”, creando di fatto
“una distorsione della concorrenza di cui ha beneficiato il
PSG”. Guardiano della concorrenza nell’UE, la Commissione
europea avrebbe dovuto indagare su questo presunto aiuto di
Stato, secondo Branco. Ma, di fronte al rifiuto, i denuncianti –
Penya Barça Lyon e un sociologo rimasto anonimo – si sono
rivolti al Tribunale dell’UE con sede a Lussemburgo.
Durante l’udienza di questa mattina, Branco ha denunciato una
“capitalizzazione strisciante” del calcio e un controllo sulla
governance dello sport “lasciato all’Uefa”, ente di diritto
privato con sede in Svizzera. “Si ritiene che i sostenitori e
l’UE non posseggano voce in capitolo”, ha lamentato l’avvocato.
Bruno Stromsky, del servizio giuridico della Commissione, ha
respinto queste argomentazioni. “Le disparità lamentate dai
ricorrenti non rientrano negli aiuti di Stato”, ha affermato. Ha
quindi sottolineato che non c’è “alcuna revisione giudiziaria” o
possibile ricorso da parte di un individuo contro la decisione
dell’Esecutivo europeo di non indagare. “Lo stesso Barcellona
non ha sporto denuncia” e ci sarebbe il “rischio di
strumentalizzazione della legge sugli aiuti di Stato”, ha
concluso Bruno Stromsky. (ANSA-AFP).