Pechino, poliziotti e censura sul ponte della protesta contro Xi Jinping: “Qui non è successo niente”
Secondo VOCN, gruppo di cittadini cinesi anonimi che gestisce un account Instagram con oltre 30mila follower, gli slogan sono apparsi in almeno altre sette città del Paese, tra cui Shanghai, Shenzhen e Canton. Oltre che in 200 università nel resto del mondo: dagli Usa al Giappone, dalla Francia a Taiwan. Scritte principalmente nei bagni pubblici o nelle bacheche delle università. “No ai test Covid, vogliamo cibo. No alle restrizioni, vogliamo libertà. No alle bugie, vogliamo dignità”, recitava uno dei striscioni comparsi la settimana scorsa. Gli stessi slogan che riappaiono ora. “No alla dittatura”, “No ai test Covid” alcuni dei graffiti apparsi nei bagni del China Film Archive Art Cinema di Pechino. In un’altra delle immagini postate online dal collettivo VOCN, sulla porta di un bagno pubblico nella città di Chengdu, nel Sichuan, si legge il numero 8964: riferimento alla strage di Tiananmen del 4 giugno 1989. “Lo spirito dell’8964 non sarà mai spento”. Proteste anonime – visto che contestare pubblicamente il segretario generale può portare a molti anni di carcere in Cina.
Dopo le proteste al ponte Sitong nella capitale cinese della scorsa settimana la censura aveva subito fatto la propria parte, oscurando post sui social che contenevano le parole “ponte”, “Pechino”, “coraggio” o “Haidian” (il nome del distretto pechinese dove è andata in scena la protesta). Molte persone si sono viste bloccare il loro account.
Nel suo discorso all’apertura del Congresso del Partito comunista, domenica, il leader cinese ha difeso la sua politica zero-Covid: “Abbiamo protetto la vita delle persone”. Una politica che è destinata a non sparire nel breve termine e che sta esasperando sempre più cinesi.
In Rete intanto si moltiplicano le speculazioni sull’identità del manifestante misterioso della settimana scorsa, portato via dalla polizia: alcuni ritengono che si tratti di un uomo di 48 anni che vive nella capitale cinese e che ha pubblicato saggi con lo pseudonimo di Peng Zaizhou e che il suo vero nome sia Peng Lifa.
Proteste contro Xi non soltanto in Cina, ma anche nel resto del mondo. Due giorni fa – giorno di apertura del Congresso del Pcc – un ragazzo hongkonghese è stato malmenato durante una manifestazione e trascinato dentro al consolato cinese di Manchester. Questa mattina il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino ha affermato che “elementi di disturbo” sono entrati “illegalmente” nella sede diplomatica. Il filmato pubblicato dalla Bbc mostra un uomo con un berretto nero e una coda di cavallo che viene trascinato attraverso un cancello nell’area consolare, dove viene preso a calci e pugni da cinque uomini.
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