(ANSA) – ROMA, 19 OTT – La variante Omicron, identificata a
novembre del 2021 e diventata in pochi mesi dominante in tutto
il mondo, potrebbe avere avuto origine nei topi. È quanto
sostiene uno studio condotto da ricercatori dell’University of
Minnesota e pubblicato sulla rivista dell’Accademia nazionale
delle scienze statunitense (Pnas).
Omicron ha attirato fin da subito su di sé l’attenzione dei
ricercatori a causa dell’elevato numero di mutazioni (circa 50)
che caratterizza il suo genoma rispetto alle varianti
precedenti. Questa caratteristica le conferisce, tra le altre
cose, un’elevata contagiosità e capacità di evadere la risposta
immunitaria.
“Le ipotesi sull’origine di Omicron sono molte, ma le
evidenze sperimentali sono ancora scarse”, hanno commentato gli
autori della ricerca, che hanno cercato di ricostruire la
possibile origine della variante studiando la corrispondenza tra
la struttura di una porzione della proteina Spike di Omicron (il
cosiddetto receptor-binding domain o RBD) con quella dei
recettori ACE sia umani sia di topo. Le due componenti (quella
del virus e quella dell’ospite) agiscono come un meccanismo
chiave-serratura; studiarne la complementarietà “è tra i
migliori sistemi per capire l’evoluzione del coronavirus”,
scrivono i ricercatori.
Concentrandosi su quattro mutazioni tipiche di Omicron il
team ha scoperto che una di esse (N501Y) è il frutto
dell’adattamento alla struttura del recettore ACE sia umano sia
di topo. Le altre tre (Q493R, Q498R, Y505H) sono invece il
frutto dell’adattamento solo nel topo.
Per il team, sulla base di questi dati, l’ipotesi più
probabile sull’origine di Omicron è che “una variante di
SarsCov2 contenente la mutazione N501Y potrebbe essere stata
trasmessa da una specie umana (o da un’altra specie animale) ai
topi”. A quel punto, la nuova variante si è diffusa nei roditori
dove “si sono evolute mutazioni di RBM specifiche del topo (come
Q493R, Q498R e Y505N)”. Infine, dai topi, la variante è tornata
all’uomo, diventando in meno di un anno la responsabile della
quasi totalità dei casi di Covid-19 nel mondo. (ANSA).