Gli imputati hanno assistito a tutta l’udienza e alle arringhe dei loro difensori (Bagattini, Pellegrini, Miccinesi, Pistolesi, Traversi). “Due anni fa sono stato condannato a 22 mesi di carcere. Sono riuscito a capire le ragioni della condanna soltanto da quello che è successo dopo” aveva dichiarato in aula il padre dell’ex premier, prima che intervenissero i suoi difensori. “Io non ho mai chiesto nulla a mio figlio Matteo in materia di incarichi e nomine politici” ha quindi aggiunto Tiziano Renzi, aggiungendo: “Anzi, è stato Matteo a riferirmi che anni fa il marito di una magistrata si era rivolto a lui per la nomina in un’istituzione politica”.
Laura Bovoli e Tiziano Renzi al Palazzo di Giustizia di Firenze (immagine d’archivio)
7 ottobre 2019: in primo grado, la sentenza di condanna a un anno e nove mesi per false fatture per entrambi i genitori di Renzi parlava – tra le altre cose – di un “compendio probatorio preciso e univoco”, che consentiva “di affermare, senza incertezze, la ricorrenza di tutti gli elementi costitutivi dei reati contestati ai tre imputati”. In appello, i difensori avevano chiesto l’annullamento del verdetto, pronunciato dal tribunale di Firenze, mentre la Procura generale – come si ricordava più sopra – chiedeva la conferma della condanna, compresi i due anni inflitti a Luigi Dagostino (confermati).
Ma, oltre a quel primo pronunciamento, per i coniugi Renzi erano sopraggiunti altri problemi giudiziari: nel febbraio 2019 i clamorosi arresti domiciliari per presunte bancarotte delle cooperative-satelliti della Eventi 6 (vicenda per la quale sono a giudizio in un diverso procedimento).
Il processo per il quale Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono stati assolti oggi riguarda due pagamenti che, secondo l’accusa, non erano associati ad alcuna prestazione. Le due fatture sarebbero state relative a presunti studi di fattibilità su progetti commerciali nell’outlet “The Mall” di Reggello (Firenze), del valore complessivo di quasi duecento mila euro, pagati alla Eventi 6 e alla Party dei Renzi dalla multinazionale Kering, parte offesa nel processo. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il 30 giugno 2015 la Eventi 6 fattura alla Tramor di Luigi Dagostino 140 mila euro, più 30 mila di Iva, per uno “studio di fattibilità di una struttura ricettiva e food con i relativi incoming asiatici e la logistica da e per i vari trasporti pubblici (ferrovie, aeroporti ecc…)”. Studio che, dice ancora l’oggetto del documento contabile sequestrato dalla Guardia di finanza, è stato consegnato il 30 maggio 2015, cinque mesi dopo l’incarico ricevuto il 20 gennaio.
L’altra fattura, dell’importo di 20 mila euro più Iva, fu emessa il 15 giugno 2015 dalla Party, altra società dei Renzi, alla Tramor di Dagostino per uno “studio di fattibilità commerciale per collocazione area destinata al food”, sempre con la finalità di un nuovo insediamento presso lo stesso outlet “The Mall”. Sul pagamento della fattura alla Eventi 6, il 10 luglio 2015 Luigi Dagostino aveva sollecitato un suo collaboratore a far partire il bonifico “con estrema urgenza”. Il pagamento fu effettuato materialmente il 21 luglio seguente.
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