Il rinvio, che cancella anche la prossima udienza in calendario il 2 novembre, è dovuto alla mancanza degli adeguati strumenti tecnologici nell’aula del tribunale in cui si svolgono i lavori. E non si parla di tecnologie particolarmente raffinate, ma di semplici microfoni collegati all’impianto di stenotipia e di uno schermo a parete su cui proiettare video, slide e foto. Nell’aula lo schermo a parete è rappresentato da un collage di fogli bianchi A4 appiccicati fra loro e al muro con lo scotch. I microfoni sono due e a contenderseli in questa causa sono oltre dieci avvocati, più il procuratore, costretti a strapparseli di mano anche per sollevare una semplice eccezione.
Carenze che la scorsa settimana sono state espressamente elencate in una lettere che il collegio difensivo – composto dagli avvocati Antonella Cuccureddu, Gennaro Velle, Andrea Vernazza, Sandro Vaccaro, Enrico Grillo, Ernesto Monteverde e Mariano Mameli – ha inviato al Tribunale, chiedendo di poter svolgere le udienze in una sede adeguata alle esigenze processuali. La lettera è rimasta senza risposta. Così stamattina i legali degli imputati – nessuno dei 4 era presente – in apertura di udienza hanno risollevato il problema, non di poco conto in un processo in cui ci saranno da visionare decine di video, foto, perizie e ascoltare in totale 56 testimoni.
La corte, presieduta dal giudice Marco Contu, ha annotato le doglianze e si è riunita in camera di consiglio, uscendo mezzora dopo con il provvedimento di rinvio. Annullata anche l’udienza del 2 novembre, si tornerà in aula il 16. Se microfoni e schermo saranno stati adeguati. Sull’impianto di videoproiezione c’è speranza: “Nei prossimi giorni entrerà in funzione un nuovo impianto la cui installazione era già stata programmata ben prima dell’udienza di oggi, ma che non è ancora arrivato”, spiega il presidente del Tribunale Giuseppe Magliulo. Se nulla dovesse cambiare potrebbe aprirsi anche un’altra possibilità: spostare il processo a Sassari.
All’udienza del 16 saranno sentiti i sette testimoni che sarebbero dovuti comparire oggi: il medico legale, la ginecologa e la psicologa della clinica Mangiagalli di Milano, che avevano visitato la ragazza italo norvegese una decina di giorni dopo la presunta violenza; i gestori del b&b di Palau dove alloggiavano le due ragazze, e i due istruttori di kitesurf che il pomeriggio dopo i fatti contestati diedero lezioni alla studentessa. I tre medici sono ritenuti testi chiave perché dovranno riferire in aula delle eventuali lesioni riscontrate sul corpo della ragazza e del suo stato psicologico. Da un referto medico risulterebbe che la studentessa aveva diversi ematomi sulle braccia. È da stabilire se quei segni possono essere riconducibili alle violenze da lei denunciate.