Russia, ceceni e mercenari contro i generali: i signori delle milizie tentati dal golpe
Con Roman sfrecciamo attraverso le steppe ucraine desolate e spopolate dai combattimenti, superiamo palazzi distrutti e ponti abbattuti fino a giungere nelle campagne tra le città di Bakhmut, Popasna e Svitlodarsk, non lontano dalla regione di Kharkiv. “Qui ci siamo solo noi e gli ucraini” racconta. L’esercito regolare russo, infatti, non si vede. In decine e decine di chilometri di campagne combatte solo il Gruppo Wagner, che agisce come un vero e proprio esercito parallelo. “Lungo alcuni fronti il nemico sta avanzando. Su questo invece siamo noi ad attaccare”. In lontananza vediamo a città di Bakhmut. “È contesa tra l’esercito russo e gli ucraini e al suo interno si sta combattendo. Noi invece combattiamo nelle campagne al suo esterno”. Parla delle operazioni militari in maniera calma, quasi distaccata. A differenza di molti solati russi non inveisce contro gli ucraini. Li chiama semplicemente “il nemico” che, dice, “è ben addestrato e motivato”. Questa, continua, è una guerra particolare perché “combattiamo contro soldati simili a noi, che parlano la nostra lingua. Non è come combattere in Africa o America Latina”. Roman ha 34 anni ed è un ex membro delle forze speciali russe. Dopo gli studi in giurisprudenza ha deciso di mollare l’esercito e di arruolarsi nei Wagner, per i quali ha combattuto a Palmira, Tripoli, in Sudan e nella Repubblica Centroafricana. “La preparazione, la disciplina e l’equipaggiamento dei musicisti (così si chiamano tra di loro) è di gran lunga superiore” dice. Il nome del Gruppo Wagner deriva dal soprannome di Utkin che, conclude Roman, sarebbe un appassionato di musica classica.
Le gravi difficoltà dell’esercito regolare di Mosca su molti fronti in Ucraina ha spinto il Cremlino a chiedere un maggiore coinvolgimento del Gruppo Wagner. Sui campi di battaglia i russi combattono con un vecchio armamentario sovietico e soffrono di una carenza di uomini, cosa che ha costretto Putin a indire la mobilitazione parziale in tutto il Paese, con significative conseguenze per il suo consenso interno. Per tamponare queste debolezze è stato chiamato in causa il Gruppo Wagner, che sta accrescendo la sua importanza strategica. Per decine e decine di chilometri si incontrano solo loro. Ai check point, nelle trincee, sui carri armati che avanzano per le strade fangose, nei tunnel sotterranei in cui vivono. La Russia ha appaltato ai “musicisti” una intera parte del Donbass.
I carri armati parcheggiati nei prati sparano fragorosamente verso le postazioni ucraine, missili piovono sopra le nostre teste, lasciando delle scie nel cielo terso. Dai verdi prati apparentemente disabitati emergono di colpo soldati in divisa che con dei bazooka sparano verso le postazioni ucraine. Dopo la fragorosa esplosione tornano a ripararsi nelle trincee nascoste per non essere colpiti dal fuoco di risposta. Di tanto in tanto si superano delle grosse buche dove giacciono i cadaveri dei soldati morti.
Le campagne intorno a Bakhmut sono lastricate di gallerie sotterranee, ampi labirinti bui e umidi scavati negli scorsi anni dall’esercito ucraino che aspettava l’invasione russa. Ora ci vivono i soldati del Gruppo Wagner. La differenza tra loro e l’esercito russo è evidente. Sono tutti piuttosto giovani, di età generalmente compresa tra i 20 e i 40 anni. Alcuni parlano lingue straniere, anche se non sempre fluentemente che hanno imparato nei paesi dove hanno combattuto negli scorsi anni: inglese, arabo, spagnolo, francese. Alcuni sulle divise hanno attaccato delle toppe: “soldato di ventura” recita una; “nulla di personale, lo faccio per soldi” un’altra. Sono tutti russi e quasi tutti ex membri dell’esercito regolare. Giovani uomini che hanno scelto di farsi pagare per fare la guerra a tempo pieno. E che controllano oggi un intero pezzo di Ucraina.
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