Nella sua intensa giornata di scambi diplomatici, il responsabile della Difesa di Vladimir Putin è tornato in particolare a sentire l’omologo americano Lloyd Austin per la seconda volta in tre giorni. Un nuovo segnale dell’importanza del mantenimento di una linea di comunicazione tra le due grandi potenze, sullo sfondo delle tensioni sempre più forti tra la Russia e la Nato e dei timori che si giunga a uno scontro diretto, con lo spettro del nucleare. Sul terreno, intanto, l’Ucraina continua a fare i conti con pesanti interruzioni alle forniture energetiche, dopo i continui bombardamenti nemici alle sue infrastrutture critiche civili, che secondo le autorità hanno causato anche la perdita del 90% dell’energia eolica e del 50% di quella solare. Blackout programmati sono avvenuti in diverse regioni, compresa la capitale Kiev, mentre le autorità insistono nel fare appello alla popolazione a risparmiare sui consumi. Le tensioni continuano anche intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, cruciale per la rete elettrica di Kiev.
Il G7 ha condannato i “ripetuti” rapimenti da parte della Russia dei manager e del personale dell’impianto, chiedendo l’immediata restituzione all’Ucraina del “pieno controllo” della struttura, oltre al rilascio “immediato” delle persone rapite. Le accuse di sequestri non riguardano solo funzionari e operatori. Secondo il sindaco di Energodar, che ospita la centrale di Zaporizhzhia, i russi non intendono restituire alle famiglie i bambini che dalla città erano stati portati nella regione russa di Krasnodar per una “vacanza” e ora sarebbero “ostaggi dei terroristi”. Secondo Dmytro Orlov, “alcuni genitori hanno ricevuto segnali allarmanti. Gli occupanti gli hanno detto che i bambini ‘rimarranno in Russia per un periodo indefinito’ e di inviare vestiti più caldi, ‘rassicurandoli’ sul fatto che potranno andare a scuola lì”. Sul piano militare, gli occhi restano puntati su Kherson, dove i filorussi continuano ad evacuare i residenti denunciando il rischio di attacchi nella controffensiva ucraina nel sud. L’esercito di Mosca, intanto, insiste con i raid a tappeto e ha rivendicato la distruzione di sette depositi di carburante nemici, tra cui uno contenente “più di 100mila tonnellate” nella regione centro-orientale di Cherkasi.