Nato nel 1980, Rishi Sunak proviene da una famiglia della media borghesia del Punjab rifugiatasi in Africa orientale e poi trasferitasi in Inghilterra negli anni Sessanta. I suoi genitori – padre medico, madre farmacista – riescono a garantirgli la migliore istruzione possibile: Rishi frequenta dapprima l’esclusivo Winchester College, poi consegue una prestigiosa laurea in filosofia, politica ed economia (Ppe) a Oxford (il top del top nel cursus accademico britannico degli statisti in erba), seguita da un master Mba alla Stanford University, in California. Qui incontra la futura moglie: Akshata Murty, figlia ed erede miliardaria del sesto uomo più ricco dell’India, con la quale condivide oggi due figlie, una grandiosa residenza nel verde dello Yorkshire e appartamenti di lusso fra Londra e Santa Monica. Nonché l’adesione alla fede induista, la stessa di Gandhi, altra novità senza precedenti a Downing Street.
Nella storia di Sunak non ci sono d’altronde solo studi di eccellenza e una famiglia facoltosa. Bensì anche una carriera di successo personale nel business prima del precoce ingresso in politica: carriera iniziata nella sede della City della banca d’investimento americana Goldman Sachs e consolidata quindi oltre oceano come gestore di hedge fund. Già a trent’anni può contare su un significativo patrimonio suo, unito a quello ben più vasto della consorte, quando sceglie di rientrare nel Regno e di lanciarsi nell’agone della vita pubblica. Nel 2014 viene selezionato come candidato Tory per il seggio blindato di Richmond, nel North Yorkshire, ed è eletto deputato 33enne alle politiche dell’anno successivo. Al referendum sulla Brexit del 2016 sostiene poi il fronte pro Leave, diventando uno stretto alleato di Boris Johnson. Nel 2018 l’allora premier Theresa May lo nomina sottosegretario per le Amministrazioni, ma è l’ascesa di BoJo nel luglio 2019 a lanciarlo davvero verso la vetta: prima come vice ministro del Tesoro (Chief secretary to the Treasury) e da inizio 2020 addirittura alla testa del dicastero chiave dell’economia e inquilino del numero 11 di Downing Street.
Cancelliere dello Scacchiere a soli 39 anni, Sunak punta inizialmente sul rigore nei conti pubblici, non senza qualche criticato incremento di tasse durante la pandemia; ma lancia pure un popolare piano di maxi sussidi pubblici per sostenere i lavoratori dell’isola nel pieno dell’emergenza Covid. Ora ci riprova presentandosi in veste di unificatore e di figura “competente”. Ma per farcela dovrà far dimenticare la nomea di “traditore” che gli è stata rinfacciata in estate da avversari interni e tabloid per il suo contributo alla caduta di Johnson.
E anche le polemiche sui privilegi fiscali e le attività di business della moglie, accusata in tempo di sanzioni anti-Mosca per la guerra in Ucraina di detenere azioni in una società tecnologica di Bangalore che ha operato in Russia fino a pochi mesi fa; o ancora di aver utilizzato uno scudo fiscale (pur legale) contro il pagamento delle tasse sull’isola sui cospicui redditi accumulati all’estero, a cui ha infine rinunciato. Un bagaglio da mettere alle spalle, se possibile, mentre per Rishi Sunak inizia l’avventura più attesa. E al contempo – tra crisi interna, internazionale e di partito – la sfida più difficile.