(di Marzia Apice)
(ANSA) – ROMA, 26 OTT – UBERTA ZAMBELETTI, A STILE LIBERO.
Punti di svista sulla moda e sulla vita (Sonzogno, pp.176, 16
euro). L’ironia, per prendersi in giro ma senza evitare lo
sguardo profondo sulle cose. La celebrazione della bellezza,
come bisogno insito in ogni essere umano, che però la ricerca
con la propria soggettività. E poi l’invito a rappresentare se
stessi e il proprio mondo interiore con la creatività degli
abiti, senza paura di usare (e osare) forme e colori in piena
libertà, uscendo dagli schemi, concedendosi il lusso della
fantasia. E’ davvero un’iniezione di luminosa positività il
libro di Uberta Zambeletti dal titolo “A stile libero”, edito da
Sonzogno (disponibile dal 25 ottobre), in cui la fashion
designer, consulente di moda e design, direttore creativo,
trendsetter e fondatrice del concept store ed e-shop Wait and
See, nel centro storico di Milano, si racconta senza veli. Con
una vitalità vorace e gioiosa, l’autrice invita il lettore a
darsi la possibilità di sbocciare come un fiore attraverso
consigli di stile che sono in realtà suggerimenti per vivere
bene. Poliglotta e cittadina del mondo grazie a una vita
trascorsa tra Londra, dove è nata, Madrid, Parigi e Losanna,
Uberta Zambeletti inizia il suo racconto partendo dalla sua
famiglia (bellissimo il ricordo delle sue nonne, Carla e Linda,
entrambe modernissime) e soprattutto da sé: in pagine
piacevolmente ironiche, scritte con fluidità, c’è tutto il suo
percorso che la vede prima bambina bruttina, introversa e resa
passiva da un’educazione ferrea e senza colori, e poi
adolescente desiderosa di prendersi il proprio spazio nel mondo.
Fino ad arrivare al momento in cui attraverso la moda riesce a
esprimere una personalità poliedrica, golosa di creatività e
bellezza, sempre curiosa verso l’altro, coraggiosa e libera.
Stoffe, accessori, abiti e scarpe non sono dei semplici vezzi,
ma veicolo di affermazione di sé. Le regole sono chiare:
comodità, fantasia e ascolto dei propri desideri e stati
d’animo, perché “scegliere i vestiti che ci assomigliano è un
atto di empowerment”. Per sentirsi bene (e belli) nei propri
abiti non servono tanti soldi: un’altra regola che si apprende
entrando nel suo negozio Wait and See, uno spazio aperto anche a
mostre di artisti e designer, in cui tutti sono accompagnati “al
centro della propria bellezza”. Qui Uberta è riuscita infatti a
mettere in pratica la sua filosofia di vita: quello che lei ama
chiamare un ‘veicolo di gioia’ è il luogo dell”aspetta e
vedrai’. in cui attraverso gli abiti si dà spazio al proprio
modo di essere, in cui ognuno può restare a vedere cosa gli
riserva la vita. Una vita che è sempre bella, anche quando ci
impone delle difficoltà. E nel libro ampio spazio viene dato
anche al dolore e al valore di insegnamento che esso ha
nell’esistenza di ognuno: tuttavia, in ogni racconto (come
quello dedicato della perdita dell’amato marito Lorenzo
Camerana, morto in un incidente automobilistico da cui l’autrice
è invece riuscita a salvarsi) c’è sempre di fondo un ottimismo
prepotente, che conforta e dà fiducia. Uberta, che dopo un
percorso di analisi è diventata la migliore amica di se stessa,
consiglia di non disperare e di munirsi di pazienza. La vita va
morsa e assaporata e non va sprecata: lei ne è sicura, nella
convinzione che nulla accade per caso, che le cose sono
concatenate e hanno sempre una motivazione e che il destino ti
mette di fronte a condizioni a cui, nonostante tutto, potrai
imparare a far fronte. (ANSA).