(ANSA) – NEW YORK, 26 OTT – Spotify critica Kanye West per la
tirata antisemitica che a Hollywood lo ha messo all’indice e
provocato il boicottaggio di giganti della moda come Balenciaga,
Gap e da ieri Adidas. Ma il colosso della musica in streaming si
è fermato davanti all’opzione di ‘cancellare’ dalla sua
piattaforma le canzoni del rapper, considerato uno dei più
influenti artisti hip hop del nostro tempo.
Daniel Ek, il Ceo di Spotify, ha affrontato la controversia
in una intervista alla Reuters. Ha messo in chiaro che le frasi
del musicista che da un anno si fa chiamare Ye, sono “terribili”
ma che la sua musica non viola le politiche del servizio sui
messaggi che incitano all’odio.
Ek, che in passato è stato al centro di controversie per non
aver sospeso la podcast di Joe Rogan, un popolare commentatore
no-vax a dispetto delle proteste di luminari della musica come
Neil Young e Joni Mitchell, ha aggiunto che spetta a Def Jam di
Universal Music, l’etichetta discografica di Ye, decidere se
ritirare canzoni che hanno portato il loro creatore a vincere
ben 24 premi Grammy.
“Parliamo di musica e la musica non viola le nostre
politiche”, ha detto il capo di Spotify che avrebbe invece
censurato Ye se le sue parole antisemite fossero comparse su una
podcast o una registrazione.
Def Jam detiene il copyright sulla musica di Kanye West fino
al 2016, ma il contratto del rapper con l’etichetta è scaduto
con l’album del 2021, Donda, intitolato in omaggio alla madre
del cantante, morta nel 2007.
Non è la prima volta che Spotify si trova davanti al dilemma
se ritirare l’opera creativa di musicisti dal comportamento
discutibile. Il servizio in streaming ci provò all’epoca del
processo contro R. Kelly nel 2018 e 2019 per molestie sessuali
cercando di emendare la sua carta per includere tra i motivi
della censura le “condotte odiose” da parte degli artisti. La
proposta non andò in porto, nonostante l’etichetta di Kelly,
RCA, avesse prontamente cancellato il contratto con il cantante.
“Non vogliamo fare la parte del giudice o della giuria”, aveva
proclamato all’epoca Spotify, limitando il bando ai “contenuti
che incitano all’odio o alla violenza”. (ANSA).