Dal 28 di ottobre è in vendita la versione remixata dell’album “Revolver” dei Beatles. A occuparsi della mastodontica operazione è stato Giles Martin, figlio del geniale produttore dei Beatles, George Martin utilizzando una innovativa tecnologia di separazione dell’audio guidata dall’Intelligenza Artificiale, appositamente creata dallo staff del regista Peter Jackson per la realizzazione del documentario “Get Back”. In pratica è stato possibile isolare i suoni di tutti gli strumenti e remixarli per ottenere – questo è quanto dice il giovane Martin – un suono più moderno e più adatto alle abitudini musicali dei giovani di questi tempi. La versione del cofanetto Deluxe è impreziosita da una ricca serie di contenuti extra cartacei (tra cui un libro di 100 pagine con introduzione di Paul McCartney) che da soli valgono il prezzo del biglietto.
Nella storia discografica dei Beatles esiste un punto che segna la netta separazione tra due epoche musicali. Questo punto si colloca esattamente nell’aprile del 1966 quando cioè i quattro di Liverpool cominciano le registrazioni dei brani che andranno a comporre “Revolver”, il disco della svolta. Da questo punto di vista la storia dei Beatles si può ben dividere in Avanti Revolver e Dopo Revolver.
A voler essere pignoli aria di rivoluzione tirava anche nel precedente lavoro dei quattro, “Rubber Soul”, uscito il 3 dicembre del 1965, ma era ancora una lieve brezza che leggiamo come l’inizio di un qualcosa con il senno di poi. A cosa fu dovuta questa rivoluzione è veramente facile dirlo: le prime esperienze con le droghe. Anche in questo caso esiste una data precisa, una prima volta, ed è il 28 di agosto del 1965 quando la sconosciuta marijuana entrò nelle vite dei Fab Four passando per la porta della suite all’ultimo piano del Delmonico Hotel su Park Avenue e 59th a New York, accompagnata per mano da Bob Dylan in visita privata a quei quattro fenomeni emergenti in tournée negli Usa. Il joint di sua maestà Dylan spingerà i 4 ad approfondire i loro studi sulla materia portandoli nella primavera del ’66 all’Lsd, sostanza allucinogena che aprirà definitivamente le loro menti, farà esplodere la loro creatività e renderà il mondo (musicale) un posto migliore.
Dicevamo che “Rubber Soul” mostra i primi segni del cambiamento in corso, impreziosito com’è da gemme autentiche come “Norwegian Wood”, “Nowhere Man”, “Girl” e “In My Life” (oltre alla sopravvalutatissima “Michelle”), ma il cambio di passo vero è tutto in “Revolver”. A partire dalla copertina, un’opera d’arte affidata a Klaus Voorman, vecchia conoscenza dei Beatles dai tempi di Amburgo, che dopo avere ascoltato con John Lennon una demo dell’album decise che per la copertina sarebbe servito qualcosa in più di una semplice fotografia. Si mise così a lavorare a un collage di foto in bianco e nero che si insinuano fitte e affastagliate tra le chiome fluenti di John Paul, George e Ringo disegnate da Voorman. Il risultato è – come si suol dire – iconico.