(di Maria Grazia Marilotti)
(ANSA) – CAGLIARI, 31 OTT – E’ considerato un fine educatore
che fa interagire la pedagogia con la didattica. Ha compiuto 84
anni il 2 aprile, Bernardo De Muro, maestro di retorica, poeta,
intellettuale, drammaturgo, docente. Cagliaritano di nascita e
tempiese di origini, il suo cavallo di battaglia è l’arte di
sedurre, incantare, persuadere con la parola credibile, onesta,
essenziale, immaginifica.
“Contro l’impoverimento del lessico e l’appiattimento del
linguaggio e per porre un freno al diluvio di parole
ridondanti”, spiega all’ANSA il letterato comunicatore,
propugnatore della “circolarità del sapere e della conoscenza” e
che, all’etimo del silenzio, ha dedicato un saggio. “La
creatività nasce nel silenzio di ascolto – afferma De Muro – ho
imparato a farmi guidare dallo stesso istinto che governa
gerridi, api e ragni”. A lui, tra l’altro, si deve la scelta del
nome di una storica automobile della Fiat, la Croma. Per 40 anni
ha insegnato retorica antica e arte oratoria a liceali,
universitari, professionisti, manager. Da laico insegna ai
giovani sacerdoti come rendere leggere le omelie. Al suo attivo
conta oltre 400 seminari su questa antica disciplina con la
nuova retorica. Tanti i riconoscimenti, uno su tutti, primo
premio internazionale sul tema della mitologia a Boston con
l’opera “Apodiòniso figlio di Agenore”.
Esperto di logopedia, ha superato grazie alla determinazione
la sua balbuzie, “le mie corde vocali erano serpenti a sonagli”,
ricorda. E’ vasta la sua produzione in narrativa, saggistica,
teatro, poesia – sonetti, haiku – favolistica, aforismi.
Apprezzatissimo tra gli altri il suo “Genova-Cantico del ponte
Morandi” e il suo prezioso e originale saggio “Dizionario:
l’albero della parola”. “Ciò che colpisce nell’atto di parola e
scrittura di De Muro – ha detto di lui Bachisio Bandinu – è il
fascino intrigante dell’eloquenza come tensione interiore”.
“L’ho visto condurre quegli adolescenti, rapiti, silenti e
sorpresi dal suo logos raffinato e comprensibile nel contempo”,
ricorda Roberta Soggia, docente di filosofia.
La sua ultima fatica è un affascinante romanzo, “Storie e
misteri nella Valle dei Nuraghi”, ma sta per dare alle stampe
“C’era una volta il punto e la virgola”. “Stupore e meraviglia
sono le chiavi per guardare in alto attraverso le parole del
profondo”, chiarisce il “chirurgo della parola”. Il suo nome lo
deve al grande tenore, suo omonimo e zio. Del compianto cantante
a cui ha dedicato una monografia, “Bernardo De Muro parla di
Bernardo De Muro”, in occasione dei 130 anni dalla sua nascita,
ricorda che fu lui a suggerire a suo padre, per l’11esimo e
penultimo figlio, il nome. “Bernardo De Muro – sottolinea – è il
nome che mi porto da 84 fresche primavere. E, da appassionato e
critico musicale, non posso che andarne fiero”.
A 84 anni il suo ricco curriculum è un work in progress. Del
resto “Per diventare giovani – recita un suo aforisma- ci vuole
molto molto tempo”. (ANSA).