(ANSA) – ROMA, 02 NOV – MICHELE MEZZA, ‘NET WAR’ (DONZELLI,
PP. 232, 19 EURO)
Perché gli ucraini hanno interpretato con più efficacia la
nuova guerra ibrida di cui parlavano i generali russi? E come si
adegua il giornalismo alle forme di una cyber security che usa
esattamente i linguaggi dell’informazione? Sono queste le due
domande alle quali cerca di rispondere il nuovo libro di Michele
Mezza “Net war: in Ucraina il giornalismo sta cambiando la
guerra ma la guerra cambia i giornalisti” di Donzelli editore.
Mezza, giornalista Rai, inviato in Urss e Cina, autore e
realizzatore del progetto di RaiNews24 si cimenta in una lettura
dei modelli di combattimenti che in Ucraina diventano processi
di relazione digitale. Si combatte come si vive e si vive come
si comunica, sintetizza Mezza che analizza i primi 100 giorni di
guerra in Ucraina e il modo in cui la popolazione ha rafforzato
la resistenza all’invasione trasformando ogni mezzo blindato
russo in un bersaglio. Centrale, spiega l’autore, è stato
l’appello lanciato ad Elon Musk dal ministro all’Innovazione di
Kiev, Fiodorov, al quale il magnate sudafricano ha risposto in
poche ore mettendo a disposizione degli ucraini i 18 mila
satelliti della flotta di StarLink. Con quella potenza di
visione dall’alto e la collaborazione di migliaia di cittadini
armati di droni e smartphone è cominciata la caccia ai russi.
Alluvionale il flusso di filmati e fotografie che hanno invaso i
social costringendo gli inviati “a fare i broker dei materiali
altrui”, raccogliendo e commentando “gli infiniti documenti
filmati che venivano pubblicati anche in condizioni estreme”. In
questa guerra ibrida, come diceva Churchill, la verità, sostiene
Michele Mezza, è stata la prima vittima. E i giornalisti sono
stati assediati “da documenti artefatti e manipolati che hanno
dovuto validare e decifrare in velocità”.
“Una pratica che richiede competenze ed esperienze che mutano
il profilo del giornalista costringendo le redazioni ad aprirsi
a nuove professioni e capacità. Anche perché i comandi militari
– spiega l’autore – sono diventati veri centri di diffusione e
disinformazione delle notizie”.
In appendice al libro, un intervento di Pierguido Iezzi, Ad
di Swascan, una delle società italiane più accreditate
nell’analisi della cybersecurity, spiega cosa sia accaduto anche
in Italia nelle prime settimane di guerra con dati inediti sulla
compravendita di migliaia di profili di elettori usati per, come
scrive il capo di stato maggiore delle forze russe Valery
Gerasimov, “interferire nelle psicologie dell’avversario”.
Questo libro, che parla di guerra, comincia con la poesia di
Gianni Rodari, ‘la Luna di Kiev’ che spiega come quella luna sia
la stessa di Roma e, di conseguenza, come anche “noi siamo parte
culturale e spirituale, prima che politica, di quella tragedia”.
(ANSA).