Rapper iraniano Tomaj Salehi
Rapper iraniano Tomaj Salehi
Tomaj Salehi arrestato mentre viene portato in carcere
Lo zio Iqbal Iqbali ha raccontato che, ieri, la famiglia è andata a Dastgerd , dove ha appreso che Salehi è’ stato trasferito a Evin, il carcere dove sono detenuti i prigionieri politici. “E’ nelle mani di funzionari dell’intelligence” e “non è autorizzato a chiamare o ricevere visite“, ha detto Iqbali, lanciando l’allarme sull’incolumità del musicista, la cui vita – a suo dire – “è ora in pericolo“.
A preoccupare ulteriormente è anche la video-confessione, secondo la famiglia estorta con la forza, in cui Salehi dice di “Pentirsi“: appare bendato e in ginocchio e con segni di violenza e aggiunge: “Mi scuso con il popolo iraniano , ho sbagliato”. Il video è stato diffuso dai media affiliati al regime, ma è partita subito una campagna sui social in farsi, la lingua parlata da 77 milioni di persone in Medio Oriente, per non condividerlo: “Lo scopo di queste immagini è creare paura e disperazione, non diffondetele“, ha twittato il celebre Hichkas, considerato il padre del rap persiano e in auto-esilio all’estero.
Salehi è da tempo nel mirino delle autorità per i suoi testi, in cui condanna corruzione, repressione e ingiustizia in Iran. L’anno scorso era già stato arrestato, ma rilasciato dopo pochi giorni su cauzione, in seguito a una vasta campagna per la sua liberazione. Fin dall’inizio delle proteste scoppiate per l’uccisione della giovane Amini, il mese scorso, Salehi si sentiva a rischio e aveva deciso di nascondersi, ma non di lasciare l’Iran.
Vignetta su Tomaj Salehi
E’ stato arrestato lo scorso 30 ottobre nella provincia di Chaharmahal Bakhtiari, mentre “cercava di uscire illegalmente dai confini occidentali“, secondo quanto riportato dai media ufficiali. Il procuratore di Isfahan, Seyyed Mohammad Mousaviyan, lo ha accusato di aver “svolto un ruolo chiave nel creare caos e incoraggiare i recenti disordini nella provincia di Isfahan e nella città di Shahinshahr“. Per il regime, le manifestazioni in corso sono “rivolte” fomentate dai nemici dell’Iran, Israele e Stati Uniti in primis. La maggior parte dei rapper iraniani pubblica i propri lavori senza l’approvazione del ministero della Cultura e della Guida islamica, il ramo del regime che regola il lavoro artistico e applica la censura. Diversi rapper sono stati arrestati negli ultimi anni, mentre altri hanno scelto di vivere in esilio.
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