Tor Art si è basata sulle scannerizzazioni 3D realizzate al British dall’Institute of Digital Archaeology. Il museo britannico aveva rifiutato all’Ida l’autorizzazione a effettuare le scannerizzazioni, ma Michel e una sua collaboratrice erano andati avanti egualmente con la complicità degli addetti alla sorveglianza delle gallerie usando IPad e IPhone di ultima generazione. Gli scan hanno accompagnato il cavallo di Selene al Freud Museum mentre si parla di una nuova tappa al Louvre, magari assieme a un altro frammento dei rilievi, una metopa con un combattimento tra Centauri e Lapiti, realizzato anche quello nella sede della TorArt a Carrara. Reclamati dalla Grecia, i fregi del Partenone sono al British Museum dal 1817. Per il Freud Museum, l’ingresso nella disputa non e’ priva di significato: “La custodia da parte della Gran Bretagna dei rilievi incarna una storia psicologicamente complessa di ossessione, possesso e assimilazione che finora non ha trovato soluzione. Forse queste copie perfette, realizzate nel sacro marmo pentelico, offriranno una via d’uscita?”, scrive il museo sulla sua pagina online. I marmi furono smontati e portati in Gran Bretagna, con la scusa di salvarli dalla distruzione, da un nobile scozzese, l’allora inviato alla corte di Costantinopoli Thomas Bruce, settimo conte di Elgin. La Grecia moderna da anni ne reclama la restituzione e, secondo Michel, le trattative stanno facendo passi avanti: “Un’intesa molto ragionevole è in discussione e il negoziato va avanti a tappe forzate con l’idea di chiudere prima delle elezioni greche nel 2023”, ha detto il direttore dell’Ida al giornale scozzese ‘The National’. “La verità è che il British dovrà restituire un sacco di cose”, ha proseguito Michel: “Ed è bello pensare che una disputa che fa avanti da 200 anni possa esser risolta con l’aiuto della tecnologia”.