I pazienti oncologici sono tra i più colpiti dai batteri killer. Curarli, per tempo, con i nuovi antibiotici, già oggi disponibili ma spesso utilizzati in modo limitato o in ritardo, permetterebbe di salvare almeno mille persone ogni anno in Italia.
Questo è l’appello che arriva dagli esperti riuniti a Torino al congresso “Rivoluzioni nelle malattie infettive”, co-organizzato dalla Fondazione Internazionale Menarini, l’Università di Torino, l’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino e l’Ospedale Cardinal Massaia di Asti.
Ogni anno oltre 1,2 milioni di persone nel mondo muoiono per batteri resistenti, come Klebsiaella Pneumoniae (che, tra le altre, può causare polmonite e infezioni del tratto urinario), Acinetobacter (che può causare infezioni respiratorie), ma anche Pseudomonas (che può dar luogo, per esempio, alla meningite) e a questa “pandemia silente” è dedicata la Settimana mondiale della consapevolezza antimicrobica (18-24 novembre).
Le principali vittime di questi patogeni sono i pazienti con tumore, per i quali è la seconda causa di morte.
A metterlo in luce è un’analisi di 223 studi pubblicata su “American Cancer Journal for Clinicians”, da cui emerge come uno su 5 viene ricoverato a causa di infezioni e la mortalità è 3 volte superiore rispetto agli altri malati.
Tanto che, in Italia, sono pazienti oncologici un terzo degli 11 mila decessi registrati ogni anno per antibiotico-resistenza.
“Il più alto tasso di mortalità è legato innanzitutto – spiega Giovanni Di Perri, co-presiedente del congresso e ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Torino – alle ridotte difese dovute alla malattia o indotte dalla chemioterapia. Inoltre, presentano più frequenti complicanze post-chirurgiche a seguito di interventi legati al tumore o perché costretti a ricoveri in ospedale lunghi e ripetuti”.
l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha chiesto più volte un maggiore impegno e risorse nella ricerca scientifica sui superbatteri.
Ora gli antibiotici di nuova generazione ci sono, ma spesso sono sottoutilizzati o utilizzati in ritardo.
“Il pronto accesso dei pazienti a nuovi antibiotici efficaci contro i germi multiresistenti non è sempre facile. L’attuale politica di uso limitato – prosegue Di Perri – non si è rivelata efficace e minaccia di compromettere il loro contributo. Il destino di ogni antibiotico è quello di selezionare nel tempo i germi ad esso resistenti. Ma se ben impiegato può avere una vita prolungata che ci permette, nel frattempo, di sintetizzare nuove molecole che andranno a sostituire le vecchie”.
Se non viene adottato un “uso responsabile e tempestivo di nuovi farmaci”, conclude l’esperto, “rischiamo di tornare decenni indietro nei tassi di mortalità per tumore, non perché sia la malattia oncologica ad uccidere, ma le infezioni antibiotico-resistenti”.
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