“Ho avuto modo di ribadire – ha proseguito il titolare del Viminale – che l’applicazione delle recenti misure adottate dal Governo è limitata alla specifica ipotesi della organizzazione dei rave party e che le nuove disposizioni non intaccano in nessun modo i diritti costituzionalmente garantiti, come quello di manifestare”, aggiungendo che “in ogni caso, in sede parlamentare, appoggerò qualsiasi modifica al testo normativo indirizzata nel senso di meglio precisare, qualora lo si ritenga necessario, i confini della nuova fattispecie penale”.
“Nella prospettiva di incidere efficacemente sul profilo della deterrenza, il punto nodale delle nuove misure è la confisca obbligatoria del materiale utilizzato per lo svolgimento dei rave party”, ha infine precisato il ministro Piantedosi, ringraziando, al termine della riunione, “ancora una volta il mondo sindacale per il delicatissimo ruolo svolto a servizio del nostro Paese”.
Ministero del Lavoro, incontro con sindacati, 4 novembre 2022
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, dopo aver espresso “preoccupazioni e perplessità” sul ‘decreto rave’, dopo l’incontro con il ministro dell’Interno riferiscono di aver ricevuto “rassicurazioni” sul fatto che non potrà riguardare diritti e libertà sindacali e “l’impegno” ad inserire nell’iter parlamentare quanto necessario ad evitare, in tal senso, ogni dubbio interpretativo del testo.
Più dura la Cgil con il segretario generale Maurizio Landini che chiede in ogni caso “il ritiro della norma” perché, anche sul fronte dei rave, già esistono norme adeguate a rispondere alle preoccupazioni del governo.
“Abbiamo espresso al ministro perplessità e contrarietà innanzitutto di metodo: non si capisce perché intervenire per decreto su una materia così delicata modificando il codice penale, tanto più in assenza di una reale urgenza, visto che la situazione era già stata risolta – ha aggiunto – Quanto ai contenuti ci sono norme del 2018 che permettono di gestire situazioni di questo tipo: non vediamo quindi la ragione di confermare un decreto che è pericoloso per come è scritto, con termini generici come invasione e raduno che possono essere estesi anche ad altre iniziative”.
“Il ministro si è detto disponibile a dare tutti i chiarimenti necessari e ha ribadito che libertà e diritti sindacali non sono in discussione ma per noi il decreto va ritirato”, ha concluso.
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