Il ministero dell’intelligence annuncia che 26 persone provenienti da Azerbaigian, Tajikistan e Afghanistan sono state arrestate per avere avuto un ruolo nell‘attacco armato allo storico mausoleo sciita Shahcheragh a Shiraz, il 26 ottobre scorso. Nell’attacco furono almeno 15 le vittime e una quarantina i feriti 40. La nota delle autorità di polizia definisce i sospetti arrestati “terroristi” e “takfiri” (apostati) rivelando che erano entrati in Iran anche per portare avanti attacchi simili a quello di Shiraz.
“Tutti gli arrestati non sono iraniani – dice il comunicato – il principale leader dell’attentato è un cittadino dell’Azerbagian”, si legge nella nota riportata dall’agenzia Irna.
Secondo Teheran, il leader azero morto subito dopo l’attacco è entrato in Iran dove ha incontrato militanti stranieri dell’Isis – che ha rivendicato l’attentato – attraverso un membro operativo in Afghanistan. “L’operazione a Shiraz è stata appoggiata da un cittadino afgano di nome Mohammad Ramez Rashidi, noto anche come Abubasir, mentre l’attentatore è stato Sobhan Komruni, cittadino del Tajikistan, conosciuto anche come Abu-Ayesheh”. Alcuni dei terroristi sono stati inseguiti nelle province di Fars, Tehran, Alborz, Kerman, Qom e Khorasan Razavi prima di essere arrestati e altri sono stati invece catturati mentre tentavano di fuggire attraverso i confini orientali dell’Iran, si legge nel comunicato.
Alcuni tra cittadini e attivisti sono invece convinti che dietro l’attacco al mausoleo non ci sia l’Isis ma lo stesso regime “Analizzeremo legalmente le accuse secondo cui il ministero dell’intelligence sarebbe stato dietro l’attacco con lo scopo di fermare le “rivolte” in modo tale da dare risposte a chi a contribuito a creare questo scenario Isis-sionista”, ha fatto sapere il ministero.