Poco importa che il teatro a giugno presentando la stagione abbia spiegato che la decisione di inaugurare con il titolo di Musorgskij, tratto dal dramma omonimo scritto da Puškin, sia stata presa tre anni fa, ben prima dello scoppio della guerra e che il manifesto dell’opera mostri gli orrori compiuti da Boris, ovvero il volto insanguinato dell’erede al trono che ha fatto uccidere. Secondo il console, c’è comunque il rischio di “elementi propagandistici” e non solo nel lavoro di Musorgskij ma anche in altri spettacoli di musica russa e nel recital del soprano russo Anna Netrebko. Da qui la richiesta di rivedere “la programmazione”.
Kartysh nel testo ringrazia le autorità per “il manifesto sostegno, tuttora palpabile” verso l’Ucraina e gli ucraini dall’inizio della “guerra”. Ma sottolinea “grande disappunto e rammarico” all’interno della comunità ucraina in Italia in seguito alle scelte artistiche della Scala, che nei giorni scorsi si è tradotto con una raccolta firme online per chiedere di sostituire gli spettacoli russi.
“Proprio perché la cultura viene utilizzata dalla Federazione Russa per dare peso all’asserzione della sua grandezza e potenza – ha scritto -, assecondare la sua propagazione non può che nutrire l’immagine del regime ivi vigente al giorno d’oggi e dunque, per estensione, le sue ambizioni scellerate e i suoi innumerevoli crimini”.
La Scala – che lo scorso aprile ha organizzato un concerto per l’Ucraina raccogliendo 380 mila euro e nella scuola di ballo dell’Accademia ha accolto una decina di bambine ucraine – già in passato aveva detto no a quella che considera “una caccia alle streghe” come l’aveva definita il sovrintendente contrario a “cancellare le opere russe”. “Non è giusto penalizzare l’aspetto artistico per la tragedia che sta succedendo” aveva detto alla presentazione della stagione musicale il direttore musicale Riccardo Chailly.
Nessuna intenzione quindi di cambiare il titolo, che debutterà fra meno di un mese e di cui stanno per iniziare le prove. Di certo le polemiche non termineranno qui. Il tema aperto riguarda l’autonomia e la libertà dell’arte. Il console però la considera una questione diversa. Solo terminato il conflitto, è convinto, la cultura russa potrà “tornare ad essere svincolata dalla sua realtà politica” ed essere “apprezzata liberamente, senza rimorsi dettati dall’etica”.
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