(di Marzia Apice)
(ANSA) – ROMA, 13 NOV – MATTIA VILLARDITA, IO E SPIDER-MAN.
STORIA VERA DI UN SUPEREROE NORMALE (Salani, pp.160 euro 15.90)
“Quando indosso quel costume succedono cose stupende. Se
questa magia continuerà, allora io continuerò con lei”.
Impossibile non commuoversi di fronte al cuore grande di Mattia
Villardita, autore per Salani de “Io e Spider-Man”, libro in cui
racconta il suo impegno come volontario nei reparti ospedalieri
pediatrici. La storia di Mattia colpisce per la sua
eccezionalità, ma anche perché fa comprendere quanto per alcune
persone (e lui è una di queste) fare del bene in modo
disinteressato diventa una missione irrinunciabile. Una vita non
facile la sua, per via di un’infanzia e un’adolescenza trascorse
tra letti d’ospedale e operazioni varie, eppure Mattia, oggi
quasi trentenne e con una salute ancora precaria, da questa
sofferenza ha ricavato il dono prezioso di aiutare gli altri con
una gentilezza non costruita e così spontanea da risultare
straordinaria. Se normalmente fa l’impiegato al porto di Vado
Ligure, nel tempo libero ogni spazio è dedicato al suo
alter-ego, Spider-Man: l’idea gli è venuta un giorno qualunque
pensando a quando da bambino, durante i ricoveri, sognava di
ricevere la visita del suo supereroe preferito. Dopo aver
acquistato il costume, la scintilla è scoccata: dal 2018 ha
iniziato a girare in lungo e in largo, prima solo in Liguria, la
sua regione, poi via via in tutta Italia, usando il mito di
Spider-Man per alleviare la sofferenza di chi è malato, portando
un abbraccio, un sorriso, una parola gentile e una piccola
medaglia. ”
Avendo un trascorso personale come paziente ho visto tante
cose, malattie, sofferenza. Sono un banalissimo impiegato, ma
quello che faccio come Spider-Man mi esce dal cuore, è una
missione”, racconta in un’intervista all’ANSA. “Non sono certo
un santo, sono un ragazzo normale. E’ la mia motivazione a dare
valore al costume”. Come fa a non farsi schiacciare dal carico
emotivo e come affronta la rabbia dovuta alla perdita di chi non
sopravvive? “La perdita purtroppo si ripete, nel libro parlo di
Matteo, un bambino di 4 anni che non c’è più: lui mi ha
insegnato forza e coraggio. Una volta Spider-Man era il mio
eroe, oggi lo sono i bambini che incontro”, dice, “Ho fatto un
percorso dentro di me. La vita è fatta di sfumature, bisogna
accettare anche quelle che fanno male. La rabbia però ti blocca,
io mi aggrappo ai momenti belli. Quando un bambino muore io non
ho fede, e non ho un perché: sto male, mi fermo qualche giorno,
metto il costume da parte. Ma poi ogni giorno ricevo veri poemi
di amore e affetto”. Come fa ad accontentare tutte le richieste?
“Ferie e permessi, non faccio vacanze da tre anni, ma ormai sono
diventato un prodotto nazionale”, spiega con una battuta
Villardita, che con la sua storia ha commosso il papa ed è stato
nominato dal presidente Mattarella cavaliere della Repubblica,
“mi sostengono famiglia e amici, faccio tutto da solo perché non
genero business e non posso pagare nessuno”. Anche il suo mito
Vasco Rossi (nel libro i capitoli riprendono i titoli delle
canzoni) ha avuto parole di elogio per lei, e ha avuto successo
anche a Tu si que vales, vincendo il premio TimVision. “La mia
vicenda ha fatto rumore perché storie di gentilezza e amore
incondizionato se ne vedono sempre meno, ma se ognuno si
dedicasse al prossimo sarebbe meglio per tutti”, prosegue, “non
mi aspettavo nulla, quello che è ottenuto è un’emozione stupenda
e un orgoglio, per me e la mia famiglia”. Ha un obiettivo?
“Partire per una missione umanitaria in Africa e fare il cammino
di Santiago”, afferma, “e poi spero di poter aiutare più persone
possibile. In tanti si fidano di me, ma sono solo un volontario,
mi piace stare sul campo”.
Le piacerebbe se qualcuno seguisse il suo esempio? “Mi auguro
che tra 10-15 anni, quando magari non metterò più il costume,
spero che una parte dei bambini che ho incontrato capisca perché
ho scelto di vestirmi da Spider-Man. Spero che parta una catena
e che qualcuno di loro entri nel volontariato”, conclude. “Ma
quello che è più importante è rispettare la missione: non è per
apparire, io sono Spider-Man 365 giorni all’anno. Al Gaslini la
settimana scorsa un bambino mi aspettava vestito anche lui da
Spider-Man: chissà che da grande non sia lui a trasformarsi in
un supereroe”. (ANSA).