Stati Uniti, con la vittoria del democratico Kelly in Arizona per i repubblicani arriva la resa dei conti
Catherine Cortez Masto, ce l’ha dunque fatta: l’ex procuratrice 58enne, eletta al Senato per la prima volta nel 2017, prima donna e prima latina di quello stato ad approdare alla camera alta, ha sconfitto l’avversario Adam Laxalt. Il rampollo di una nota famiglia di politici locali – è figlio e nipote di ex senatori – anche lui ex procuratore generale del Nevada.
E pensare che fino a ieri pomeriggio Cortez Masto era indietro: staccata dal repubblicano da un pugno di voti, 800 appena. Ma i dem erano ottimisti: mancava ancora lo spoglio delle schede inviate per posta, che generalmente favoriscono i democratici. E infatti, è andata proprio così. A darle lo sprint finale, sono state le circa 12mila schede che erano rimaste indietro.
Per il presidente Joe Biden, non poteva esserci notizia migliore. Conservare quanto meno il controllo del Senato vuol dire allontanare lo spettro dell’ingovernabilità, ma pure dell’impeachment promesso prima delle elezioni dai Rep che volevano usare a pretesto la caotica uscita dall’Afghanistan. E garantire la delicata conferma del del ramo esecutivo e dei giudici federali, dando anche al partito del presidente la possibilità di avere più voce sulla spesa interna ed estera e su altre questioni importanti. “Mi sento bene e non vedo l’ora di lavorare per i prossimi due anni”, ha detto dunque President Biden ai giornalisti che lo interrogavano in merito dall’altra parte del mondo, visto che attualmente è in Cambogia per partecipare al vertice delle nazioni asiatiche Asean, prima di recarsi al G20 di Bali dove lunedì incontrerà Xi Jinping: “Questa vittoria mi dà forza nelle trattative con i cinesi”, ha d’altronde subito sottolineato.
Da Phnom Penh il Commander-in-Chief ha dunque chiamato Cortez Masto e subito dopo il leader della maggioranza al Senato Charles Schumer. Sentendosi rispondere da quest’ultimo che i risultati sono la rivincita dell’agenda dem: “L’America ha dimostrato di credere nella nostra democrazia”. Gli elettori hanno infatti respinto estremismo e negatività, inclusa la falsa insistenza di alcuni candidati sul fatto che le elezioni del 2020 fossero state rubate.
Biden, comunque, ha ricordato che non è il momento di abbassare la guardia: l’attenzione del suo partito ora si concerterà sul ballottaggio in Georgia, giacché “è sempre meglio essere 51”. Superata la parità che fino a ora li costringeva a ricorrere al voto della presidente e comunque a lunghe trattative interne, i democratici avrebbero così anche vere maggioranze nei comitati piuttosto di dover spingere le nomine e la legislazione attraverso comitati equamente divisi come è stato fino ad adesso.
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