(ANSA) – ROMA, 14 NOV – È il 1946 quando a Buenos Aires Lucio
Fontana collabora alla stesura di Manifesto Blanco, il documento
scritto insieme ad artisti e studenti che pone le basi del
Movimento Spaziale. La nuova tendenza artistica auspica un’arte
integrale che rifiuti l’immagine naturalistica e si serva di
luce, suono, vuoto spaziale. All’arte viene richiesto un
cambiamento nell’essenza e nella forma. Per il superamento della
pittura, della scultura, della poesia e della musica, è
necessaria un’arte maggiore in accordo con le esigenze dello
spirito nuovo. Di lì a poco a più di dieci anni prenderà vita la
“fase dei Tagli” (1958-1968), momento più alto della sua
produzione.
È proprio a questo cambiamento che si ispira Lucio Fontana
Studio, performance della compagnia di arti performative
NoGravity, in programma all’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis
di Roma il 19 novembre per il cartellone di Musei in musica. Uno
studio-omaggio al padre dello Spazialismo, che ha debuttato già
l’anno scorso a Milano, ma che ora la compagnia, cross over tra
sculpture dance, physical theatre e nouvelle magique, riaggiorna
in una nuova versione coinvolgendo anche la soprano e musicista
Silvia Colombini. Sul palco, i coreografi e danzatori Emiliano
Pellisari e Mariana Porceddu nei due movimenti che compongono lo
Studio: Opera Grammaticale n. 1, Grammatica del corpo, in cui
Pellisari riapre letteralmente i tagli chiusi sulle tele
distese; e l’Opera grammaticale n. 2, grammatica dello spazio,
in cui l’artista tenta di cancellarsi per lasciare spazio
all’incanto visionario della sua opera, incarnata dalla
ballerina vestita in bianco. Al termine della performance, la
coppia siede a bordo palco e apre il dibattito finale con il
pubblico. (ANSA).