Curdi, Stato Islamico e armeni: i nemici trasversali di Erdogan
“Le forze democratiche siriane e l’Amministrazione autonoma hanno rilasciato dichiarazioni che negano qualsiasi collegamento a questo attacco terroristico”, risponde Hassan, evidenziando che “sicuramente questo tipo di attacchi non è in linea con la nostra lotta per i nostri diritti legittimi in Siria”. Le Forze democratiche siriane che operano nel nord della Siria, e di cui fanno parte curdi e arabi, hanno negato ogni legame con i sanguinosi fatti di Istanbul, facendo seguito alla netta smentita di ogni coinvolgimento diffusa dai vertici del Pkk in Iraq.
Civili e osservatori locali nel nord-est della Siria temono che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan possa ora sfruttare al meglio, anche in vista delle elezioni di giugno, l’onda emotiva popolare anti-siriana e anti-Pkk per lanciare la tanto annunciata “vasta operazione militare” a Kobane e dintorni.
Da tempo Erdogan mira a estendere l’egemonia turca lungo tutta la fascia di territorio siriano a ridosso con il confine turco e portare sotto il controllo la “ribelle Kobane”, conosciuta in Occidente per la sua resistenza eroica contro l’Isis.
Il noto fumettista italiano Zerocalcare ne ha raccontato le gesta in un’opera di grande successo, Kobane Calling, frutto di un lungo viaggio dell’autore nel Rojava. Ieri Zerocalcare è intervenuto sull’attentato di Istanbul dal suo profilo Twitter: “Quanto dichiarato dalla Turchia, un Paese le cui galere sono piene di giornalisti e i giornali chiusi non si contano più, per me non ha più affidabilità di quanto afferma la guerriglia curda, che si è sempre presa la responsabilità delle sue azioni rivendicandole”, afferma l’artista.
“Senza voler giocare agli investigatori, perché nessuno di noi ne ha gli strumenti, ci sono una serie di punti che paiono inverosimili”, aggiunge. “La presunta bombarola sarebbe dell’intelligence del Pkk, ma agisce a viso scoperto e poi torna tranquillamente a casa sua dove viene arrestata. Erdogan sostiene che l’ordine dell’attacco proviene da Kobane. Tolta l’insensatezza del luogo (a Kobane stanno le Ypg, che non operano fuori dal Rojava), guarda caso è la città che Erdogan dice di voler espugnare da mesi. Solo che invadere Kobane e riportare lì i jihadisti… è difficile di fronte all’opinione pubblica di mezzo mondo. Adesso diventa “il luogo da cui è partito l’attentato”, che legittima l’invasione su larga scala che la Turchia ha annunciato da mesi”.
Il presidente turco, conclude Zerocalcare, è quello che ci “guadagna da questo attentato”, perché “compatta un pezzo di Paese, distrae dalla crisi economica e legittima l’invasione del nord est Siria che prepara da mesi. E chi ci rimette: i curdi”.
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