Sul fronte italiano il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato oggi al Viminale i capigruppo della maggioranza alla vigilia dell’informativa che terrà in Parlamento. Fonti che hanno partecipato all’incontro riferiscono che il governo non vuole alcuno scontro con l’Europa e con la Francia. Il ministro ha ripercorso la vicenda della Ocean Viking rimarcando che l’incidente con Parigi non è stato causato dall’Italia e ha sottolineato quali, a suo parere, potrebbero essere le misure idonee per fronteggiare il problema degli sbarchi: tra queste la confisca delle navi come strumento deterrente per impedire le partenze da preferirsi alle sanzioni penali che in passato non sembrano aver dato effetti. Altre soluzioni sarebbero poi la necessità di investire sull’Africa e l’importanza di un piano europeo.
Non ci possiamo far carico solo noi degli arrivi sulle coste, il ragionamento di Piantedosi, secondo quanto riferito. Nell’informativa di domani Piantedosi dovrebbe confermare la linea portata avanti dall’esecutivo e riferire quanto successo sulle coste italiane nelle ultime settimane, spiegando che Roma non ha cercato alcun braccio di ferro e ha dato ai migranti l’assistenza che poteva dare.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al termine del Consiglio Ue Difesa, rispondendo a una domanda su un’eventuale riedizione della missione Sophia si è espresso favorevolmente: “L’Italia pensa che il Mediterraneo sia un luogo da presidiare sempre meglio per l’importanza che ha: economica, strategica, da tutti i punti di vista. Ed essendo la nazione che più di ogni altra vive all’interno del Mediterraneo, qualunque missione europea e internazionale che riguardi la sicurezza del Mediterraneo, è per noi vitale ed importante”. (L’operazione Sophia è stata avviata dopo i naufragi avvenuti nell’aprile 2015, con lo scopo di neutralizzare le consolidate rotte della tratta dei migranti nel Mediterraneo ndr).
Interrogato sulla crisi con la Francia, ha riferito che a suo parere è “quasi rientrata”. “Non ci saranno difficoltà, si è discusso su un tema, succede nelle famiglie, succede nei condomini, succede ogni tanto anche fra paesi di fare delle discussioni”.
In precedenza, in un’intervista a “La Stampa” Crosetto aveva detto di essere sostanzialmente soddisfatto per il braccio di ferro con la Francia: “ha una funzione: ottenere una linea europea”. Commentando la telefonata del presidente della Repubblica a Macron: “Mattarella ha fatto, con la serietà che ne contraddistingue il mandato, il mestiere di capo dello Stato che interloquisce con un capo dello Stato” spiega. “Perché dovremmo essere isolati se chiediamo una linea europea?” aggiunge il ministro, commentando le tensioni di questi giorni, “non vogliamo imporre niente se non un dialogo e un’analisi seri e definitivi. E chiunque si opponga, anche Ungheria e Polonia, sbaglia”.
Sulle Ong, Crosetto ha risposto che queste non hanno una missione partitica ma “sono ideologiche e si sono mosse nella totale assenza di ogni regola. Il tema delle organizzazioni criminali che caricano le persone sulle barche a due o tremila euro l’una me lo sarei posto, fossi stato in loro”.
La questione migratoria nel Mediterraneo sarà domani all’ordine del giorno in Europa con la riunione del Coreper 2, il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue, che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio.
A quanto si apprende da Bruxelles, l’Italia presenterà e svilupperà le posizioni già sostenute ieri dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante il Consiglio Affari esteri. Il nostro Paese preme, in particolare, per definire un codice di condotta a livello europeo per le navi delle Ong, per inquadrare meglio la loro attività di ricerca e soccorso in mare, e per dare attuazione alla “dimensione esterna” dell’immigrazione, ovvero ai rapporti con i paesi di transito e di origine per cercare di diminuire le partenze dei migranti, come hanno chiesto ripetutamente negli ultimi anni i capi di Stato e di governo nel Consiglio europeo, quello che Tajani ha chiamato il piano Marshall per l’Africa.
La posizione del governo italiano, a quanto si apprende a Bruxelles, non è contraria ai ricollocamenti dei migranti irregolari sbarcati in Italia, che si svolge oggi in base alla “dichiarazione di solidarietà”, un accordo concluso nel giugno scorso con la partecipazione di 23 paesi europei (di cui 19 Ue e quattro non Ue dello spazio Schengen); considera tuttavia che, da sola, questa redistribuzione può rappresentare un “fattore di attrazione” per i migranti irregolari, se non è accompagnata dalle altre misure.
L’accordo sulla solidarietà, inoltre, funziona molto a rilento: per esempio, la Francia (prima della recente interruzione dovuta alla controversia tra Parigi e Roma) si era impegnata a prendere 1.500 migranti sbarcati in Italia nel periodo tra maggio 2022 e giugno 2023, e successivamente aveva dichiarato la disponibilità ad accoglierne altri 500 entro la fine di quest’anno. Ma i ricollocamenti effettivamente realizzati da Parigi sono stati finora solo 38.
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